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domenica 20 gennaio 2013

Il parto cesareo in Italia.




Sembra che il 43% dei parti cesarei praticati in Italia non siano necessari. Ci sono regioni più virtuose e altre dove si abusa maggiormente del bisturi, questione che comporta anche un aggravio ingiustificato della spesa pubblica (ovvero pagata da tutti!) per la sanità. Infatti se un parto naturale costa circa 1.300,00 €, un cesareo ne costa ben 2.500,00 circa.
Ma ciò che dovrebbe far riflettere maggiormente, a mio avviso, è il fatto che l’utilizzo della chirurgia espone madre e neonato a maggiori rischi invalidanti e mortali rispetto al parto vaginale naturale.
La novità è che gli inquirenti ipotizzano reati che vanno dalle lesioni personali gravi alla truffa a carico del sistema sanitario nazionale.
A me piacerebbe che nell’ambito di queste indagini tese a rilevare il compimento di lesioni personali, si ponesse l’attenzione anche sulla reale necessità di altre pratiche invasive comunemente applicate sulle partorienti, per le quali ho sentito tante donne ringraziare il personale sanitario che, a loro dire, le ha aiutate a far nascere i propri figli. Una tra tutte: l’episiotomia.

Spero almeno che ragionare in termini di risparmio economico, quantificato in 85 milioni di euro per i cesarei inutili, porti a migliorare e rendere più consapevole l’approccio alla gravidanza e al parto.
Infatti non posso fare a meno di chiedermi se non si potrebbe evitare tutto questo offrendo un’informazione capillare e corretta alle donne circa la fisiologia della gravidanza e del parto, nonché supporti anche psicologici che aiutino ad accettare, senza fobie, la naturalità della vita che nasce e la necessità del dolore.

E voi che cosa ne pensate?

A presto!



sabato 5 gennaio 2013

Daniele Novara: l’essenziale per crescere


Daniele Novara è un noto pedagogista, fondatore del Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti, Direttore responsabile della rivista “Conflitti” e Responsabile Scientifico della Scuola Genitori. A questo link potete trovare “I materiali delle serate” della Scuola, ottime risorse da leggere gratuitamente, e qui un elenco di libri per chi avesse voglia di approfondire.
In questo post dell’aprile scorso avevo citato un suo testo a proposito di bambini abbondanti e bambini felici, che ho ritrovato la scorsa estate tra gli approfondimenti di “L’ESSENZIALE PER CRESCERE Educare senza il superfluo”, scritto da Daniele Novara e Silvia Calvi, mamma-giornalista, curatrice della stesura delle parti che contengono elementi giornalistici.
“L’ESSENZIALE PER CRESCERE” è un libro rivolto ai genitori, una guida alla riflessione su un ampio spettro di questione educative, che ha come principio cardine l’essenzialità e la chiarezza. Gli autori propongono di esercitare la genitorialità in maniera positiva ed assertiva, allo scopo di crescere figli liberi e autonomi. Il libro, spiega lo stesso Novara, è frutto di 4 anni di gestazione. Ogni parola è ben misurata, dal momento che, effettuando circa 400 consulenze all’anno da 10 anni, l’autore dispone di un osservatorio privilegiato per tratteggiare un quadro sociologico molto accurato della famiglia moderna. Famiglia che lui ritiene essere in un momento di transizione epocale, alle prese con la ridefinizione di ruoli e competenze.   Il libro, a pochi mesi dalla pubblicazione, è consigliato dai pediatri.   A mio parere è uno di quei manuali da leggere e tenere vicino per future ulteriori consultazioni.
Di seguito riporto il testo dell’intervista che Daniele Novara mi ha gentilmente concesso il 18 dicembre scorso e per la quale lo ringrazio di cuore.

Foto tratta da qui
Cito da “L’ESSENZIALE PER CRESCERE”:

[¼] “papà peluche”, un papà morbido che si occupa esclusivamente del gioco e del divertimento dei figli. [¼] tra il maternage e il papà peluche il ruolo del padre muore [¼] una morte di funzioni educative [¼]
In altre parole, se la madre attribuisce al padre un ruolo secondario [¼], è ovvio che si riduca drasticamente l’elaborazione simbolica della figura paterna. p. 56

Una soluzione? Che le donne si impegnino a creare, insieme ai loro partner, dei codici paterni educativi condivisi, invece di lasciare i padri in questa inconsistenza grottesca dell’essere diventati puro divertimento per i figli. Aiutare l’uomo a identificarsi con una figura che sa essere ferma, autorevole, decisa. p. 53 

ArteMamma (di seguito AM): Non sono sicura di aver ben compreso il concetto espresso in questo come in altri passaggi. Dalla lettura del suo libro ho avuto l’impressione che si consideri il padre/l’uomo un po’ vittima della madre/donna. E’ così? Se si, perché? Personalmente faccio fatica ad assegnare tutta la responsabilità alla donna che, semmai, si fa in quattro per tappare tutti i buchi.
Perché l’uomo non può assumersi la responsabilità del suo ruolo?
Daniele Novara (di seguito D.N.): Vista la mia esperienza professionale, ritengo di disporre di un osservatorio privilegiato sullo stato attuale delle relazioni familiari: la donna vuole che il padre faccia divertire i figli.
E’ la madre che colloca il ruolo del padre sia fisicamente che psicologicamente. Avendo alle spalle il pesante retaggio di una figura paterna rigida e autoritaria, con la quale preferisce evitare il confronto, la madre colloca la funzione del padre sul piano del  compiacimento, in modo che non ponga problemi ai figli. Preferisce posizionare il partner nel ruolo del padre peluche.

AM: Perché il padre si lascia fare questo? I padri sono contenti di questa situazione?
D.N.: E’ una domanda intelligente.
I padri in realtà non sono soddisfatti di questa situazione. Si tratta di una necessità storica, perché il padre-padrone ha fatto molti danni: era il padre della cinghia, quello che non ascoltava i figli. Oggi il padre è contento di cambiare interpretazione del ruolo rispetto a questa figura così discutibile. Certamente uscire da questo girone infernale storico è impresa non facile. Adesso si ha il padre per il tempo libero, il padre buono, simpatico. Occorre arrivare al padre educativo che, da un punto di vista storico, non c’è mai stato, autorevole e non autoritario, simpatico e che riesca ad infondere coraggio senza essere spavaldo.
Finché un figlio è piccolo, la madre è sufficiente. Ma un adolescente senza padre fa molta fatica.

AM: Non è comodo essere un padre-peluche?
D.N.: Assolutamente! Comodo per i padri e per le madri. Per questo occorre che ci sia gioco di squadra.
La donna, che ha un primato biologico inequivocabile, crea l’incipit cercando di collocare il padre.
Nella società occidentale è in atto un profondo cambiamento storico, segnato anche dal matrimonio tra gay, che oscilla tra la scomposizione tra figure generative e la tutela della famiglia tradizionalmente intesa.
Per far fronte a tutto ciò bisogna cercare di organizzarsi bene. E’ necessario che entrambe le figure, materna e paterna, siano presenti.

AM: Oggi il parto naturale diventa anche una scelta educativa e culturale. P.19. Non posso che essere d’accordo: può articolare questa affermazione per le mie lettrici? In che senso la scelta del parto ha un’influenza così duratura sulla vita del nascituro?
D.N.: Per quanto riguarda il parto naturale ho un debito personale verso Lorenzo Braibanti, il ginecologo che negli anni ’80 portò il Metodo Leboyer in provincia di Piacenza. Braibanti era una figura eccezionale.
Io sono un grande fautore della naturalità del parto. La fatica del travaglio e della nascita rappresenta un’importante conquista per la mamma ed il bambino. Si tratta di un’esperienza densa di significati: madre e figlio hanno sfidato la morte e ce l’hanno fatta. Il passaggio nel canale del parto è qualcosa che ha a che fare con la morte.
Tale esperienza generativa vissuta da madre e figlio rappresenta la base per un rapporto profondo tra i due. Non è la stessa cosa con interferenze mediche.
Partorire significa sfidare vittoriosamente il senso della nostra specie; la donna che viene anestetizzata non potrà vivere quest’esperienza.

AM: Il papà in sala parto: lei cosa ne pensa?
D.N.: Condivido Leboyer laddove afferma che non deve essere un obbligo, ci va chi ci vuole andare. In ogni caso condivido con Silvia Calvi l’opinione che la nascita è una questione squisitamente femminile. La donna potrebbe farsi accompagnare da un’altra donna che ha partorito, una sorella o un’amica intima o anche la madre, se c’è un ottimo rapporto.
L’uomo non può capire cosa succede alla donna in quei momenti.

AM: Che cosa intende con la paura di educare?
D.N.: La paura di educare attanaglia i genitori. C’è paura di ferire, di fare del male ai bambini. Un esempio: i bambini a tre anni hanno bisogno di dormire 11 ore, ma i genitori spesso affermano “...ma non posso mica forzarlo”. Questa è paura di educare.
I bambini che non dormono secondo i loro bisogni probabilmente stanno troppo davanti alla TV, mangiano fuori orario, sono troppo sedentari, faticano a fare i compiti, che saranno così delegati ai genitori.
La paura di educare è dannosa per i figli, che hanno invece bisogno di genitori che abbiano il coraggio di dire loro cosa fare.
La chiarezza è molto importante: c’è bisogno di regole oggettive, chiare.

AM: La famiglia a tavola: come costruire e mantenere un momento di serenità?
D.N.: E’ fondamentale mangiare tutti insieme, senza la TV accesa, creare il senso di comunità. Mai lasciare che i bambini mangino in solitudine. Si sta a tavola finché tutti hanno finito; nessuno dopo i tre anni deve essere imboccato. Si possono instaurare anche dibattiti e conflitti.
La colazione rappresenta un pasto fondamentale. La tavola per la colazione si prepara la sera prima con una ritualità precisa e condivisa.

AM: Kit essenziale per feste serene in famiglia?
D.N.: Spingere sulla ritualità: candele, tovagliolo... Fare del Natale la celebrazione dei legami con le persone con cui si sta bene.
Il Natale è, infatti, celebrazione dei legami che ci sono, per risolvere i conflitti ci sono altre occasioni. Se si invitano persone con le quali si hanno conflitti è meglio sospendere, stabilire una tregua.

AM: Cosa regaliamo ai bambini?
D.N.: Libri, prima di tutto. Sto lavorando ad un libro per bambini, che spero di ultimare nel corso del prossimo anno.
Giocattoli di costruzione.
Giocattoli artistici.
Niente vestiti: si usano i vestiti usati di cugini, amici, fratelli o comprati. Sono così belli i vestiti che hanno una storia!


E voi cosa ne pensate?
Conoscevate già Daniele Novara?
A presto!

sabato 7 aprile 2012

Arriva la mappa del parto a casa! Alcune riflessioni su parto naturale e utilizzo del cordone ombelicale.


Io l’ho sperimentato: far nascere un figlio a casa propria è un’esperienza eccezionale.
Non ci sono rumori e voci estranee, non c’è concitazione né luci invadenti, non ci sono camici bianchi né aghi in vena né bilance.
C’è la cura personale fornita a voi e al figlio che date alla luce, alla vostra famiglia, c’è attenzione e rispetto, silenzio e attesa.
C’è il vostro letto, la vostra doccia o vasca da bagno, il vostro odore e quello del neonato, ci sono le persone e le cose che amate, con le quali vi sentite a vostro agio. E c’è tutta la calma necessaria a guardare negli occhi la piccola creatura appena arrivata.

Per poter scegliere il parto a domicilio è necessario rispondere a determinati requisiti, che saranno attentamente valutati dall’ostetrica, tra cui aver avuto una gravidanza fisiologica e non avere particolari fattori di rischio.
Comunque ogni donna ha la sua storia e il suo vissuto, per cui ogni scelta è la migliore per la persona che la fa. Ciò che ritengo di capitale importanza è affrontare la gravidanza e il parto in consapevolezza – questa è la parola chiave – e con la conoscenza delle pratiche che desiderate o non desiderate che siano attuate su voi e/o vostro figlio. A tal fine è molto importante redigere un dettagliato piano del parto, da consegnare alla struttura prescelta.  

Vi ho già parlato qui dello speciale “Riportiamo il parto a casa”, pubblicato dal mensile aam Terra Nuova nel numero di febbraio scorso.
Questo mese la stessa rivista (vi garantisco che non mi pagano…pago io per leggerli tutti i mesi!) si propone di costruire una mappa del parto a domicilio in Italia e chiede la collaborazione dei lettori per segnalare professionisti e associazioni che operano in questo campo.
Per inoltrare l’informazione si può inviare un’email a info(at)aamterranuova.it con oggetto “parto a domicilio” o scrivere una lettera alla redazione di Terra Nuova, Via Ponte di Mezzo 1, 50127 Firenze.
A me sembra un’iniziativa molto utile!


Nella stessa rivista è pubblicata la bella e interessante lettera di un’ostetrica che lavora in ospedale e a domicilio a Modena.
Ne cito alcuni passi, perché offre preziosi suggerimenti di riflessione:

“Oggi sui mass-media si preferisce parlare di taglio cesareo, mostrare in diretta una mamma sorridente che si fa tagliare la pancia senza motivo, un papà che filma tutto con la telecamera e un neonato affidato immediatamente alle cure del pediatra e non alle braccia di sua madre. Questo è l’imprinting che la nostra società industrializzata, per dirla con Odent, offre ai suoi piccoli mammiferi. [¼]
[¼] molte donne, ma più spesso le loro famiglie, non sono motivate ad affrontare un parto come natura prevede, fatto di tempo, di attesa, di incognite, di dolore, di sofferenza, di pausa e contrazione, di endorfine e ossitocina endogena, di paura, di agitazione, di grida, di pianti e di gioia per aver dato alla luce la propria creatura. Si vuole tutto e subito.
Molte donne arrivano in ospedale senza avere la minima idea di cosa significhi avere un parto naturale, quali siano le risorse del proprio corpo e del legame con il proprio bambino, ma magari conoscono a memoria il catalogo di questa o quella marca di passeggini, fasciatoi e vestitini [¼]”


Si parla molto della donazione delle cellule staminali del cordone e/o della loro conservazione.
Nel mio piano del parto avevo scritto chiaramente che non autorizzavo il taglio del cordone ombelicale finché questo continuava a pulsare.
Ecco cosa scrive in proposito l’ostetrica citata:
“Ci sconvolge la priorità degli ultimi tempi di «assicurarsi» la salute futura tramite la raccolta del sangue cordonale (del cordone ombelicale), che verrà custodito in una banca estera, pagando un’ingente somma di denaro, confidando in un’utilità futura. Solo noi ostetriche[1] cerchiamo invano di far capire che il clampaggio[2] ritardato del cordone, come prevede il parto naturale, fa sì che quel sangue tanto prezioso arrivi al neonato alla nascita e che la natura ha previsto questa «preziosa riserva» proprio per lui.
Si tratta di un sangue non solo ricco di cellule staminali, ma di ossigeno, ferro, globuli rossi e ormoni materni importanti per il primo attacco al seno. Raccogliere quel sangue significa privarne sicuramente a questo punto il neonato, affinché lo possa avere per un «forse » nel futuro … e non ci sono evidenze che il sangue cordonale per uso autologo abbia efficacia.”

E prosegue:
“La gravidanza e il parto sono stati un business finora, e da poco tempo a questa parte lo è anche il cordone ombelicale. Questo perché? Le madri del 2000 [¼] sono figlie della società dell’immediato?
Gli studenti delle scuole dell’obbligo conoscono a menadito l’anatomia e la fisiologia degli apparati più impensati [¼], ma non sanno, perché non viene loro spiegato, come nasce un bambino, con quali potenze, con quali affascinanti meccanismi; non sanno che il latte materno è l’alimento più completo che esista per un neonato.
Forse il mistero della nascita e della maternità è ancora tabù.”

Da protagoniste o no, voi che esperienza avete intorno alla gravidanza e al parto?
Quali le informazioni che le Asl e/o specialisti privati vi hanno fornito?

A presto!




[1] Nel mio caso l’ostetrica che teneva il corso preparto della Asl invitava le future mamme a optare per la donazione delle cellule staminali del cordone. Alla mia obiezione che in quel modo si privava il neonato di una risorsa importante, ha risposto che non c’erano evidenze scientifiche in proposito. (!)
[2] Il clampaggio sarebbe il blocco e successivo taglio del cordone. Ci sono evidenze scientifiche – clicca qui e qui per info più approfondite e alcune citazioni - che sia utile per la buona salute del neonato, soprattutto, e della madre, attendere la fine della pulsazione del cordone prima di eseguire la rescissione.
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