venerdì 31 gennaio 2014

Io amo la poesia

Io amo la poesia.
Con lei sono cresciuta, ho acquisito gusto per il ritmo e la parola, in lei ho trovato consolazione nei travagli dell'adolescenza e nei momenti duri, in lei spesso hanno preso forma i miei pensieri. E' lei che ha dato corpo alle mie emozioni, è lei che mi ha fatto assaporare la vertigine dell'altezza e il coraggio del volo.
Di poesia è fatto il teatro che io amo, alchimia di corpi sui quali la parola si inscrive leggera.


Considerato che oggi è il mio compleanno, vorrei tener vivo un gesto nato lo scorso anno nello stesso giorno.

Una delle voci poetiche femminili che amo è Wislawa Szymborska.

Di lei vi dono alcuni versi – che per me sono teatro - da “La realtà esige”, contenuta in “Vista con granello di sabbia”,Adelphi, 2007:

[…]
Qual'è la morale? - forse nessuna.
Di certo c'è solo il sangue che scorre
e, come sempre, qualche fiume, qualche nuvola.

Sui valichi tragici
il vento porta via i cappelli
e non c'è niente da fare -
lo spettacolo ci diverte.



Mi donate i vostri versi preferiti?
Potete farlo nei commenti o scrivermi a artemamma70(at)gmail.com
Vi aspetto!


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma


mercoledì 29 gennaio 2014

FARSI PICCOLI©. Come si fa?

“Farsi piccoli”© è un percorso di rieducazione al gioco© per riappropriarsi del mondo fisico e della sua potente capacità creativa e relazionale. Il laboratorio sfrutta tecniche di training attoriale e di rilassamento per stimolare la consapevolezza corporea, la relazionalità e la creazione di mondi, allo scopo di valorizzare l’uso del corpo nella relazione educativa.


I punti di partenza sono ascolto e assenza di giudizio.
Ci sono modi molto diversi di ascoltare: in questo caso si cerca di lavorare su un ascolto, di noi stessi e dell'altro, che implica l'uso di tutti i nostri sensi e di tutto il nostro corpo. L'assenza di giudizio è un concetto un po’ complicato perché implica prima di tutto il non giudicare se stessi, il possedere e/o ritrovare la capacità di lasciarsi andare, la capacità di creare.
E’ come quando si sta per partorire un figlio, la creazione femminile per eccellenza: il bambino non potrà nascere finché non ci saremo veramente lasciate andare, finché non ci saremo veramente aperte alla vita, all’amore, anche alla possibilità di sbagliare, ma con fiducia nelle nostre capacità, con la fiducia che ce la possiamo fare.

Il gioco drammatico dei bambini è gratuito, non ha obiettivi, non ha fine se non il gioco in se stesso; è educativo, e lo è tanto più quanto meno si cerca di controllarlo, di guidarlo. E’ una vera e propria palestra emozionale e cognitiva che aiuta ad acquisire le competenze relazionali necessarie per una vita sociale positiva. E’ visionario: attraverso il gioco i bambini costruiscono nuovi mondi, e “creare il mondo significa creare se stessi” (Salvo Pitruzzella, 2004), lasciano aperte tutte le possibilità. Non giudicano e accettano. E’ contingente: il gioco dei piccoli si svolge tutto nel “qui e ora”, in quella che è considerata una delle chiavi della felicità e della serenità.

Crescendo si perde la capacità immaginativa del giocare, tipica dell’infanzia.
Lavorare teatralmente per recuperare questa capacità consente di rielaborare i propri vissuti ed esorcizzare le paure perché è un processo reversibile, ovvero si può entrare e uscire a piacimento; entrare in relazione con se stessi e con gli altri con modalità innovative, inaspettate e positive, e di resettare il livello dell’autostima personale.
Pertanto in questo percorso proveremo a metterci dalla parte dei bambini, proveremo ad assumere il loro punto di vista, a metterci in basso, a giocare.

Il laboratorio è rivolto ad educatori e genitori, ma anche a chi vuole tornare a guardare la vita con stupore e meraviglia.


Oggi alle 16,30 a Cecina ci sarà il secondo di due incontri rivolti ad educatori di asilo nido e scuola dell'infanzia.

Interessati?
Per info scrivetemi a artemamma70(at)gmail.com, sostituendo (at) con @.


Vi aspetto!

lunedì 27 gennaio 2014

Cuntala! Quando il gioco è integrazione.

Io amo le storie.
Amo narrarle e amo che qualcuno ne racconti per me.
Così quando mi sono imbattuta in Cuntala, non ho potuto fare a meno di essere rapita e di cercare di capire di che cosa si trattasse. E questa storia mi è piaciuta così tanto, che ho contattato la donna e mamma che l'ha creata e ho pensato di farla conoscere anche a voi.


Cuntala, che in siciliano significa raccontala, è un gioco di carte per bambini di ogni età. E' un gioco che profuma di diversità, di multiculturalità e di pari opportunità.

Il mondo di Cuntala (qui il sito dedicato) è abitato da persone e famiglie di ogni colore e forma: si incontrano la sindaca nera e l'ostetrico maschio con il camice arancione, la muratrice e la famiglia composta da due papà, così come l'aereo verde e rosa e il frullino viola. E l'aspetto che rende tutto ciò ancora più affascinante è che la storia, unica e irripetibile, la creerà ognuno di noi, ognuno a suo modo.
Già, perché Cuntala è un mazzo di carte di 4 colori: se ne distribuisce una per colore ad ogni partecipante e quello, a partire da ciò che si ritrova in mano, inizia a narrare, o meglio a cuntare, la sua storia. Si può giocare anche da soli e inventare una storia tutta per sé.
 

A Cuntala non vince nessuno, o meglio vinciamo tutti. Cuntala è un modo per stare insieme e condividere un tempo di qualità e integrazione, un modo per conoscere la varietà della vita e dei suoi fatti e per offrirci l'occasione di parlarne ai più piccoli, così che possano crescere in un mondo di accettazione, libero da stereotipi e pregiudizi.



Anche il linguaggio è importante, così a Cuntala c'è la “sindaca” e la “muratrice” ad esempio, termini che, attraverso l'uso, possono entrare nel modo comune di esprimersi. Inoltre le parole sono riportate in cinque lingue, nella speranza che il gioco abbia una diffusione almeno europea.

Cuntala nasce da un'idea di Barbara Imbergamo, “socia di Sociolab” (piccola cooperativa creativa tutta al femminile), “un dottorato in storia contemporanea, madre di una figlia femmina e un figlio maschio, da sempre attenta ai temi di genere e della multiculturalità”, e il gusto per la vita, così come è.

Ho rivolto a Barbara alcune domande.


Cosa è Cuntala?
E' un gioco di carte per inventare storie. La sua caratteristica è che ha personaggi inconsueti, fuori dagli stereotipi. Inoltre è un gioco collaborativo: tutti vincono se riescono a inventare una bella storia.

Come ti è venuta l'idea di un gioco di carte sulla diversità e le pari opportunità?
Osservando i giochi dei miei figli ho notato che comunicano ruoli, mestieri e tipi umani rigidi e convenzionali, ma la nostra realtà è molto più ricca e molteplice.
La scorsa estate, durante un viaggio in macchina, ho pensato di scarabocchiare dei disegni per fornirgli dei personaggi per inventare storie e stavo per disegnare una fatina... poi mi sono fermata e ho disegnato una sindaca...



Come sei riuscita a realizzare Cuntala?
Con un crowdfunding su ulule, una forma di collaborazione economica a sostegno di un progetto. Qualcuno lancia un'idea, la piattaforma digitale la pubblica, chi passa la vede e, se gli piace, la sostiene.
150 persone hanno creduto in questo progetto e l'hanno finanziato.

Come si gioca a Cuntala?
Il mazzo è composto da 44 carte di 4 tipologie diverse, distinte per 4 colori (personaggi/celeste, oggetti/verde, azioni/arancio, caratteristiche/lilla). Io ho dato alcune indicazioni semplici: 4 carte a testa per ciascun giocatore, una per ogni colore e poi si inizia a raccontare. “C'era una volta...” e ognuno dei giocatori aggiunge un pezzo.
Se a giocare sono più di 4 persone con 4 carte a testa si rischia di costruire una storia lunghissima... in quel caso vale la pena di mettere due carte per tipo scoperte in modo che tutti le vedano e inventino insieme la storia.



Dove si possono acquistare le tue carte?
La distribuzione è appena iniziata. Al momento sono disponibili on line e in alcune librerie. A questa pagina si trovano tutte le indicazioni.

Nuovi progetti?
Ho molte idee che mi girano in testa... spero di poterle realizzare prossimamente.

Barbara si augura che Cuntala esca dal novero dei giochi educativi per diventare un gioco commerciale, un'alternativa a barbie e spider man... allora si che la multiculturalità sarà diventata serena normalità.





PS: le immagini a corredo di questo post sono tutte fornite da Barbara Imbergamo e sono proprietà riservata.



venerdì 24 gennaio 2014

Un amico da trovare

Durante lo scorso autunno ho letto una bella recensione di questo albo illustrato per bambini e l'ho donato a Binotto.

Immagine presa da qui

Un amico da trovare”, titolo originale (che adoro) “It takes Two to T'wit T'woo”, scritto da Paula Knight e illustrato da Giuliano Ferri, racconta la storia della dolcissima gufetta Olivia intenta a emettere richiami per trovare il compagno con cui armonizzare il suo canto.
Nel corso della ricerca sarà soccorsa da tanti amici animali, che si daranno da fare per aiutarla, e alla fine arriverà Berto, il tenero gufo che sperava di incontrare la compagna con cui armonizzare il suo canto.
Il testo si presta a divertenti giochi sonori e vocali con i versi degli animali. Le illustrazioni sono notturne ed oniriche, ottime per una storia della buonanotte.

Immagine presa da qui

Il libro, edito da DeAgostini, fa parte della collana Storie Preziose, che comprende altri cinque libri al modico costo di € 4,90 l'uno (copertina morbida). A dimostrazione che si possono proporre e comprare libri di qualità anche ad un costo contenuto.
Noi ne abbiamo già due!

Devi sapere che quando senti il verso 'twit, twoo', 
a cantare sono due gufi: la femmina dice 'twit', 
e il maschio risponde 'twoo'. 
(…)
Una volta formata la coppia, rimangono insieme per 
tutta la vita.


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma


mercoledì 22 gennaio 2014

Farsi piccoli©

Oggi a Cecina prenderà il via il mio mini-corso di formazione per educatori di asilo nido e scuola dell'infanzia.
Il corso è organizzato dal CE.D.R.E., Centro di Documentazione e Ricerca Educativa, del Comune di Cecina in collaborazione con la Cooperativa Il Cosmo, e si inserisce in un percorso di aggiornamenti formativi rivolti agli educatori operanti nel territorio della Val di Cecina.


Il mio intervento, dal titolo Farsi piccoli©”, è un percorso di rieducazione al gioco© per riappropriarsi del mondo fisico e della sua potente capacità creativa e relazionale. Il laboratorio sfrutterà tecniche di training attoriale e di rilassamento per stimolare la consapevolezza corporea, la relazionalità e la creazione di mondi, anche allo scopo di valorizzare l’uso del corpo nella relazione educativa.


A presto!



Ps: per errore nel pieghevole del corso e sul sito è stato messo il titolo del mio corso rivolto ai bambini.



lunedì 20 gennaio 2014

Ma le mamme si ammalano?

Quando ero bambina ammiravo la forza di mia madre: io e mia sorella passavamo tra raffreddori, influenze, malattie esantematiche e lei rimaneva sempre là, in piedi, sana.
Quelle poche volte che si ammalava era un evento tanto memorabile quanto raro.
Ricordo distintamente che una volta le chiesi: “Ma tu come fai a stare sempre bene?”
Lei sorridendo mi rispose: “Le mamme non si ammalano”, e io, nella mia mente di fanciulla, sognavo il momento in cui, madre anche io, sarei passata indenne attraverso tutte le pestilenze di stagione.


Dunque, forse non ci sono più le mamme di una volta. Si, un po' come con le stagioni... già... sarà il global warming?
Sarà che ora ci sono in giro più virus e batteri che particelle di pulviscolo atmosferico, ma...
Lo confesso: io mi ammalo tutte le volte che si ammala Binotto. A volte anche di più.
E con sintomi tre volte peggiori dei suoi. Se lui ha la febbre a 38°, io sono nel delirio con la febbre a 40°.
Lui ha il mal di gola per cinque giorni, io almeno per due settimane (senza esagerazioni, giuro!).
Lui ha il naso chiuso per una settimana, io ho una corona di muco che mi cinge la testa da novembre a maggio...


Vi prego: ditemi che tutte le mamme si ammalano!

venerdì 17 gennaio 2014

Il libro che aveva un buco

Il libro che aveva un buco”, raccontato e illustrato da Domitille e Jean-Olivier Héron, MOTTAjunior, è un rifugio segreto, un piccolo posto magico che voi e i vostri piccoli amerete.

Le illustrazioni sono molto accurate e ricordano la delicatezza e la freschezza dei personaggi di Beatrix Potter.


Il libro narra la storia di una gioiosa famiglia di topolini che lo abitano e scoprono che il misterioso buco è uno dei “famosi buchi dell'altrove, passaggi segreti che portano in altri mondi...”. I più giovani, spinti dalla curiosità di esplorare il “nuovo mondo”, dove “le cose non sono piatte come nei libri, ma in rilievo;... un mondo in cui le rose profumano davvero di rosa”, saranno presto seguiti dai genitori con l'intenzione di trasferirsi a vivere in una attrezzatissima casa di bambola.
Tuttavia, appena arrivata, la famigliola sprovveduta scopre che il pericolo è in agguato: un bel gattone che dormiva beato si sveglia e si scatenano l'inseguimento e la fuga degli avventurosi topini.
Sebbene siano riusciti a rientrare nel loro libro-casa, non sono ancora in salvo perché la bestiaccia è riuscita a infilare una zampa nel buco...
Seguirà un assedio, una battaglia e la vittoria finale dei topolini!

Noi, nel frattempo, impariamo che “la cosa bella dei libri è che basta disegnare degli oggetti perché questi esistano!”.
E per difendersi da un pericolo, lunghe lance con punte fatte di gomme da cancellare saranno le armi migliori!
Anche le paure sono costruzioni della nostra fantasia...

Ma, mi raccomando, quando finirete di leggere il libro, dovrete chiuderlo con un bel nastro “in modo che i gatti del mondo reale non riescano mai a catturare i topolini del libro! Lo farete? Per loro sarebbe bellissimo poter vivere in pace... Non ve ne dimenticate!”

Noi ne abbiamo scelto uno rosso!


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma


mercoledì 15 gennaio 2014

Banana Bread senza uova e senza glutine

Come ho detto più volte, io amo molto sperimentare in cucina.
L'allergia all'uovo di Binotto mi ha indotta a cercare di cucinare dolci privi di questo ingrediente.
Adesso che abbiamo scoperto anche celiachia e allergia al grano, cerco di creare dolci privi di glutine.
Bicci non li mangia... ma se un giorno dovesse decidere di assaggiarli potrò accontentarlo.


La ricetta originale di questo banana bread si trova sul libro - bellissimo - di Trish DeseineI love Torte”.
La mia versione è:

Ingredienti

100 gr uvetta
75 ml (una tazza circa) di acqua
100 gr farina di riso integrale
80 gr farina di grano saraceno integrale
2 cucchiaini di lievito naturale per dolci
100 gr di burro fuso
100 gr zucchero di canna chiaro (va bene anche quello scuro)
mezzo bicchiere (o poco più) di latte di riso
300 gr banane (peso senza buccia) molto mature
1 cucchiaino di vaniglia in polvere

Scaldate l'acqua e mettete l'uvetta a bagno finché non sarete pronte con l'impasto. Sgocciolatela prima di utilizzarla.
Scaldate il forno ventilato a 180°.
Mettete lo zucchero e il burro fuso in una ciotola e sbattete bene con un cucchiaio di legno. Aggiungete il latte di riso gradualmente mescolando, poi le banane schiacciate e amalgamate bene gli ingredienti.
Unite l'uvetta strizzata, la polvere di vaniglia, la farina e il lievito.
Mescolate fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Versate il composto nello stampo da plum cake foderato di carta forno e cuocete circa 1 ora e 30 minuti.
Fate la prova stecchino per verificare la cottura.
Togliete dal forno e lasciate raffreddare nello stampo.


Questo dolce, mentre cuoce, sprigiona un profumo meraviglioso di vaniglia, che io adoro.


Buon mercoledì! (siamo a metà settimana)






lunedì 13 gennaio 2014

Il tempo per essere se stessi

Oggi capita abbastanza frequentemente di sentir parlare di bambini dislessici, discalculici, dis...


Pochi giorni fa ho letto questo post e non ho potuto fare a meno di riflettere sul fatto che troppo spesso famiglie e scuola dimenticano che i bambini sono individui, che ogni individuo ha caratteristiche proprie e tempi propri per apprendere.

Sono profondamente convinta che siamo tutti diversamente abili, e sono altrettanto convinta del fatto che questa sia la grande ricchezza dell'essere umano.

La mia formazione in campo teatrale e umanistico mi porta a pensare che la parola, così come la scrittura e la lettura, sono processi creativi.

Se io dico "divano", il vostro corpo possiede la memoria fisica della forma divano e delle azioni necessarie a sedersi. Quindi il suono che avrà la vostra voce nel pronunciare questa parola sarà composto dall'emozione che la stessa suscita in voi e dal movimento d'aria attraverso i vostri organi (non solo fonatori).
Per cui trovo piuttosto innaturale costringere dei bambini di sei anni a stare seduti per imparare a scrivere – a tracciare quei segni che formeranno parole che corrono lungo il loro corpo – e a leggere – a collegare il tratto con la forma nell'emissione di un suono denso di significato.

La parola è un corpo fisico, è libertà e movimento.

Chi ha detto che tutti i bambini di sei anni dovranno imparare la stessa cosa nel giro di 6 mesi?

Io sono io,
io non sarò mai tu.

Tornerò sull'argomento in futuro.

Intanto vi lascio una poesia di Emily Dickinson (si, ancora lei), che amo molto e con la quale ho costruito lo spettacolo di uno dei miei laboratori teatrali.

I'm Nobody! Who are you?
Are you – Nobody – too?
Then there's a pair of us!
Dont tell!they'd banish us – you know!

How dreary – to be – Somebody!
How public – like a Frog -
To tell your name – the livelong June -
To an admiring Bog!

                                  Emily Dickinson (1861)*

Io non sono nessuno! Tu chi sei?
Anche tu – sei – nessuno?
Bene allora saremo in due!
Ma non dirlo a nessuno!
Ci caccerebbero – e tu lo sai!

Che orrore – essere – Qualcuno!
Che volgarità – come una rana -
che ripete il suo nome – tutto il mese di giugno -
a un pantano che la sta ad ammirare!



* Emily Dickinson, “Silenzi”, Universale Economica Feltrinelli, 1998










sabato 11 gennaio 2014

E' sabato

Alzarsi quando il mondo è ancora avvolto dal #silenzio,
aprire le finestre e incontrare un #cielo azzurro #primavera.... 
Buon #sabato :)

PS: mi donate il vostro sabato?

venerdì 10 gennaio 2014

Amico Ragnolo

Tra i libri donati dalla Befana Binotto ha trovato Amico Ragnolo, di Gloria Francella, 2013 Fatatrac.


Ci siamo innamorati delle illustrazioni, delicate ma non leziose, e della storia, tanto semplice quanto profonda.
Un papero bianco spaventato da un ragno nero, si lascia affascinare dal suo sorriso e nasce una grande amicizia.

Questo testo parla della diversità e della capacità del corpo di abbattere le barriere e lasciare la strada aperta al libero fluire delle emozioni. E così anche quelli che potevano sembrare aspetti indesiderabili dell'altro diventano punti di forza per giochi speciali da inventare insieme.

Immagine presa da qui




Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma

giovedì 9 gennaio 2014

Io so giocare

Bicci ieri sera aveva le mani blu di inchiostro per timbri.
Gli chiedo “Amore hai lavorato?”
No, mamma, io non so lavorare. Però so giocare!”


L'affermazione fa sorridere, eppure non è banale.

Il gioco di fantasia o sociodrammatico, tipico dell'età prescolare dai tre anni in poi, caratterizzato dalle 'trasformazioni volontarie del “qui e ora” (spazio e tempo), del “tu e io” (ruoli) e di “questo e quello” (oggetti) (Il gioco dei bambini, Emma Baumgartner, Carocci editore – Le bussole, marzo 2009), inizia a 'declinare verso la fine della fanciullezza'.

Ma la creazione di mondi altri che troviamo in questa modalità ludica – facciamo che io ero... - è molto simile a quello che accade nel contesto delle improvvisazioni teatrali e/o della costruzione di un personaggio.

Io credo che mantenere viva la capacità di “giocare” (to play) faciliti la possibilità di affrontare la vita quotidiana in maniera creativa.
Inoltre sul piano educativo l'interazione con i piccoli risulta facilitata e si apre alla possibilità di instaurare relazioni paritarie, che non sminuiscono l'autorevolezza dell'adulto ma, al contrario, la incrementano in quanto esso viene visto come uno che sa accettare e sa stare nel mondo infantile.

Per questo motivo propongo e conduco laboratori teatrali di “rieducazione al gioco”©, per riappropriarsi del mondo fisico e della sua potente capacità creativa e relazionale, rivolti ad educatori e genitori.
I miei interventi sfruttano tecniche di training attoriale e di rilassamento per stimolare la consapevolezza corporea, la relazionalità e la creazione di mondi, anche allo scopo di valorizzare l’uso del corpo nella relazione educativa.

A fine gennaio ci sarà il primo incontro di un corso di aggiornamento professionale per gli educatori dei nidi e delle materne di Cecina (LI).

Per informazioni scrivete a artemamma70(@)gmail.com (naturalmente togliendo le parentesi).

E voi giocate?


mercoledì 8 gennaio 2014

Frozen

Sabato scorso io e Binotto abbiamo visto Frozen Il regno di ghiaccio, ultima creazione Disney.
Si tratta di un libero adattamento de “La regina delle nevi”, la celebre fiaba di Hans Christian Andersen.

immagine tratta da qui
Nella sceneggiatura Disney tutto è più morbido e facile, meno spaventoso, e il viaggio iniziatico compiuto da Gerda nella versione originale diviene un percorso piuttosto romantico.
Comunque il film mi è piaciuto molto. Ho apprezzato gli effetti speciali che creano la magia del ghiaccio, la trasformazione di Gerda e Kay nelle due sorelle Anna e Elsa e il messaggio che segna lo svolgersi di tutto il plot: “solo un gesto di vero amore” porterà la salvezza dall'inverno eterno.

Curiosando nel web ho scoperto che il testo è già stato reinterpretato cinematograficamente nel 1957 dal regista russo Lev Atamanov, premiato ai Festival di Venezia e Cannes dello stesso anno.

Era la prima volta del mio bimbo al cinema: è rimasto estasiato e immobile per tutta la durata del film!

Voi l'avete visto?





lunedì 6 gennaio 2014

Maria Montessori: l'educazione alla libertà. Nel giorno della Befana!

Oggi festeggiamo la Befana ma nella stessa data accade anche che:

Era il sei gennaio 1906 (praticamente tutte le altre fonti che ho consultato dicono 1907) quando si inaugurò la prima scuola di piccoli bambini normali da tre a sei anni, non posso dire col mio metodo, perché esso non esisteva ancora, ma vi doveva nascere in breve tempo”.

Così racconta Maria Montessori nel suo “Il segreto dell'infanzia” (Garzanti, Elefanti, novembre 2007), da cui sono tratte anche le altre citazioni di questo post).


Siamo nel quartiere San Lorenzo, a Roma. La scuola nasceva all'interno di un progetto di riqualificazione edilizia e igienica dell'area, i 50 bambini ammessi a frequentarla provenivano tutti da famiglie poverissime dove l'analfabetismo dilagava.
La continuità educativa tra scuola e famiglia si concretizzava nell'impegno dei genitori a tener pulita la zona e a mandare i bambini a scuola lavati e ordinati.
Per la prima volta lo spazio scolastico è organizzato a misura di bambino, al quale è data libera facoltà di movimento e di scelta tra i materiali didattici proposti: non ci sono più cattedre, né programmi, esami, castighi o premi.
Ne consegue che “Il metodo non si vede: ciò che si vede è il bambino. Si vede l'anima del bambino che, liberata dagli ostacoli, agisce secondo la propria natura.”

Il principio del metodo Montessori risiede nel favorire lo sviluppo di ogni individuo in base ai suoi ritmi naturali e alla sua peculiare personalità, l'esperienza e l'autonomia facilitano la scoperta dei propri interessi reali e lo sviluppo della fiducia in se stessi.

Maria Montessori chiama i piccoli allievi delle sue scuole “bambini normalizzati”, fanciulli ai quali è restituita la libertà di movimento in un mondo pensato appositamente per loro, per agevolare la loro crescita.

Un centinaio di anni fa circa questa studiosa spiegò che molte difficoltà di apprendimento dei bambini erano imputabili ad un metodo educativo inadeguato a favorire il fiorire della personalità e dell'intelligenza immaginativa degli alunni, che si rinserrava quindi dietro “barriere psichiche” capaci di renderli impermeabili agli insegnamenti imposti fino al punto da “venir confusi coi deficienti”.


Ma se l'operaio produce ciò che l'uomo consuma e crea nel mondo esteriore, il bambino produce l'umanità stessa, e pertanto i suoi diritti ancora più palesemente esigono trasformazioni sociali. E' evidente che la società dovrebbe prodigare ai bambini le cure più perfette e più sagge, per ricavarne maggior energia e maggiori possibilità per l'umanità futura.”

Non sembra anche a voi un'ottimo augurio per l'anno appena cominciato e per tanti altri a venire?


...e lascia calze ai bimbi buoni :-)


Auguri a tutti!

La befana vien di notte...


venerdì 3 gennaio 2014

#Decorazioni natalizie handmade: Quest'anno le palle per l'albero le ho fatte all'uncinetto!

Sono convinta che l'albero di Natale si decori per accumulazione, ovvero ogni anno aggiungo elementi nuovi che si sommano a quelli degli anni precedenti e insieme diventeranno LE DECORAZIONI DI NATALE della mia famiglia. Insomma costruisco la tradizione della mia piccola tribù.


L'anno scorso io e Bicci abbiamo realizzato questi cuoricini.
Questa volta ho lavorato in autonomia! Avevo notato questo bel tutorial (blog da visitare e rivisitare se siete un po' appassionate di knitting & co) e mi è venuta l'idea di provare, a modo mio naturalmente.
Poiché per me le decorazioni dell'albero sono dorate, argentate, bianche e rosse, ho deciso di fare le palle con lana bianca e rossa, alternando la dominanza del colore.




Che ne dite?

giovedì 2 gennaio 2014

Buon 2014!


Gli eventi turbinosi della vita mi hanno tenuto a lungo lontana da questo spazio, che pure amo tanto, e dalle preziose persone incontrate nel web.


Io e Bicci stiamo bene! Abbiamo avuto un percorso un po' complicato, ma stiamo bene!


Vorrei salutare tutte/i, ringraziarvi delle visite, dei messaggi e dell'amicizia che ci avete dimostrato, scusarmi se non ho risposto o se l'ho fatto con grande ritardo... e soprattutto vorrei augurare a tutte le persone che passeranno da qui un 2014 ricco di sorrisi!

Ci lasciate il vostro?


A presto!
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