giovedì 13 marzo 2014

L'urgenza della poesia

Per me la poesia è parola che pretende di far vibrare le corde vocali, di carezzare la lingua e il palato e uscire viva tra le labbra.
La poesia è un soffio vitale pronto a prendere il volo, è emozione che scuote l'anima.
E' parola che si fa corpo, è pace ed urgenza del cuore.

Ieri sera mi sono emozionata con questa, tra le altre, e mi piace condividerla con chi vorrà passare e fermarsi.

Parca-Villaggio

A lungo si parlò di te attorno ai fuochi
dopo le devozioni della sera
in queste case grige ove impassibile
il tempo porta e scaccia volti d'uomini.

Dopo il discorso cadde su altri ed i suoi averi,
furono matrimoni, morti, nascite,
il mesto rituale della vita.
Qualcuno, forestiero, passò di qui e scomparve.

Io vecchia donna in questa vecchia casa,
cucio il passato col presente, intesso
la tua infanzia con quella di tuo figlio
che traversa la piazza con le rondini.

Mario Luzi


Buona giornata di primavera!



lunedì 10 marzo 2014

Essere donna fa la differenza, ogni giorno!

E' da poco passato l'8 marzo, giorno nel quale il dibattito sociale intorno al ruolo della donna si amplifica.
Purtroppo, però, le donne continuano a morire impigliate in situazioni dalle quali non sanno come uscire, convinte che non ci sia alternativa.


Vorrei esprimere quello che mi passa per la testa intorno al femminile e al tema della parità di genere (definizione che non amo).

Un cliché culturale è tale se è condiviso.
Se tutta la società crede che la donna sia il sesso debole, un essere inferiore, ecc, allora questo concetto diventa realtà di elezione, il quotidiano con il quale confrontarsi.

Io credo che la società sia composta da individui liberi, liberi di fare scelte per costruire la propria vita.

Gli uomini sono diversi dalle donne, e questo dato di fatto, ben lontano da essere una penalizzazione, rappresenta una ricchezza.

Unire il punto di vista maschile e quello femminile (di cui le nostre menti sono costituite in percentuali variabili) significa possedere una marcia in più per affrontare in maniera vincente questioni anche complesse, che la vita ci pone davanti.

Avere gli stessi diritti non significa comportarsi nello stesso modo. Ancora una volta si tratta di scelte.

Dal mio punto di vista valorizzare il proprio modo di essere femminile, non rinunciare alla propria peculiarità di genere ma fare di questa il punto di forza nella costruzione del proprio mondo, rappresentano le mosse vincenti per affermare la propria personalità e per vivere serene ed appagate.


Credo, ad esempio, che rinunciare al diritto di accudire il proprio figlio, almeno nel primo anno di vita, per paura di perdere il lavoro o la possibilità di far carriera sia penalizzante tre volte: per se stesse, per il figlio e per la società, che non investe nel benessere delle generazioni future.

Siamo proprio sicuri che le pari opportunità passino necessariamente attraverso la disponibilità di più asili nido per consentire alle mamme di riprendere il lavoro prima possibile? E' davvero questo il futuro che vogliamo? O non dovrebbero piuttosto essere garantite la stessa libertà di scelta e la stessa dignità a tutte?
Quali sono i valori su cui vogliamo costruire la nostra vita? E quali quelli che vogliamo trasmettere ai figli?

L'errore, a mio avviso, sta nel pensare che - per affrancarsi da una presunta posizione di subalternità - sia necessario ripudiare il femminile per comportarsi come un uomo e perdere così la propria ricchezza.

Credo che sia fondamentale crescere le donne nella consapevolezza che non serve un uomo per vivere. Ce la possiamo fare da sole!

La relazione amorosa, quando c'è, deve essere un luogo di pace e serenità, un'oasi nella quale si sta bene, non un calvario per espiare qualche presunta colpa, passata o futura.
Il compromesso nella relazione deve accontentare entrambe le parti, deve donare il sorriso a tutti per il ritrovato spirito di collaborazione. Se non è così, se si soffre e ci si sente deprivate di qualcosa di molto importante, allora è meglio cambiare strada.
Non è obbligatorio essere in coppia, e non è obbligatorio soffrire.

Occorre quindi che la famiglia e le istituzioni educative concorrano a trasmettere un messaggio di reale indipendenza, di sano amore per se stesse.

E' solo quando si ama veramente se stesse che si è pronte per amare l'altro.

I percorsi di teatro al femminile che propongo permettono di riaprire la comunicazione con se stesse e con l'ambiente attraverso il corpo, attraverso la manifestazione fisica di pensieri ed emozioni, consentendo di riprendere contatto con la propria potenza creativa e con il proprio essere profondo.
Questo lavoro permette di instaurare dinamiche di comunicazione efficaci e di rinnovare la propria autostima e la propria autonomia.


Essere donna fa la differenza, ogni giorno!
Io sono fiera e felice di esserlo!

E voi?

Buonissima settimana!



venerdì 7 marzo 2014

Svezzamento secondo natura, con intervista a Michela Trevisan

Svezzamento secondo natura” della Dr.ssa Michela Trevisan, biologa nutrizionista, madre di due figli, Terra Nuova Edizioni, è un libro che merita ben più di una lettura.
Il testo è un vero e proprio trattato di ecologia della nutrizione, nel quale si trovano informazioni preziose circa la composizione e la salubrità dei cibi destinati ai bambini, a cominciare dal latte materno, offre schede dettagliate su proprietà nutrizionali ed età di introduzione degli alimenti, suggerisce quali utensili usare e come preparare la tavola per i piccoli, oltre a come gestire il momento del pasto. Inoltre illustra le tecniche di cottura basilari e propone ricette specifiche per i bambini in svezzamento e per tutta la famiglia. Interessante una breve appendice finale dedicata all’utilizzo del cibo come medicina.

Immagine presa da qui

Michela Trevisan spiega che lo svezzamento e il nutrimento, oltre a rispondere ad un bisogno fisiologico, sono atti culturali, attraverso i quali si trasmette la cultura familiare dell’alimentazione, e sono atti emotivi, attraverso i quali si comunicano emozioni e sentimenti circa il cibo e l’atmosfera domestica.
E rimette la famiglia al centro, l’unica che è in contatto diretto con quell’individuo unico che è il proprio figlio.

Il momento dello svezzamento [...] è un importantissimo passaggio educativo, la situazione in cui noi genitori aiutiamo i figli a formare il proprio gusto che gli servirà per scegliere alimenti salutari, per loro e per il pianeta. I bambini infatti ci osservano con grande attenzione quando prepariamo il cibo, mentre apriamo una busta di verdure o pasta surgelata, oppure quando li portiamo con noi al mercato a fare la spesa o, ancor meglio, se raccogliamo le verdure direttamente dall’orto.
Tutto questo fa parte dell’importantissimo atto di svezzare i nostri bambini.
Per questo è importante recuperare il gesto, recuperare la sostanza, recuperare anche la capacità di osservare il bambino e non tanto di fissare l’attenzione solo sul cibo.
Le tabelle spesso sono rigide e fredde, descrivono come preparare la pappa e quanta ne deve mangiare il bambino, ma non descrivono i suoi gusti, non danno indicazioni sul tramandare i sapori e quindi la tradizione, il pensiero di quella famiglia. Il bambino è un essere unico, diverso da tutti gli altri, manifesta fin da piccolo i suoi gusti e le sue esigenze attraverso delle richieste. Uno dei compiti dell’esser genitori è proprio quello di imparare a conoscere i bisogni del proprio figlio e come assolverli”.

L’autrice pone l’accento sulla necessità di utilizzare materie prime biologiche e alimenti in linea con il naturale avvicendarsi delle stagioni, che saranno quindi in grado di trasmettere all’organismo l’energia giusta ad affrontare il momento dell’anno corrispondente e lo preserveranno da contaminazioni chimiche dannose per la salute.

Di seguito propongo un’intervista che la Dr.ssa Trevisan mi ha gentilmente rilasciato un po’ di tempo fa e per la quale la ringrazio moltissimo, visto che, presa dalla mia curiosità di mamma, le avevo rivolto veramente tante domande.

Immagine presa da qui

Nel suo libro “Svezzamento secondo natura” lei spiega che il bambino nasce sterile. Qual è il legame tra questa affermazione e l’alimentazione del neonato prima e del bambino poi?

M.T. L'alimentazione è il veicolo attraverso il quale il bambino introduce nell’organismo i batteri che andranno a colonizzare l'intestino. I batteri della flora batterica svolgono un ruolo fondamentale nella maturazione del sistema immunitario attraverso la produzione di sostanze diverse a seconda del tipo di batteri presenti. Nei bambini allattati al seno si avrà una prevalenza di Bifidobatteri, che producono sostanze in grado di stimolare correttamente la maturazione del sistema immunitario, mentre nei bambini allattati artificialmente troviamo una prevalenza di Clostridi, che orientano il sistema immunitario verso una risposta di tipo allergico.

Secondo le raccomandazioni dell’OMS “tutti i bambini dovrebbero essere esclusivamente allattati al seno per i primi sei mesi di vita (26 settimane). Secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, dell’Unicef e dell’Unione Europea, recepite anche dal nostro Ministero della Salute, l’allattamento al seno dovrebbe poi continuare per due anni e oltre, secondo il desiderio della mamma e del bambino.Concorda con queste indicazioni? 

M.T. Sicuramente, e questo è sempre possibile. Sembra un'affermazione infondata, ma solo perché abbiamo perso l'abitudine di compiere un gesto molto semplice: la condivisione di latte materno. Molte mamme possono produrre un po' di latte in più che può essere donato ai figli di amiche e parenti, fresco o congelato con i necessari accorgimenti. Invece, nonostante tutta la comunità scientifica non abbia dubbi sulla superiorità del latte di donna o, per meglio dire, della sua non riproducibilità in laboratorio, il primo consiglio spesso dato alle mamme, ancor prima che diminuisca la produzione di latte, è quello di aggiungere latte artificiale, un latte che cerca di mimare il latte materno composto dalle sostanze fin qui scoperte nell’originale latte materno e limitatamente alla lavorazione industriale possibile... E’ come pensare di ricreare un seme in laboratorio partendo dai componenti di base: minerali, vitamine, amminoacidi... si può pensare che possa germogliare come quelli prodotti naturalmente dalle piante? E il latte artificiale potrà far crescere in modo equilibrato i bambini? Lo scopriremo con il tempo raccogliendo dati su bambini allattati artificialmente.

Perché dopo i sei mesi di età del bambino il latte di mamma sembra non bastare più?

M.T. Perché il bambino, iniziando a muoversi, consuma più energia e gli occorre un'adeguato supplemento di calorie. Questo è il motivo per cui si inizia con pappe di cereali, ricche di carboidrati. Inoltre si parla di carenza di ferro, ma questo elemento è carente nei bambini a cui è stato praticato il taglio precoce del cordone ombelicale (ovvero il cordone è stato tagliato prima che fosse terminata la pulsazione – ndr). Le riserve di ferro in natura durano almeno fino all'anno, spesso anche oltre.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza: cosa significa esattamente svezzare?

M.T. Il termine svezzamento è molto criticato e si sta cercando di sostituirlo con “alimentazione complementare”. Potremmo dire che è un percorso attraverso il quale il bambino impara a conoscere il colore e la consistenza degli alimenti  che già ha assaporato nel liquido amniotico prima e attraverso il latte materno dopo. Gli alimenti che gli verranno presentati durante questo percorso saranno memorizzati come alimenti sani, da preferire nell’alimentazione, perché selezionati dalla famiglia per sopravvivere meglio e riprodursi con maggiore probabilità. Quindi se ai bambini, in questa fase delicata, proponiamo biscotti industriali o verdure fuori stagione o cereali con aromi nella composizione, questo è ciò di cui impareranno a nutrirsi.

Esiste un’età standard per lo svezzamento?

M.T. I pareri non sono concordi, in linea di massima si consiglia di svezzare tra i 6 e gli 8 mesi... Il bambino però deve essere d'accordo! Comunque questa è un'età media, a volte i bambini hanno tempi personali di sviluppo, alcuni bimbi hanno una dentizione molto ritardata, manifestando conseguentemente uno sviluppo ritardato (sempre rispetto alla media...) dell'apparato digerente.

In cosa consiste e come viene praticato invece l’autosvezzamento?

M.T. Al bambino, invece che pappe, vengono proposti alimenti direttamente dal piatto dei genitori. Se i genitori mangiano cibo adeguato ovvero non trattato con sostanze chimiche - pesticidi, conservanti, ecc -, fresco, non raffinato industrialmente, evitando alimenti come salumi, cozze, fritti e soffritti, e il bambino ha già i denti, in fin dei conti è quello che probabilmente facevano i nostri nonni. Ma per poterlo mettere in pratica nella maggior parte dei casi bisognerebbe prima svezzare i genitori dall'alimentazione industriale del supermercato.

Con cosa e come cominciare allora l’introduzione di nuovi alimenti?

M.T. Si può iniziare da creme di cereali e brodo vegetale o da centrifughe di verdura o frutta diluite in acqua. Ogni svezzamento deve essere personalizzato, contestualizzato nell'ambiente familiare, come lo sono gli altri percorsi di crescita del bambino.

Che cosa rende il latte vaccino allergizzante?   E’ necessario introdurlo nell’alimentazione del bambino? In una domanda sul mio blog una mamma, preoccupata della presenza di pus nel latte vaccino, chiede a cosa serve e con cosa si può sostituire.

M.T. Il latte vaccino è l'alimento più adeguato alla crescita del vitello neonato. Equivale al latte materno per i bambini.
Il vitello assume il latte vaccino ben oltre l'indipendenza motoria e così dovrebbero fare anche i nostri cuccioli. Il latte vaccino dato ai bambini può scatenare allergie, favorire la comparsa di diabete e altre patologie. Contiene 4 volte le proteine del latte materno e l'eccessivo consumo di proteine nei primi due anni di vita è stato messo in correlazione con l'obesità infantile dei 4-5 anni. Per questi motivi il latte è sconsigliato al di sotto del primo anno di vita, con forti dubbi sulla sua adeguatezza nei primi tre anni.
Dovrebbe essere sostituito dal latte materno, in sua mancanza da un'alternanza di yogurt (non alla frutta!) e latti vegetali fortificati con calcio.

Che differenza c’è tra latte vaccino e latte di capra? Spesso di sente dire che il secondo è più digeribile.

M.T. Nel latte di capra i grassi sono presenti in globuli più piccoli e più digeribili e anche la caseina fiocca nello stomaco in fiocchi più piccoli rispetto a quella del latte vaccino, ma è comunque un latte adatto alle caprette per uso quotidiano!

Tante madri sembrano convinte che liofilizzati e omogeneizzati – che lei definisce giustamente “scatolette per bambini” - siano più sicuri dei corrispondenti alimenti comprati freschi e lavorati in casa. Questa idea unita al consiglio di molti, troppi pediatri, fa si che molti bambini facciano la prima conoscenza di carne, pesce e latticini attraverso questa forma standardizzata. Lei cosa ne pensa?

M.T. Ha senso dare a un bambino un alimento che non può essere preparato in modo casalingo? Gli stiamo dando un alimento o un farmaco? Se è un farmaco vuol dire che pensiamo che il bambino sia malato e quindi è giusto ricorrere a preparazioni speciali. Se il bambino è sano è corretto che venga nutrito con alimenti preparati in casa.

Sul sito Guida consumatore – la rivista online che rende il cittadino consapevole e informato, in una sezione dedicata allo svezzamento si legge “Sicuramente, i primi alimenti che verranno aggiunti nella dieta del piccolo, come abbiamo già visto, saranno gli omogeneizzati. Vi sono gli omogeneizzati di frutta, di carne, di pesce, di formaggini, di legumi, di verdure oltre alle pappe pronte. Sono prodotti studiati per i più piccoli e sono sicuri in quanto il processo di produzione è seguito con la massima attenzione. Sono già omogeneizzati, sono veloci da preparare (basta infatti scaldarli a bagnomaria e aggiungerli alla minestrina).   Gli omogeneizzati quindi sono sicuri e hanno una conservazione più lunga. E’ chiaro che a partire dall’anno di età, occorre eliminare dalla dieta del bimbo, l’uso degli omogeneizzati per sostituirli agli alimenti freschi, anche se c’è chi lo fa già durante i primi mesi dello svezzamento.”    Io considero questa cattiva informazione o informazione distorta. Lei cosa ne pensa? 

M.T. Dipende dall'obiettivo che ci poniamo: il gusto si forma sui primi alimenti introdotti, svezzare con scatolette formerà il palato dei bambini su sapori industriali e non casalinghi con il risultato, riscontrabile nella maggior parte delle famiglie, che i bambini continuano una dieta differenziata da quella dei genitori, consumando biscotti e merendine invece che pane burro e marmellata, patate fritte o purè al posto della verdura, cordon bleu precotti o pasta all'olio invece che risotti e torte salate preparate in famiglia. Inoltre, se è vero che senza omogeneizzati i bambini non possono avere una dieta adeguata, forse dobbiamo porci qualche domanda su qual'è la dieta adeguata per un bambino.



E voi che tipo di alimentazione offrite ai vostri piccoli?

Vi auguro un we speciale!
A presto!



Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma



martedì 4 marzo 2014

Costume da cavallo... forse...


Le maestre avevano chiesto di costruire una sorta di maschera partendo da una t-shirt.
Quindi ho sacrificato una mia vecchia maglietta, ho riciclato due bottiglie di plastica vuote e i nastrini di raso rosso che chiudevano alcuni pacchi di Natale. Inoltre ho comprato cartoncino marrone e arancio, due bottigliette di colori per stoffa e un cerchietto per capelli.

Bicci si è divertito a dipingere una pancia e un posteriore di cavallo sulla maglietta.


Sul cerchietto ho applicato frangetta e orecchie di cartoncino, nastrini rossi e una criniera-treccia fatta con del pirkka (l'avete mai usato? È strepitoso, si possono creare cose fantastiche, guardate qui) che avevo in casa.
Con le bottiglie ho fatto la coda sonora, che ho sistemato sul retro come uno zainetto.



Naturalmente non ho pensato a niente di realistico.

Ecco qua!


Che ve ne pare?

A presto!


venerdì 28 febbraio 2014

Senza glutine: pane, torte e biscotti

Da quando ho scoperto che Binotto è celiaco e allergico al grano, oltre che all'uovo, ho cominciato ad organizzarmi per consentirgli di continuare a mangiare con gusto (su questo potrei scrivere un libro, ma sorvoliamo...).
Oltre a consultare siti e blog, ho cercato libri e pubblicazioni che fornissero ricette per preparare cibi buoni con ingredienti naturali.

Uno di quelli che più mi ha colpito è Senza glutine: pane, torte e biscotti, Antonio Zucco, Terra Nuova Edizioni, soprattutto perché si concentra sui cibi che maggiormente mancano ad una persona che si trova a rinunciare al glutine.

Immagine presa da qui

Antonio Zucco è uno chef di Cuneo che, scopertosi intollerante al glutine e al lattosio, ha ideato ricette prive di questi ingredienti e le propone anche nel ristorante torinese nel quale lavora.

Il libro è composto di una parte introduttiva, nella quale l'autore parla di intolleranza a glutine e lattosio, oltre a presentare ingredienti e tecniche per preparare pani e dolci gustosi anche senza grano.
Segue un nutrito numero di ricette di pane (anche con pasta madre gluten free), dolci, focacce, pizze e piadine varie.


Ho rivolto ad Antonio Zucco alcune domande.

Nel libro dici di aver scoperto di essere sensibile al glutine e intollerante al lattosio. Come hai fatto? Qual'è stato il tuo percorso?

A.Z. La scoperta a questo tipo di intolleranze è avvenuta per caso. Erano oramai diversi anni che accusavo disturbi come depressione e sbalzi di umore: pur essendo in cura la situazione non migliorava molto. Casualmente venni a conoscenza, su un opuscolo informativo dell’AIC, che il glutine poteva dare problemi di depressione, provai così a sospenderne il consumo per 15 giorni. Notai qualche miglioramento. Intanto, approfondendo il tema relativo alla relazione tra alimentazione e salute, appresi che anche il latte e i suoi derivati potevano creare questo tipo di problemi, così sospesi anche l’assunzione di latte. Dopo poco meno di un anno ero come rinato.

Come si può convivere con queste problematiche, specialmente la celiachia che dura tutta la vita, senza rinunciare al gusto?

A.Z. Non è un problema, anzi. Se partiamo dal presupposto che la cucina senza glutine sia meno saporita dell’altra partiamo con il piede sbagliato e con un pregiudizio che condizionerà le nostre scelte in campo alimentare. Sicuramente la preparazione di piatti gluten free in casa e con prodotti freschi è la base per avere un'alimentazione appetitosa e sana, nonché lo stimolo per la riscoperta e il corretto utilizzo di quei cereali e pseudocereali poco conosciuti o dimenticati quali miglio, grano saraceno, quinoa, i vari tipi di riso tra cui l’integrale, il rosso e il Venere.

E' possibile produrre un buon pane senza glutine? Come?

A.Z. Si può produrre un buon pane senza glutine utilizzando farine macinate al momento. Questa è una delle prerogative per ottenere un buon pane. In questo caso è essenziale munirsi di una mulino domestico che consenta di macinare i cereali senza glutine al momento del bisogno. E' chiaro che l'apparecchio dovrà molire solo chicchi gluten free per evitare contaminazioni. Il costo di questo macchinario è sicuramente un piccolo investimento per una famiglia ma si guadagna in salute, gusto e risparmio (le farine di cereali senza glutine già pronte hanno un prezzo nettamente superiore al prezzo del chicco intero).

E per gli amanti della pasta madre? Io ho provato ripetutamente ad allevare una pasta madre gluten free con il tuo metodo, ma non sono riuscita. Qualche dritta? C'è chi consiglia di lasciar riposare l'impasto iniziale senza nutrirlo ogni giorno, ma il mio si è ammuffito...

A.Z. La preparazione del lievito madre è un’operazione complessa che necessità di una certa abilità. Sicuramente le prime volte sarà difficile gestirla. Il periodo più semplice per farla nascere è quello estivo, quando le temperature sono più alte e stabili. Utile ricordare che la pasta madre non ama gli sbalzi di temperatura. L’unico modo è provare e provare finché non si acquisisce dimestichezza.

Dove si possono gustare i tuoi piatti?

A.Z. Attualmente sto lavorando in un ristorante di Torino, Cascina Falchera. Ci stiamo attivando per ottenere l’autorizzazione dalla AIC per servire menù senza glutine ma è comunque già possibile, su prenotazione, avere dei piatti senza glutine e senza lattosio.

Foto gentilmente fornita dall'autore

Dal libro di Zucco io ho già provato alcune ricette.

Facile e buono questo Pane di riso e ceci

Ingredienti:
400 gr farina di riso
200 gr farina ceci
350 ml acqua
20 g lievito di birra
1 cucchiaio di sale fino

Mescolate in un contenitore le farine con l'acqua tiepida in cui avrete fatto sciogliere il lievito e lavorate il tutto per 4-5 minuti. Fate lievitare l'impasto in una ciotola di vetro, incidetene la superficie a croce in modo da facilitare l'operazione e copritelo con un telo di cotone umido.
Lasciatelo riposare per 2-3 ore, quindi lavoratelo nuovamente aggiungendo il sale e sistematelo in uno stampo da plum-cake foderato con carta da forno. Lasciatelo lievitare ancora per 1 ora incidendo la superficie per la lunghezza, coperto con un telo umido.
Cuocete in forno preriscaldato a 190-200° per 50 minuti, quindi sfornate il pane, avvolgetelo in un telo e fatelo raffreddare prima di consumarlo.

Io sono toscana, quindi ho ridotto il sale!

E poi abbiamo provato questi semplici Dolcetti di ceci e riso

Ingredienti (per 12 dolcetti):
200 g farina di ceci
100 g farina di riso
100g zucchero di canna
4 C olio di girasole
150 ml acqua
1 p di sale

Radunate in una ciotola le due farine, lo zucchero, l'olio, l'acqua e il pizzico di sale. Lavorate bene il composto e racchiudendolo fra due cucchiai sovrapposti formateci una dozzina di quenelle che disporrete su di una teglia foderata con carta da forno.
Cuoceteli in forno preriscaldato a 180° per 20-25 minuti, fateli raffreddare e conservateli in un contenitore a chiusura ermetica.

Provate anche voi?

Buon we!
♥♥♥


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma

mercoledì 26 febbraio 2014

Scelte

Sembra che noi, piccoli umani, abbiamo una spiccata propensione a sentirci prigionieri del dovere, neanche fossimo stati cresciuti ed educati da schiavi. Anche se una bella educazione sciacallo fa la sua buona parte nel farci sentire tali!


In realtà tutto quello che facciamo o non facciamo è frutto di una nostra scelta. Proprio così! E prenderne coscienza aiuta a sentirsi finalmente liberi, padroni della nostra vita e a ritrovare il sorriso.
Non ci credete?

Provate a fare questo bell'esercizio: prendete un foglio A4 e lo piegate in due nel verso della lunghezza.
A sinistra scrivete i primi 10 “devo” che vi vengono in mente. Facile, vero?
A destra trasformate tutti i “devo” in “voglio/preferisco”. Ce la farete?
Attendo i risultati nei commenti.

Questo giochino potrebbe trasformarsi in un piccolo compito quotidiano, finché non sarete riusciti ad estirpare il dovere dalla vostra vita o a sorriderne quando vi saltasse fuori per sbaglio.


Le scelte che noi compiamo ogni giorno sono piccoli mattoncini che costruiscono la nostra vita e il nostro io.
A volte riusciamo a valutarne le conseguenze, a volte no, proprio perché forse ci sentiamo un po' impigliati dentro un percorso obbligato.


Da quando è nato Binotto ho capito che avevo bisogno di ripensare le mie priorità.
Ho scoperto che ero molto più indipendente di quanto avessi mai pensato di essere, ho compreso che non era utile continuare ad aspettare, ho capito che avevo bisogno di stargli vicino per non perdere i momenti magici della sua infanzia, i piccoli progressi di ogni giorno, e ho realizzato che era giunto finalmente il momento di fidarmi di me e di porre la creatività e le mie passioni al centro della mia vita.


Ho fatto tante scelte, piccole e grandi, alcune facili facili altre molto impegnative e faticose. Ed ora so chi sono e chi voglio essere, e mi sento incredibilmente viva e felice!

L'ultima scelta che ho compiuto in questi mesi è stata il part-time verticale.
Lavorerò fino al 30 giugno, poi avrò luglio e agosto liberi. Avrò due splendidi mesi estivi da riempire con Bicci, con il mare, con tanti sorrisi, e con la libertà di lavorare sulle cose che mi interessano veramente.


Qual'è stata la vostra ultima scelta O quella più memorabile?


Buonissima giornata a voi!
♥♥♥ 



Ps: colgo l'occasione di ringraziare Fabiola del blog pinkgok.blospot.it che domenica scorsa mi ha assegnato un premio

lunedì 24 febbraio 2014

Educare con la Comunicazione Nonviolenta

Educare con la Comunicazione Nonviolenta”, Marshall B. Rosenberg, Esserci Edizioni, Reggio Emilia, 2010, tratto da una conferenza tenuta da Rosenberg a Reggio Emilia, è un piccolo grande libro: piccolo nelle dimensioni ma grande per la portata innovativa del messaggio che veicola.

Immagine presa da qui

La CNV, Comunicazione Nonviolenta, è un protocollo di comunicazione che può essere applicato in maniera proficua in ogni contesto sociale, al fine di instaurare rapporti empatici e collaborativi. Utilizzata in ambito educativo/familiare la CNV aiuta anche a promuovere il cambiamento di comportamenti indesiderati senza ferire la dignità delle persone ma, al contrario, donando loro ascolto profondo e comprensione.

Quindi la CNV è un linguaggio della vita, si occupa di ciò che c'è di vivo in noi, senza criticare l'altro.”

Rosenberg distingue due modi di esprimersi: il Linguaggio Sciacallo e il Linguaggio Giraffa. Il primo è quello scollegato dalla vita e dalla gioia di donare: utilizza premi e punizioni, senso di colpa e vergogna, esprime giudizi e offende per manipolare il comportamento delle persone distruggendo la possibilità di una cooperazione spontanea e armoniosa.

Il secondo, chiamato così perché la giraffa è l'animale terrestre con il cuore più grande, consente di rivolgersi agli altri senza criticare e senza insultare, con un linguaggio e un'attenzione che si prefigge la costruzione di una comunicazione win-win, nella quale trovano soddisfazione i sentimenti e i bisogni di tutte le persone coinvolte.

Immagine presa da qui

Ai due linguaggi corrispondono due analoghi modi di ascoltare. Rosenberg, infatti, fa notare che il modo in cui noi recepiamo il messaggio del nostro interlocutore è sempre funzione di una nostra scelta, di una nostra interpretazione o diagnosi. Secondo il modello della CNV sarebbe più utile esercitarsi nell'imparare a cogliere nel messaggio dell'altro sentimenti e bisogni in modo da comprenderli e accoglierli, al fine di aprirsi alla vita e alla gioia di donare che la stessa porta con sé.

Il Linguaggio Giraffa consta di 4 passaggi:
  1. fare osservazioni chiare, che significa descrivere fatti sforzandosi di non interpretarli e non esprimere giudizi o critiche;
  2. esprimere i nostri sentimenti in una data circostanza;
  3. esprimere il nostro bisogno, quello che vorremmo sentir soddisfatto;
  4. formulare una richiesta chiara, utile al soddisfacimento del bisogno espresso.

Ci sono aspetti del nostro modo di esprimerci di cui non abbiamo coscienza, perché, come afferma Rosenberg, buona parte di noi è stato educata con il Linguaggio Sciacallo, per cui riuscire a comunicare secondo la CNV presuppone lo sforzo di abbandonare il vecchio modo e ricostruire una modalità comunicativa non violenta mettendo in pratica i passaggi indicati.

Se questo inizialmente può apparire un po' meccanico ed artificioso, con l'esercizio si acquisisce scioltezza e naturalezza.

Io credo che la chiave di volta per riuscire a mettere in pratica questa tipo di comunicazione stia nel porsi una domanda molto semplice: che cosa voglio da questa situazione/persona?
Vedrete che tutte le volte che sentirete il bisogno di instaurare rapporti autentici e profondi, nei quali le persone si sentano collegate a livello del cuore, la CNV sarà la carta vincente. Ma lo sarà anche quando troverete sufficiente mantenere un clima sereno e collaborativo, come a lavoro ad esempio.

Il filosofo Krishnamurti [...] afferma che la forma più alta di intelligenza umana è la capacità di osservare senza valutare, la capacità di essere specifici sulle cose che non ci piacciono, senza mescolare diagnosi.
Questo è molto difficile per me e per altre persone alle quali è stato insegnato a parlare Sciacallo, perché il nostro modo di pensare molto facilmente trasforma i fatti in diagnosi”.

Sono andato a scuola per 21 anni, non riesco assolutamente a ricordarmi di una sola volta che mi sia stato chiesto come mi sentivo, sono andato a scuole sciacallo e lì non interessava sapere quali erano i sentimenti dei ragazzi. L'unico gioco era quello di sapere cosa l'autorità, il capo riteneva fosse giusto. E ho imparato bene a svolgere quel ruolo, non è poi tanto difficile imparare quel gioco, basta essere una persona morta, una bella persona morta, scollegata dai propri sentimenti e vivere semplicemente qui, nella testa, cercando di fare quello che le persone, d'autorità, pensano sia giusto che tu faccia”.

Essere liberi richiede la consapevolezza di ciò che proviamo [...] Ci richiede poi un'altra cosa, ci richiede di sapere perché ci sentiamo nel modo in cui ci sentiamo. Non vogliamo rimproverare gli altri per i nostri sentimenti”

Tutte le volte che siete arrabbiati [...] In qualche modo state giudicando che l'altra persona è sbagliata.
Tutte le volte invece che vi sentite depressi, in colpa o provate vergogna, vedrete dei pensieri sciacallo diretti contro di voi.”

Ci colleghiamo alla vita attraverso i bisogni [...]
Quando siamo collegati al livello del bisogno, i bisogni di entrambi possono essere soddisfatti”.

Quando parliamo il Linguaggio Giraffa vogliamo essere molto onesti, senza criticare, senza insultare: è il linguaggio del cuore. Riveliamo onestamente quello che c'è nel nostro cuore, senza usare nessuna parola che implichi che c'è qualche cosa di sbagliato nell'altro.”

Viviamo in un mondo dove l'80% della popolazione parla sciacallo”.

Il sistema scolastico sciacallo etichetta gli studenti. In quelle strutture si pensa che alcuni studenti siano intelligenti, che altri siano stupidi, che alcuni siano normali, che altri siano socialmente ed emotivamente disturbati.

A molti la CNV potrebbe sembrare un esercizio di dialettica ma non lo è.
E' invece un invito a riposare, a guardare il mondo con occhi bambini , con lo sguardo sereno e pulito dell'amore.

Una comunicazione che viene dal cuore, che si focalizza sui bisogni di ciascuno, permette alle persone di aprirsi vicendevolmente e di aver voglia di cooperare. E in un ambiente dove c'è cooperazione si impara davvero, perché l'alunno è messo al centro, con i suoi sentimenti e con i suoi bisogni.
Di fondamentale importanza, a coronamento di questo processo, è esprimere sincera gratitudine per quello che di buono l'altro ha portato nella nostra vita.

Ma pensate che meraviglia se, insieme ai programmi ministeriali, agli insegnanti venisse imposto di rivolgersi agli alunni con un linguaggio di questo tipo?
E se questa fosse la forma di comunicazione adottata nei contesti lavorativi?
Riuscite ad immaginare quanta violenza in meno ci sarebbe nel mondo e come saremmo tutti più rilassati e felici?

Ho parlato di Rosenberg e CNV anche qui e qui.

Buonissimo lunedì a voi!




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