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sabato 7 aprile 2012

Arriva la mappa del parto a casa! Alcune riflessioni su parto naturale e utilizzo del cordone ombelicale.


Io l’ho sperimentato: far nascere un figlio a casa propria è un’esperienza eccezionale.
Non ci sono rumori e voci estranee, non c’è concitazione né luci invadenti, non ci sono camici bianchi né aghi in vena né bilance.
C’è la cura personale fornita a voi e al figlio che date alla luce, alla vostra famiglia, c’è attenzione e rispetto, silenzio e attesa.
C’è il vostro letto, la vostra doccia o vasca da bagno, il vostro odore e quello del neonato, ci sono le persone e le cose che amate, con le quali vi sentite a vostro agio. E c’è tutta la calma necessaria a guardare negli occhi la piccola creatura appena arrivata.

Per poter scegliere il parto a domicilio è necessario rispondere a determinati requisiti, che saranno attentamente valutati dall’ostetrica, tra cui aver avuto una gravidanza fisiologica e non avere particolari fattori di rischio.
Comunque ogni donna ha la sua storia e il suo vissuto, per cui ogni scelta è la migliore per la persona che la fa. Ciò che ritengo di capitale importanza è affrontare la gravidanza e il parto in consapevolezza – questa è la parola chiave – e con la conoscenza delle pratiche che desiderate o non desiderate che siano attuate su voi e/o vostro figlio. A tal fine è molto importante redigere un dettagliato piano del parto, da consegnare alla struttura prescelta.  

Vi ho già parlato qui dello speciale “Riportiamo il parto a casa”, pubblicato dal mensile aam Terra Nuova nel numero di febbraio scorso.
Questo mese la stessa rivista (vi garantisco che non mi pagano…pago io per leggerli tutti i mesi!) si propone di costruire una mappa del parto a domicilio in Italia e chiede la collaborazione dei lettori per segnalare professionisti e associazioni che operano in questo campo.
Per inoltrare l’informazione si può inviare un’email a info(at)aamterranuova.it con oggetto “parto a domicilio” o scrivere una lettera alla redazione di Terra Nuova, Via Ponte di Mezzo 1, 50127 Firenze.
A me sembra un’iniziativa molto utile!


Nella stessa rivista è pubblicata la bella e interessante lettera di un’ostetrica che lavora in ospedale e a domicilio a Modena.
Ne cito alcuni passi, perché offre preziosi suggerimenti di riflessione:

“Oggi sui mass-media si preferisce parlare di taglio cesareo, mostrare in diretta una mamma sorridente che si fa tagliare la pancia senza motivo, un papà che filma tutto con la telecamera e un neonato affidato immediatamente alle cure del pediatra e non alle braccia di sua madre. Questo è l’imprinting che la nostra società industrializzata, per dirla con Odent, offre ai suoi piccoli mammiferi. [¼]
[¼] molte donne, ma più spesso le loro famiglie, non sono motivate ad affrontare un parto come natura prevede, fatto di tempo, di attesa, di incognite, di dolore, di sofferenza, di pausa e contrazione, di endorfine e ossitocina endogena, di paura, di agitazione, di grida, di pianti e di gioia per aver dato alla luce la propria creatura. Si vuole tutto e subito.
Molte donne arrivano in ospedale senza avere la minima idea di cosa significhi avere un parto naturale, quali siano le risorse del proprio corpo e del legame con il proprio bambino, ma magari conoscono a memoria il catalogo di questa o quella marca di passeggini, fasciatoi e vestitini [¼]”


Si parla molto della donazione delle cellule staminali del cordone e/o della loro conservazione.
Nel mio piano del parto avevo scritto chiaramente che non autorizzavo il taglio del cordone ombelicale finché questo continuava a pulsare.
Ecco cosa scrive in proposito l’ostetrica citata:
“Ci sconvolge la priorità degli ultimi tempi di «assicurarsi» la salute futura tramite la raccolta del sangue cordonale (del cordone ombelicale), che verrà custodito in una banca estera, pagando un’ingente somma di denaro, confidando in un’utilità futura. Solo noi ostetriche[1] cerchiamo invano di far capire che il clampaggio[2] ritardato del cordone, come prevede il parto naturale, fa sì che quel sangue tanto prezioso arrivi al neonato alla nascita e che la natura ha previsto questa «preziosa riserva» proprio per lui.
Si tratta di un sangue non solo ricco di cellule staminali, ma di ossigeno, ferro, globuli rossi e ormoni materni importanti per il primo attacco al seno. Raccogliere quel sangue significa privarne sicuramente a questo punto il neonato, affinché lo possa avere per un «forse » nel futuro … e non ci sono evidenze che il sangue cordonale per uso autologo abbia efficacia.”

E prosegue:
“La gravidanza e il parto sono stati un business finora, e da poco tempo a questa parte lo è anche il cordone ombelicale. Questo perché? Le madri del 2000 [¼] sono figlie della società dell’immediato?
Gli studenti delle scuole dell’obbligo conoscono a menadito l’anatomia e la fisiologia degli apparati più impensati [¼], ma non sanno, perché non viene loro spiegato, come nasce un bambino, con quali potenze, con quali affascinanti meccanismi; non sanno che il latte materno è l’alimento più completo che esista per un neonato.
Forse il mistero della nascita e della maternità è ancora tabù.”

Da protagoniste o no, voi che esperienza avete intorno alla gravidanza e al parto?
Quali le informazioni che le Asl e/o specialisti privati vi hanno fornito?

A presto!




[1] Nel mio caso l’ostetrica che teneva il corso preparto della Asl invitava le future mamme a optare per la donazione delle cellule staminali del cordone. Alla mia obiezione che in quel modo si privava il neonato di una risorsa importante, ha risposto che non c’erano evidenze scientifiche in proposito. (!)
[2] Il clampaggio sarebbe il blocco e successivo taglio del cordone. Ci sono evidenze scientifiche – clicca qui e qui per info più approfondite e alcune citazioni - che sia utile per la buona salute del neonato, soprattutto, e della madre, attendere la fine della pulsazione del cordone prima di eseguire la rescissione.
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