venerdì 13 aprile 2012

Micia Smilla è tornata a casa!



La scorsa estate non riuscivo a gestire contemporaneamente Binotto che gattonava, toccava e metteva in bocca tutto e micia Smilla con le sue legittime esigenze. Così, pur se a malincuore, decisi di prestare quest’ultima per un periodo, con il proposito di riprenderla non appena la situazione si fosse tranquillizzata.
Binotto ora ha 20 mesi ed è molto attratto da cani e gatti, quindi mi è sembrato il momento giusto per il ritorno di Smilla.

Lui era eccitato e impaziente all’idea di avere a casa la micia, che è arrivata ieri all’ora di pranzo, dopo esser stata lavata e tosata.
Mio figlio era così felice … che non ha lasciato un minuto di pace alla povera Smilla!


Ieri facevo previsioni funeste per la nostra vita a tre…
Ma oggi, passato il momento della sorpresa, tutto sembra più tranquillo: appena sveglio Binotto è corso a salutare Smilla con grande entusiasmo, non voleva neanche vestirsi per stare con lei.
Invece ora … la micia dorme serenamente in un angolo del divano e lui gioca senza molestarla.
Quindi mi sembra che possiamo farcela. :)

E voi come gestite e/o avete gestito la vostra vita familiare con bambini piccoli e animali domestici?

mercoledì 11 aprile 2012

Omogeneizzati di frutta.


Binotto non ama gli omogeneizzati di frutta comprati (anche se li compro solo bio e sanno veramente di frutta) e, finita l’estate, non ha più voluto frutta fresca, quindi mi sono organizzata così.

Durante l’inverno uso mele e pere bio.

Lavo la frutta, tolgo il torsolo con l’apposito attrezzo, spolvero con un po’ di cannella facendola cadere all’interno sulla polpa, la dispongo in una teglia.


Inforno a 180° (in forno statico, a 200° se ventilato) per circa 30 minuti.

Dopo averla fatta freddare un po’, pulisco la frutta con un cucchiaio avendo cura di eliminare eventuali piccoli pezzetti di torsolo rimasti e trasferisco la polpa in un frullatore.

Frullo per pochi minuti alla massima velocità e trasferisco nei vasetti.


In frigo si conserva bene fino a 48 ore.
A volte aggiungo banana cruda e succo di limone.

Quindi, ricapitolando:

 

 

Idea dessert per adulti:
All’interno delle mele, oltre alla cannella, lasciate cadere qualche pezzetto di mandorla spezzettata, pinoli e uvetta passita.
Una volta sfornata, si lascia intiepidire e si mangia con il cucchiaino.

A presto!




domenica 8 aprile 2012

Buona Pasqua e giorni sereni!


La Pasqua celebra un momento di rinascita, di acquisita consapevolezza, indipendentemente dai credo religiosi – almeno dal mio punto di vista. Siamo in Primavera, stagione che sveglia a nuova vita la natura.


Con questo coloratissimo disegno, fatto a quattro mani da Binotto e me, auguro a tutti giorni sereni e fioriti!

sabato 7 aprile 2012

Arriva la mappa del parto a casa! Alcune riflessioni su parto naturale e utilizzo del cordone ombelicale.


Io l’ho sperimentato: far nascere un figlio a casa propria è un’esperienza eccezionale.
Non ci sono rumori e voci estranee, non c’è concitazione né luci invadenti, non ci sono camici bianchi né aghi in vena né bilance.
C’è la cura personale fornita a voi e al figlio che date alla luce, alla vostra famiglia, c’è attenzione e rispetto, silenzio e attesa.
C’è il vostro letto, la vostra doccia o vasca da bagno, il vostro odore e quello del neonato, ci sono le persone e le cose che amate, con le quali vi sentite a vostro agio. E c’è tutta la calma necessaria a guardare negli occhi la piccola creatura appena arrivata.

Per poter scegliere il parto a domicilio è necessario rispondere a determinati requisiti, che saranno attentamente valutati dall’ostetrica, tra cui aver avuto una gravidanza fisiologica e non avere particolari fattori di rischio.
Comunque ogni donna ha la sua storia e il suo vissuto, per cui ogni scelta è la migliore per la persona che la fa. Ciò che ritengo di capitale importanza è affrontare la gravidanza e il parto in consapevolezza – questa è la parola chiave – e con la conoscenza delle pratiche che desiderate o non desiderate che siano attuate su voi e/o vostro figlio. A tal fine è molto importante redigere un dettagliato piano del parto, da consegnare alla struttura prescelta.  

Vi ho già parlato qui dello speciale “Riportiamo il parto a casa”, pubblicato dal mensile aam Terra Nuova nel numero di febbraio scorso.
Questo mese la stessa rivista (vi garantisco che non mi pagano…pago io per leggerli tutti i mesi!) si propone di costruire una mappa del parto a domicilio in Italia e chiede la collaborazione dei lettori per segnalare professionisti e associazioni che operano in questo campo.
Per inoltrare l’informazione si può inviare un’email a info(at)aamterranuova.it con oggetto “parto a domicilio” o scrivere una lettera alla redazione di Terra Nuova, Via Ponte di Mezzo 1, 50127 Firenze.
A me sembra un’iniziativa molto utile!


Nella stessa rivista è pubblicata la bella e interessante lettera di un’ostetrica che lavora in ospedale e a domicilio a Modena.
Ne cito alcuni passi, perché offre preziosi suggerimenti di riflessione:

“Oggi sui mass-media si preferisce parlare di taglio cesareo, mostrare in diretta una mamma sorridente che si fa tagliare la pancia senza motivo, un papà che filma tutto con la telecamera e un neonato affidato immediatamente alle cure del pediatra e non alle braccia di sua madre. Questo è l’imprinting che la nostra società industrializzata, per dirla con Odent, offre ai suoi piccoli mammiferi. [¼]
[¼] molte donne, ma più spesso le loro famiglie, non sono motivate ad affrontare un parto come natura prevede, fatto di tempo, di attesa, di incognite, di dolore, di sofferenza, di pausa e contrazione, di endorfine e ossitocina endogena, di paura, di agitazione, di grida, di pianti e di gioia per aver dato alla luce la propria creatura. Si vuole tutto e subito.
Molte donne arrivano in ospedale senza avere la minima idea di cosa significhi avere un parto naturale, quali siano le risorse del proprio corpo e del legame con il proprio bambino, ma magari conoscono a memoria il catalogo di questa o quella marca di passeggini, fasciatoi e vestitini [¼]”


Si parla molto della donazione delle cellule staminali del cordone e/o della loro conservazione.
Nel mio piano del parto avevo scritto chiaramente che non autorizzavo il taglio del cordone ombelicale finché questo continuava a pulsare.
Ecco cosa scrive in proposito l’ostetrica citata:
“Ci sconvolge la priorità degli ultimi tempi di «assicurarsi» la salute futura tramite la raccolta del sangue cordonale (del cordone ombelicale), che verrà custodito in una banca estera, pagando un’ingente somma di denaro, confidando in un’utilità futura. Solo noi ostetriche[1] cerchiamo invano di far capire che il clampaggio[2] ritardato del cordone, come prevede il parto naturale, fa sì che quel sangue tanto prezioso arrivi al neonato alla nascita e che la natura ha previsto questa «preziosa riserva» proprio per lui.
Si tratta di un sangue non solo ricco di cellule staminali, ma di ossigeno, ferro, globuli rossi e ormoni materni importanti per il primo attacco al seno. Raccogliere quel sangue significa privarne sicuramente a questo punto il neonato, affinché lo possa avere per un «forse » nel futuro … e non ci sono evidenze che il sangue cordonale per uso autologo abbia efficacia.”

E prosegue:
“La gravidanza e il parto sono stati un business finora, e da poco tempo a questa parte lo è anche il cordone ombelicale. Questo perché? Le madri del 2000 [¼] sono figlie della società dell’immediato?
Gli studenti delle scuole dell’obbligo conoscono a menadito l’anatomia e la fisiologia degli apparati più impensati [¼], ma non sanno, perché non viene loro spiegato, come nasce un bambino, con quali potenze, con quali affascinanti meccanismi; non sanno che il latte materno è l’alimento più completo che esista per un neonato.
Forse il mistero della nascita e della maternità è ancora tabù.”

Da protagoniste o no, voi che esperienza avete intorno alla gravidanza e al parto?
Quali le informazioni che le Asl e/o specialisti privati vi hanno fornito?

A presto!




[1] Nel mio caso l’ostetrica che teneva il corso preparto della Asl invitava le future mamme a optare per la donazione delle cellule staminali del cordone. Alla mia obiezione che in quel modo si privava il neonato di una risorsa importante, ha risposto che non c’erano evidenze scientifiche in proposito. (!)
[2] Il clampaggio sarebbe il blocco e successivo taglio del cordone. Ci sono evidenze scientifiche – clicca qui e qui per info più approfondite e alcune citazioni - che sia utile per la buona salute del neonato, soprattutto, e della madre, attendere la fine della pulsazione del cordone prima di eseguire la rescissione.

mercoledì 4 aprile 2012

The Versatile Blogger award


Ormai più di 10 giorni fa ho ricevuto da Bepi - che ringrazio tanto - del blog mamma eco cheap il premio The Versatile Blogger.


Aver ricevuto il premio comporta scrivere 7 cose di me.
Eccole:
  1. Amo i bambini;
  2. Amo il silenzio, che mi occorre per ricaricare energia;
  3. Amo leggere quasi di tutto, eccetto i libretti delle istruzioni J;
  4. Amo i fiori e gli alberi;
  5. Amo il rumore della risacca del mare e sentire la sabbia umida sotto i piedi la mattina presto;
  6. Amo la vita;
  7. Compro bio e cerco di evitare il superfluo, perché credo che sia una strada per contribuire a creare un mondo migliore.
Ora dovrei girare il premio ad altri 15 blog, ma rischierei di fare dei “doppioni” con gli altri premi. 
Facciamo così: i/le primi/e 15 blogger che lasciano un commento a questo post elencando almeno 3 cose che li descrivono vincono il premio.

Vi aspetto, non fate i timidi!

A presto!


martedì 3 aprile 2012

E’ dedicato alle mamme il nuovo libro di Ludovica Scarpa.

Ludovica Scarpa è docente di “Teorie e Tecniche di Comunicazione e Trattativa" e “Antropologia culturale” presso l’Universitá degli Studi Iuav di Venezia, oltre a tenere numerosi corsi e seminari in comunicazione interpersonale.
Ha elaborato quella che io ho definito “ludosofia” e che lei stessa, sul suo sito sintetizza come “Un modo di porsi non belligerante verso se stessi e il mondo, ad osservare i meccanismi della nostra mente, in che maniera contribuiamo noi stessi alla nostra sofferenza, come facciamo, credendo a quali convinzioni irriflesse, non accorgendoci di quali assunzioni che alla nostra mente servono per sentirsi al sicuro.”    
Recentemente Ludovica mi ha scritto: “Dedico a te e a tutte le mamme il mio nuovo libro”, dal titolo “Tranquille dentro Il piccolo talismano della mamma”, che esce tra fine aprile e il 2 maggio per Ponte alle Grazie.


Questo l’argomento: “Le mamme passano un sacco di tempo a controllare i figli: cosa fanno, cosa pensano, dove vanno, con chi si accompagnano, che scelte fanno. Non solo quando si tratta di momenti veramente importanti (lavoro, laurea, matrimonio ecc.), ma anche nelle piccole cose quotidiane, quelle che sembrano ininfluenti, non determinanti. Le mamme hanno paura che i figli sbaglino, che i figli non possano veder soddisfatti i loro desideri, che falliscano. Per questo li controllano, ansiosamente. Questo controllo non fa bene ai figli, non fa bene alle mamme, non fa bene alla relazione madre-figlio. Le madri possono prendere il coraggio a due mani, diventare consapevoli del fatto che il controllo fa male, e lasciare andare le redini.”

Qualcuno sente di averne bisogno?

L’autrice sarà lieta di rispondere ad eventuali domande poste dalle lettrici.

A presto!

lunedì 2 aprile 2012

Far crescere un bambino nella società dell’opulenza e del superfluo.

Rileggo l’intervento di Daniele Novara, sulla newsletter dell’Aprile 2009 del Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflittidal titolo “L’ESSENZIALE E IL SUPERFLUO. Dal bambino abbondante al bambino felice”.
La riflessione del pedagogista parte dalla constatazione che un bambino italiano su tre è in sovrappeso e i primi disturbi della sfera alimentare si presentano intorno ai 9/10 anni.
“L’espressione bambino abbondante rende bene l’idea di un sistema educativo che, […] nella logica dell’accontentare e del compiacere, finisce col creare paradossalmente delle condizioni di malessere, legato proprio all’enfasi data al superfluo.”
Con accontentare e compiacere chiaramente l’autore si riferisce alla fornitura di cibo, giochi e oggetti inutili, spesso anticipatori di desideri che forse non sorgerebbero mai e/o tesi a colmare un vuoto d’amore, di tempo e di relazione.
Tale logica va di pari passo con la civiltà dei consumi, nella quale con sofisticate – ma neanche troppo – strategie di marketing si inducono bisogni e conseguenti necessità di acquisto, alle quali la grande maggioranza dei genitori fatica a sottrarsi.
Si va dal cibo spazzatura all’ultima novità in tema di giochi ai vestiti firmati, nell’obbedienza ad una società dell’effimero che sembra ormai al declino, anche se in molti si ostinano a volerla tenere in piedi.
La vera ricchezza di cui potrebbe veramente godere un bambino sarebbe avere persone amorevoli – i genitori ad esempio – che si occupano di lui e che spendono del tempo “buono” a giocare con lui, nonché vivere in un ambiente familiare che consenta la libera espressione della persona, l’accoglimento dei suoi bisogni e sia di stimolo all’esercizio della creatività.
Prosegue Novara: “ Chiedersi cosa sia davvero utile e cosa inutile nell’ambito delle scelte che fanno i bambini o che vengono fatte per i bambini appare allora, da un lato quasi una necessità imprescindibile, dall’altro anche una minaccia al sistema di marketing. Se il bambino dovesse veramente fare una vita adatta ai suoi bisogni reali, e quindi più naturale e più spontanea, presumo che i consumi nazionali diminuirebbero di almeno un quinto. Esiste, e non solo in Italia, un marketing rivolto all’infanzia, fondato proprio sull’ideologia del superfluo, fortemente compenetrato al sistema familiare.” 
E va avanti con l’esempio della festa di compleanno, replicata a scuola, con i genitori e con gli amici (!), che “comporta uno spreco e un’accentuazione narcistica assolutamente inedita”, così come “invitare venti bambini alla festa implica […] il dover partecipare ad altre venti feste di compleanno con i venti regali che ne conseguono, creando un effetto domino consumistico assolutamente inutile oltre che devastante da un punto di vista psicologico. I bambini si trovano sommersi da regali di cui non sanno letteralmente cosa farsene, che condizionano pesantemente la loro competenza e capacità creativa.”
Propone poi l’esempio di un’associazione di genitori di Locarno promotori di un negozio nel quale si scambiano e condividono giochi e vestiti per bambini.
“L’essenzialità favorisce una crescita più autonoma e più libera, […] gli adulti […] sempre pronti ad accontentare qualsiasi desiderio, impediscono di fatto il vero desiderio dei bambini: quello di poter spiccare il volo da soli senza tanti meccanismi e induzioni esterne.
E’ la resistenza dell’aria che produce il volo, ricorderebbe Kant”.

Quali sono le vostre esperienze?
Quali le vostre riflessioni?

A presto!
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