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domenica 6 aprile 2014

lunedì 24 marzo 2014

Fenomenologia della mamma al bagno!

Avviso ai naviganti: trattasi di post poco elegante, ma ogni tanto mi va di riderci su!

L'arrivo di un neonato, si sa, stravolge la vita, la riempie di tenerezza e nuovi ritmi, nuove responsabilità, vira l'ordinario in magia e detta nuove priorità.
Niente sarà più come prima. Neanche andare in bagno!

Binotto è, ed è sempre stato, un bambino ad alto contatto, non voleva mai stare separato da me: l'ho tenuto molto in braccio, molto in fascia, gli ho sempre parlato e cantato.
Dopo pochi giorni dalla sua nascita avevo già imparato a trattenere e posticipare qualsiasi bisogno dovessi fare in bagno, pipì o pupù. Per non parlare della doccia, ma quella merita un capitolo a parte...
Ma poi arrivava il momento in cui proprio non ce la facevo più, e se la pipì rappresentava un passaggio più agile e veloce, l'altra faccenda era/è una vera passione.

Ricordate quando Guccini ne L'avvelenata dice “...neanche dentro al cesso possiedo un mio momento”?

Dunque: sono andata in bagno con Bicci nella fascia (scomodo), o in braccio, precisamente sotto un braccio (atroce) mentre con l'altra mano facevo quello di cui necessitavo per rimettermi in ordine... oppure mettevo Bicci nella carrozzina con lo schienale alzato – guai a sdraiarlo – vicino vicino a me e cantavo senza prendere respiro perché si rendesse conto più tardi possibile che non lo stavo toccando... E quelle poche volte che c'era qualcuno che si offriva gentilmente di tenerlo in braccio mentre io facevo quel che non era più procrastinabile, Binotto cominciava a piangere dopo zero secondi e ci ritrovavamo in bagno in tre, con me che cantavo come sopra!

Pian piano Bicci è cresciuto e così l'ho portato in bagno con me in tutti i supporti possibili, continuando a narrare storie e cantare per non farlo tediare.

Ora Binotto ha più di tre anni e meno di quattro, quando va in bagno non vuole essere osservato, mi manda via e mi chiama solo per essere pulito e lavato. Oh, santa indipendenza!

Ma quando sono io ad andare in bagno... arriva di corsa pregandomi di seguirlo immediatamente per mostrarmi il disastro appena combinato; pretende di baciarmi la suzza, prima una e poi l'altra, e/o di toccarmi i capelli; vuole che gli legga un libro; ha urgente bisogno che gli monti l'unico gioco che non sa montar da solo; devo andare a vedere il dipinto confezionato apposta per me; scappa anche a lui e mi devo alzare subito perché “altrimenti me la faccio addosso”; oppure mi osserva e mi interroga con interesse scientifico sulle differenze anatomiche intime tra me e lui e sul motivo per cui non mi sono ancora depilata... Insomma non c'è più pace al cesso... un tempo ci leggevo i libri...
E voi come ve la cavate?

Buonissimo inizio di settimana!
:-))


lunedì 17 marzo 2014

Un libro e una canzone

Un libro e una canzone per dire che la vita è un dono prezioso, di cui è vietato sprecare anche solo un attimo, e per dire che niente accade casualmente, c'è sempre una ragione per tutto.

Immagine presa da qui

Ho letto per la prima volta “La Ragazza delle arance” di Jostein Gaarder, Tea Due, nel 2007: era un momento particolare, questo libro mi ha trovata e mi ha carezzato l'anima.

Jan Olav, un padre, muore prematuramente a causa di una malattia quando il figlio Georg ha solo quattro anni. Addolorato dalla consapevolezza di non poterlo accompagnare nella crescita, scrive una lettera all'adolescente che il piccolo diverrà. Infatti Georg riceverà la lettera all'età di quindici anni.
Quelle parole dal passato rappresentano un dono d'amore, un gesto che dà la vita una seconda volta. E molto altro ancora.

La trama non la racconto perché il libro va letto: è un piccolo amuleto che ci ricorda l'importanza di vivere a fondo ogni attimo di questa favola e di alzare lo sguardo a guardare le stelle.

Il tempo, Georg. Cos'è il tempo?”

Guarda il mondo, Georg, guarda il mondo prima di assimilare troppa fisica e chimica.”

Dopo aver letto tutto questo, sai qualcosa sulla storia della mia vita. Sai chi sono. Mi fa bene pensarci.”

Ho ereditato un dolore profondo da mio padre […] Ma ho anche ereditato la capacità di vedere quanto sia meravigliosa la vita.”

Scelgo la vita. Scelgo quel piccolo ritaglio di Bene che mi viene concesso […]”

Chiedi a tua madre o a tuo padre come si sono incontrati. Forse hanno una storia emozionante da raccontarti. Chiedi magari a tutti e due, perché non è detto che raccontino esattamente le stesse cose.”

Anni fa, dopo aver superato brillantemente un esame universitario, mi sono regalata un cd doppio live che desideravo da tempo.
Uno dei due dischi contiene una canzone che adoro: mi fa venire i brividi e mi commuove ogni volta che l'ascolto.
Un giorno mia madre era in macchina con me, io metto il cd e seleziono la traccia spiegandole che amo molto la canzone che sta per iniziare.


Partono le prime note e mia madre mi racconta che su quel brano lei e mio padre si sono conosciuti: è la loro canzone.
Sono rimasta senza parole, ancora più emozionata.
E' un po' come se io avessi iniziato la mia esistenza in quell'incontro, sulle note di quella canzone.

Vi auguro un'ottima settimana!
A presto!
♥♥♥


venerdì 7 marzo 2014

Svezzamento secondo natura, con intervista a Michela Trevisan

Svezzamento secondo natura” della Dr.ssa Michela Trevisan, biologa nutrizionista, madre di due figli, Terra Nuova Edizioni, è un libro che merita ben più di una lettura.
Il testo è un vero e proprio trattato di ecologia della nutrizione, nel quale si trovano informazioni preziose circa la composizione e la salubrità dei cibi destinati ai bambini, a cominciare dal latte materno, offre schede dettagliate su proprietà nutrizionali ed età di introduzione degli alimenti, suggerisce quali utensili usare e come preparare la tavola per i piccoli, oltre a come gestire il momento del pasto. Inoltre illustra le tecniche di cottura basilari e propone ricette specifiche per i bambini in svezzamento e per tutta la famiglia. Interessante una breve appendice finale dedicata all’utilizzo del cibo come medicina.

Immagine presa da qui

Michela Trevisan spiega che lo svezzamento e il nutrimento, oltre a rispondere ad un bisogno fisiologico, sono atti culturali, attraverso i quali si trasmette la cultura familiare dell’alimentazione, e sono atti emotivi, attraverso i quali si comunicano emozioni e sentimenti circa il cibo e l’atmosfera domestica.
E rimette la famiglia al centro, l’unica che è in contatto diretto con quell’individuo unico che è il proprio figlio.

Il momento dello svezzamento [...] è un importantissimo passaggio educativo, la situazione in cui noi genitori aiutiamo i figli a formare il proprio gusto che gli servirà per scegliere alimenti salutari, per loro e per il pianeta. I bambini infatti ci osservano con grande attenzione quando prepariamo il cibo, mentre apriamo una busta di verdure o pasta surgelata, oppure quando li portiamo con noi al mercato a fare la spesa o, ancor meglio, se raccogliamo le verdure direttamente dall’orto.
Tutto questo fa parte dell’importantissimo atto di svezzare i nostri bambini.
Per questo è importante recuperare il gesto, recuperare la sostanza, recuperare anche la capacità di osservare il bambino e non tanto di fissare l’attenzione solo sul cibo.
Le tabelle spesso sono rigide e fredde, descrivono come preparare la pappa e quanta ne deve mangiare il bambino, ma non descrivono i suoi gusti, non danno indicazioni sul tramandare i sapori e quindi la tradizione, il pensiero di quella famiglia. Il bambino è un essere unico, diverso da tutti gli altri, manifesta fin da piccolo i suoi gusti e le sue esigenze attraverso delle richieste. Uno dei compiti dell’esser genitori è proprio quello di imparare a conoscere i bisogni del proprio figlio e come assolverli”.

L’autrice pone l’accento sulla necessità di utilizzare materie prime biologiche e alimenti in linea con il naturale avvicendarsi delle stagioni, che saranno quindi in grado di trasmettere all’organismo l’energia giusta ad affrontare il momento dell’anno corrispondente e lo preserveranno da contaminazioni chimiche dannose per la salute.

Di seguito propongo un’intervista che la Dr.ssa Trevisan mi ha gentilmente rilasciato un po’ di tempo fa e per la quale la ringrazio moltissimo, visto che, presa dalla mia curiosità di mamma, le avevo rivolto veramente tante domande.

Immagine presa da qui

Nel suo libro “Svezzamento secondo natura” lei spiega che il bambino nasce sterile. Qual è il legame tra questa affermazione e l’alimentazione del neonato prima e del bambino poi?

M.T. L'alimentazione è il veicolo attraverso il quale il bambino introduce nell’organismo i batteri che andranno a colonizzare l'intestino. I batteri della flora batterica svolgono un ruolo fondamentale nella maturazione del sistema immunitario attraverso la produzione di sostanze diverse a seconda del tipo di batteri presenti. Nei bambini allattati al seno si avrà una prevalenza di Bifidobatteri, che producono sostanze in grado di stimolare correttamente la maturazione del sistema immunitario, mentre nei bambini allattati artificialmente troviamo una prevalenza di Clostridi, che orientano il sistema immunitario verso una risposta di tipo allergico.

Secondo le raccomandazioni dell’OMS “tutti i bambini dovrebbero essere esclusivamente allattati al seno per i primi sei mesi di vita (26 settimane). Secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, dell’Unicef e dell’Unione Europea, recepite anche dal nostro Ministero della Salute, l’allattamento al seno dovrebbe poi continuare per due anni e oltre, secondo il desiderio della mamma e del bambino.Concorda con queste indicazioni? 

M.T. Sicuramente, e questo è sempre possibile. Sembra un'affermazione infondata, ma solo perché abbiamo perso l'abitudine di compiere un gesto molto semplice: la condivisione di latte materno. Molte mamme possono produrre un po' di latte in più che può essere donato ai figli di amiche e parenti, fresco o congelato con i necessari accorgimenti. Invece, nonostante tutta la comunità scientifica non abbia dubbi sulla superiorità del latte di donna o, per meglio dire, della sua non riproducibilità in laboratorio, il primo consiglio spesso dato alle mamme, ancor prima che diminuisca la produzione di latte, è quello di aggiungere latte artificiale, un latte che cerca di mimare il latte materno composto dalle sostanze fin qui scoperte nell’originale latte materno e limitatamente alla lavorazione industriale possibile... E’ come pensare di ricreare un seme in laboratorio partendo dai componenti di base: minerali, vitamine, amminoacidi... si può pensare che possa germogliare come quelli prodotti naturalmente dalle piante? E il latte artificiale potrà far crescere in modo equilibrato i bambini? Lo scopriremo con il tempo raccogliendo dati su bambini allattati artificialmente.

Perché dopo i sei mesi di età del bambino il latte di mamma sembra non bastare più?

M.T. Perché il bambino, iniziando a muoversi, consuma più energia e gli occorre un'adeguato supplemento di calorie. Questo è il motivo per cui si inizia con pappe di cereali, ricche di carboidrati. Inoltre si parla di carenza di ferro, ma questo elemento è carente nei bambini a cui è stato praticato il taglio precoce del cordone ombelicale (ovvero il cordone è stato tagliato prima che fosse terminata la pulsazione – ndr). Le riserve di ferro in natura durano almeno fino all'anno, spesso anche oltre.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza: cosa significa esattamente svezzare?

M.T. Il termine svezzamento è molto criticato e si sta cercando di sostituirlo con “alimentazione complementare”. Potremmo dire che è un percorso attraverso il quale il bambino impara a conoscere il colore e la consistenza degli alimenti  che già ha assaporato nel liquido amniotico prima e attraverso il latte materno dopo. Gli alimenti che gli verranno presentati durante questo percorso saranno memorizzati come alimenti sani, da preferire nell’alimentazione, perché selezionati dalla famiglia per sopravvivere meglio e riprodursi con maggiore probabilità. Quindi se ai bambini, in questa fase delicata, proponiamo biscotti industriali o verdure fuori stagione o cereali con aromi nella composizione, questo è ciò di cui impareranno a nutrirsi.

Esiste un’età standard per lo svezzamento?

M.T. I pareri non sono concordi, in linea di massima si consiglia di svezzare tra i 6 e gli 8 mesi... Il bambino però deve essere d'accordo! Comunque questa è un'età media, a volte i bambini hanno tempi personali di sviluppo, alcuni bimbi hanno una dentizione molto ritardata, manifestando conseguentemente uno sviluppo ritardato (sempre rispetto alla media...) dell'apparato digerente.

In cosa consiste e come viene praticato invece l’autosvezzamento?

M.T. Al bambino, invece che pappe, vengono proposti alimenti direttamente dal piatto dei genitori. Se i genitori mangiano cibo adeguato ovvero non trattato con sostanze chimiche - pesticidi, conservanti, ecc -, fresco, non raffinato industrialmente, evitando alimenti come salumi, cozze, fritti e soffritti, e il bambino ha già i denti, in fin dei conti è quello che probabilmente facevano i nostri nonni. Ma per poterlo mettere in pratica nella maggior parte dei casi bisognerebbe prima svezzare i genitori dall'alimentazione industriale del supermercato.

Con cosa e come cominciare allora l’introduzione di nuovi alimenti?

M.T. Si può iniziare da creme di cereali e brodo vegetale o da centrifughe di verdura o frutta diluite in acqua. Ogni svezzamento deve essere personalizzato, contestualizzato nell'ambiente familiare, come lo sono gli altri percorsi di crescita del bambino.

Che cosa rende il latte vaccino allergizzante?   E’ necessario introdurlo nell’alimentazione del bambino? In una domanda sul mio blog una mamma, preoccupata della presenza di pus nel latte vaccino, chiede a cosa serve e con cosa si può sostituire.

M.T. Il latte vaccino è l'alimento più adeguato alla crescita del vitello neonato. Equivale al latte materno per i bambini.
Il vitello assume il latte vaccino ben oltre l'indipendenza motoria e così dovrebbero fare anche i nostri cuccioli. Il latte vaccino dato ai bambini può scatenare allergie, favorire la comparsa di diabete e altre patologie. Contiene 4 volte le proteine del latte materno e l'eccessivo consumo di proteine nei primi due anni di vita è stato messo in correlazione con l'obesità infantile dei 4-5 anni. Per questi motivi il latte è sconsigliato al di sotto del primo anno di vita, con forti dubbi sulla sua adeguatezza nei primi tre anni.
Dovrebbe essere sostituito dal latte materno, in sua mancanza da un'alternanza di yogurt (non alla frutta!) e latti vegetali fortificati con calcio.

Che differenza c’è tra latte vaccino e latte di capra? Spesso di sente dire che il secondo è più digeribile.

M.T. Nel latte di capra i grassi sono presenti in globuli più piccoli e più digeribili e anche la caseina fiocca nello stomaco in fiocchi più piccoli rispetto a quella del latte vaccino, ma è comunque un latte adatto alle caprette per uso quotidiano!

Tante madri sembrano convinte che liofilizzati e omogeneizzati – che lei definisce giustamente “scatolette per bambini” - siano più sicuri dei corrispondenti alimenti comprati freschi e lavorati in casa. Questa idea unita al consiglio di molti, troppi pediatri, fa si che molti bambini facciano la prima conoscenza di carne, pesce e latticini attraverso questa forma standardizzata. Lei cosa ne pensa?

M.T. Ha senso dare a un bambino un alimento che non può essere preparato in modo casalingo? Gli stiamo dando un alimento o un farmaco? Se è un farmaco vuol dire che pensiamo che il bambino sia malato e quindi è giusto ricorrere a preparazioni speciali. Se il bambino è sano è corretto che venga nutrito con alimenti preparati in casa.

Sul sito Guida consumatore – la rivista online che rende il cittadino consapevole e informato, in una sezione dedicata allo svezzamento si legge “Sicuramente, i primi alimenti che verranno aggiunti nella dieta del piccolo, come abbiamo già visto, saranno gli omogeneizzati. Vi sono gli omogeneizzati di frutta, di carne, di pesce, di formaggini, di legumi, di verdure oltre alle pappe pronte. Sono prodotti studiati per i più piccoli e sono sicuri in quanto il processo di produzione è seguito con la massima attenzione. Sono già omogeneizzati, sono veloci da preparare (basta infatti scaldarli a bagnomaria e aggiungerli alla minestrina).   Gli omogeneizzati quindi sono sicuri e hanno una conservazione più lunga. E’ chiaro che a partire dall’anno di età, occorre eliminare dalla dieta del bimbo, l’uso degli omogeneizzati per sostituirli agli alimenti freschi, anche se c’è chi lo fa già durante i primi mesi dello svezzamento.”    Io considero questa cattiva informazione o informazione distorta. Lei cosa ne pensa? 

M.T. Dipende dall'obiettivo che ci poniamo: il gusto si forma sui primi alimenti introdotti, svezzare con scatolette formerà il palato dei bambini su sapori industriali e non casalinghi con il risultato, riscontrabile nella maggior parte delle famiglie, che i bambini continuano una dieta differenziata da quella dei genitori, consumando biscotti e merendine invece che pane burro e marmellata, patate fritte o purè al posto della verdura, cordon bleu precotti o pasta all'olio invece che risotti e torte salate preparate in famiglia. Inoltre, se è vero che senza omogeneizzati i bambini non possono avere una dieta adeguata, forse dobbiamo porci qualche domanda su qual'è la dieta adeguata per un bambino.



E voi che tipo di alimentazione offrite ai vostri piccoli?

Vi auguro un we speciale!
A presto!



Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma



martedì 4 marzo 2014

Costume da cavallo... forse...


Le maestre avevano chiesto di costruire una sorta di maschera partendo da una t-shirt.
Quindi ho sacrificato una mia vecchia maglietta, ho riciclato due bottiglie di plastica vuote e i nastrini di raso rosso che chiudevano alcuni pacchi di Natale. Inoltre ho comprato cartoncino marrone e arancio, due bottigliette di colori per stoffa e un cerchietto per capelli.

Bicci si è divertito a dipingere una pancia e un posteriore di cavallo sulla maglietta.


Sul cerchietto ho applicato frangetta e orecchie di cartoncino, nastrini rossi e una criniera-treccia fatta con del pirkka (l'avete mai usato? È strepitoso, si possono creare cose fantastiche, guardate qui) che avevo in casa.
Con le bottiglie ho fatto la coda sonora, che ho sistemato sul retro come uno zainetto.



Naturalmente non ho pensato a niente di realistico.

Ecco qua!


Che ve ne pare?

A presto!


mercoledì 26 febbraio 2014

Scelte

Sembra che noi, piccoli umani, abbiamo una spiccata propensione a sentirci prigionieri del dovere, neanche fossimo stati cresciuti ed educati da schiavi. Anche se una bella educazione sciacallo fa la sua buona parte nel farci sentire tali!


In realtà tutto quello che facciamo o non facciamo è frutto di una nostra scelta. Proprio così! E prenderne coscienza aiuta a sentirsi finalmente liberi, padroni della nostra vita e a ritrovare il sorriso.
Non ci credete?

Provate a fare questo bell'esercizio: prendete un foglio A4 e lo piegate in due nel verso della lunghezza.
A sinistra scrivete i primi 10 “devo” che vi vengono in mente. Facile, vero?
A destra trasformate tutti i “devo” in “voglio/preferisco”. Ce la farete?
Attendo i risultati nei commenti.

Questo giochino potrebbe trasformarsi in un piccolo compito quotidiano, finché non sarete riusciti ad estirpare il dovere dalla vostra vita o a sorriderne quando vi saltasse fuori per sbaglio.


Le scelte che noi compiamo ogni giorno sono piccoli mattoncini che costruiscono la nostra vita e il nostro io.
A volte riusciamo a valutarne le conseguenze, a volte no, proprio perché forse ci sentiamo un po' impigliati dentro un percorso obbligato.


Da quando è nato Binotto ho capito che avevo bisogno di ripensare le mie priorità.
Ho scoperto che ero molto più indipendente di quanto avessi mai pensato di essere, ho compreso che non era utile continuare ad aspettare, ho capito che avevo bisogno di stargli vicino per non perdere i momenti magici della sua infanzia, i piccoli progressi di ogni giorno, e ho realizzato che era giunto finalmente il momento di fidarmi di me e di porre la creatività e le mie passioni al centro della mia vita.


Ho fatto tante scelte, piccole e grandi, alcune facili facili altre molto impegnative e faticose. Ed ora so chi sono e chi voglio essere, e mi sento incredibilmente viva e felice!

L'ultima scelta che ho compiuto in questi mesi è stata il part-time verticale.
Lavorerò fino al 30 giugno, poi avrò luglio e agosto liberi. Avrò due splendidi mesi estivi da riempire con Bicci, con il mare, con tanti sorrisi, e con la libertà di lavorare sulle cose che mi interessano veramente.


Qual'è stata la vostra ultima scelta O quella più memorabile?


Buonissima giornata a voi!
♥♥♥ 



Ps: colgo l'occasione di ringraziare Fabiola del blog pinkgok.blospot.it che domenica scorsa mi ha assegnato un premio

lunedì 24 febbraio 2014

Educare con la Comunicazione Nonviolenta

Educare con la Comunicazione Nonviolenta”, Marshall B. Rosenberg, Esserci Edizioni, Reggio Emilia, 2010, tratto da una conferenza tenuta da Rosenberg a Reggio Emilia, è un piccolo grande libro: piccolo nelle dimensioni ma grande per la portata innovativa del messaggio che veicola.

Immagine presa da qui

La CNV, Comunicazione Nonviolenta, è un protocollo di comunicazione che può essere applicato in maniera proficua in ogni contesto sociale, al fine di instaurare rapporti empatici e collaborativi. Utilizzata in ambito educativo/familiare la CNV aiuta anche a promuovere il cambiamento di comportamenti indesiderati senza ferire la dignità delle persone ma, al contrario, donando loro ascolto profondo e comprensione.

Quindi la CNV è un linguaggio della vita, si occupa di ciò che c'è di vivo in noi, senza criticare l'altro.”

Rosenberg distingue due modi di esprimersi: il Linguaggio Sciacallo e il Linguaggio Giraffa. Il primo è quello scollegato dalla vita e dalla gioia di donare: utilizza premi e punizioni, senso di colpa e vergogna, esprime giudizi e offende per manipolare il comportamento delle persone distruggendo la possibilità di una cooperazione spontanea e armoniosa.

Il secondo, chiamato così perché la giraffa è l'animale terrestre con il cuore più grande, consente di rivolgersi agli altri senza criticare e senza insultare, con un linguaggio e un'attenzione che si prefigge la costruzione di una comunicazione win-win, nella quale trovano soddisfazione i sentimenti e i bisogni di tutte le persone coinvolte.

Immagine presa da qui

Ai due linguaggi corrispondono due analoghi modi di ascoltare. Rosenberg, infatti, fa notare che il modo in cui noi recepiamo il messaggio del nostro interlocutore è sempre funzione di una nostra scelta, di una nostra interpretazione o diagnosi. Secondo il modello della CNV sarebbe più utile esercitarsi nell'imparare a cogliere nel messaggio dell'altro sentimenti e bisogni in modo da comprenderli e accoglierli, al fine di aprirsi alla vita e alla gioia di donare che la stessa porta con sé.

Il Linguaggio Giraffa consta di 4 passaggi:
  1. fare osservazioni chiare, che significa descrivere fatti sforzandosi di non interpretarli e non esprimere giudizi o critiche;
  2. esprimere i nostri sentimenti in una data circostanza;
  3. esprimere il nostro bisogno, quello che vorremmo sentir soddisfatto;
  4. formulare una richiesta chiara, utile al soddisfacimento del bisogno espresso.

Ci sono aspetti del nostro modo di esprimerci di cui non abbiamo coscienza, perché, come afferma Rosenberg, buona parte di noi è stato educata con il Linguaggio Sciacallo, per cui riuscire a comunicare secondo la CNV presuppone lo sforzo di abbandonare il vecchio modo e ricostruire una modalità comunicativa non violenta mettendo in pratica i passaggi indicati.

Se questo inizialmente può apparire un po' meccanico ed artificioso, con l'esercizio si acquisisce scioltezza e naturalezza.

Io credo che la chiave di volta per riuscire a mettere in pratica questa tipo di comunicazione stia nel porsi una domanda molto semplice: che cosa voglio da questa situazione/persona?
Vedrete che tutte le volte che sentirete il bisogno di instaurare rapporti autentici e profondi, nei quali le persone si sentano collegate a livello del cuore, la CNV sarà la carta vincente. Ma lo sarà anche quando troverete sufficiente mantenere un clima sereno e collaborativo, come a lavoro ad esempio.

Il filosofo Krishnamurti [...] afferma che la forma più alta di intelligenza umana è la capacità di osservare senza valutare, la capacità di essere specifici sulle cose che non ci piacciono, senza mescolare diagnosi.
Questo è molto difficile per me e per altre persone alle quali è stato insegnato a parlare Sciacallo, perché il nostro modo di pensare molto facilmente trasforma i fatti in diagnosi”.

Sono andato a scuola per 21 anni, non riesco assolutamente a ricordarmi di una sola volta che mi sia stato chiesto come mi sentivo, sono andato a scuole sciacallo e lì non interessava sapere quali erano i sentimenti dei ragazzi. L'unico gioco era quello di sapere cosa l'autorità, il capo riteneva fosse giusto. E ho imparato bene a svolgere quel ruolo, non è poi tanto difficile imparare quel gioco, basta essere una persona morta, una bella persona morta, scollegata dai propri sentimenti e vivere semplicemente qui, nella testa, cercando di fare quello che le persone, d'autorità, pensano sia giusto che tu faccia”.

Essere liberi richiede la consapevolezza di ciò che proviamo [...] Ci richiede poi un'altra cosa, ci richiede di sapere perché ci sentiamo nel modo in cui ci sentiamo. Non vogliamo rimproverare gli altri per i nostri sentimenti”

Tutte le volte che siete arrabbiati [...] In qualche modo state giudicando che l'altra persona è sbagliata.
Tutte le volte invece che vi sentite depressi, in colpa o provate vergogna, vedrete dei pensieri sciacallo diretti contro di voi.”

Ci colleghiamo alla vita attraverso i bisogni [...]
Quando siamo collegati al livello del bisogno, i bisogni di entrambi possono essere soddisfatti”.

Quando parliamo il Linguaggio Giraffa vogliamo essere molto onesti, senza criticare, senza insultare: è il linguaggio del cuore. Riveliamo onestamente quello che c'è nel nostro cuore, senza usare nessuna parola che implichi che c'è qualche cosa di sbagliato nell'altro.”

Viviamo in un mondo dove l'80% della popolazione parla sciacallo”.

Il sistema scolastico sciacallo etichetta gli studenti. In quelle strutture si pensa che alcuni studenti siano intelligenti, che altri siano stupidi, che alcuni siano normali, che altri siano socialmente ed emotivamente disturbati.

A molti la CNV potrebbe sembrare un esercizio di dialettica ma non lo è.
E' invece un invito a riposare, a guardare il mondo con occhi bambini , con lo sguardo sereno e pulito dell'amore.

Una comunicazione che viene dal cuore, che si focalizza sui bisogni di ciascuno, permette alle persone di aprirsi vicendevolmente e di aver voglia di cooperare. E in un ambiente dove c'è cooperazione si impara davvero, perché l'alunno è messo al centro, con i suoi sentimenti e con i suoi bisogni.
Di fondamentale importanza, a coronamento di questo processo, è esprimere sincera gratitudine per quello che di buono l'altro ha portato nella nostra vita.

Ma pensate che meraviglia se, insieme ai programmi ministeriali, agli insegnanti venisse imposto di rivolgersi agli alunni con un linguaggio di questo tipo?
E se questa fosse la forma di comunicazione adottata nei contesti lavorativi?
Riuscite ad immaginare quanta violenza in meno ci sarebbe nel mondo e come saremmo tutti più rilassati e felici?

Ho parlato di Rosenberg e CNV anche qui e qui.

Buonissimo lunedì a voi!




mercoledì 19 febbraio 2014

Il circo degli animali.

In una riunione convocata mercoledì scorso, le due educatrici della scuola dell'infanzia frequentata da Binotto ci hanno comunicato il tema della festa di carnevale, a cui i genitori non saranno ammessi: il circo degli animali.

Ai bambini della classe di mio figlio sono stati assegnati questi ruoli: 2 majorettes, 2 clown, 1 domatore, 6 tigri, 6 cavalli, 6 scimpanzè e 6 elefanti.

Con determinata educazione ho detto che a me il tema sembrava inopportuno, dal momento che i circhi con animali sono luoghi di sofferenza, nei quali le bestie vengono private della libertà e maltrattate al fine di ottenere il comportamento voluto dall'umano, palesemente innaturale per la loro specie.

La totalità degli altri genitori presenti ha replicato che i bambini di tre/quattro anni non capiscono, al limite ci si poteva porre il problema se avessero avuto sette anni!
Nessuno ha provato a smentire tale affermazione, e una delle educatrici ha detto che i circhi li conoscono tutti e al circo il domatore c'è.

La stessa sera ho deciso di scrivere alle maestre per ribadire la mia posizione e ho chiesto: “quando un bambino vorrà sapere che cos'è un domatore, voi cosa risponderete? Qual'è l'insegnamento che volete trasmettere con questa scelta?”

Personalmente cerco di crescere mio figlio nella consapevolezza della pari dignità degli esseri viventi: umani e animali hanno lo stesso diritto di cittadinanza su questa terra e non c'è posto per abusi, costrizioni e violenze. Mai.
Vorrei che la scuola insegnasse almeno questo: pari dignità, rispetto e pacifica collaborazione.

Un bambino di tre/quattro anni ha la capacità di capire quello che gli si spiega, eccome!
Io vorrei che nel panorama culturale di mio figlio le figure come i domatori fossero inscritte tra quelle che non ci piacciono, perché creano sofferenza ad altre creature.
I bambini possono ben capire che gli animali sono liberi, come le persone. Ed è solo nella libertà che gli esseri viventi mantengono integra la propria dignità.

Ho parlato con entrambe le educatrici prima e dopo la lettera, non ho ricevuto alcuna risposta scritta, ma hanno cambiato il nome del domatore: ora è un presentatore, che introdurrà la sfilata degli animali!


Immagine presa da qui


Qui trovate il link alla brochure diffusa dall'Enpa per lottare contro la presenza degli animali nei circhi: 
Pensaci un attimo. Un posto in cui gli animali sono tenuti prigionieri, sottratti alle loro famiglie e spesso lontani dai loro simili, in un ambiente repressivo della loro natura di creature selvatiche, è un posto in cui un bambino può imparare qualcosa di buono?”

Questa è la normativa di legge sugli spettacoli viaggianti, circhi compresi, in Italia.

Questo è il Codice Penale a proposito di maltrattamento di animali.

Lo Stato Italiano assegna contributi in denaro agli spettacoli viaggianti, circhi compresi.

mercoledì 12 febbraio 2014

Io non voglio un figlio obbediente!

A un figlio obbediente preferisco un figlio che ragioni con la propria testa e comprenda il motivo delle mie richieste. Voglio un figlio che accetti di fare quello che gli sembra ragionevole e rifiuti il resto.
E' e sarà complicato, lo so.
Il lato positivo è che cresceremo insieme.
Inoltre credo che questo lo metterà al riparo, almeno in parte, da varie forme di abuso da parte di adulti.

Io preferisco che mio figlio cresca con la consapevolezza di poter scegliere. Sono certa che questa responsabilità farà di lui una persona fornita di una sana autostima e di fiducia in se stesso.


Il bambino è competente” di Jesper Juul, Saggi Universale Economica Feltrinelli 2009 (da cui sono tratte tutte le citazioni di questo post), è un libro nel quale ho trovato la giusta enunciazione di alcuni concetti che mi ronzavano nel cuore.

Juul afferma che “Fin dalla nascita i bambini sono persone complete, cioè sono sociali, collaborativi e pronti a comunicare. Queste qualità […] sono innate. D'altra parte, perché queste qualità si sviluppino, i bambini hanno bisogno di vivere con adulti che si comportino in maniera da rispettarne e modellarne il comportamento sociale e umano.” E questo può avvenire soltanto con l'esempio, l'accettazione, il rispetto e il dialogo.

Molti genitori continuano a credere che i figli debbano 'imparare a obbedire', nonostante il fatto che questa aspettativa generi quasi sempre 'disobbedienza' […] Questo perché noi recepiamo come offensivo e poco dignitoso il dover obbedire a un ordine quando siamo più che disposti a collaborare.”

L'alternativa ad imporre ordini sta nell'essere disponibili al dialogo, “un dialogo aperto e personale che tenga conto dei desideri, dei sogni e delle necessità sia dei figli che dei genitori.”

Altra qualità da affinare è l'elasticità.
Ma chi ha mai deciso che una cosa si fa in un modo piuttosto che in un altro? Non siamo forse tutti diversi?
Io credo che ogni famiglia abbia bisogno di sviluppare la propria personale forma di convivenza, tenendo presente che dove c'è rispetto reciproco ci sarà anche il piacere di collaborare.

Ciò che più mi spaventa in alcune persone adulte è la smania di insegnare qualcosa ai bambini, l'incapacità di osservare e ascoltare. E imparare, anche.


E voi vorreste un figlio obbediente?

lunedì 20 gennaio 2014

Ma le mamme si ammalano?

Quando ero bambina ammiravo la forza di mia madre: io e mia sorella passavamo tra raffreddori, influenze, malattie esantematiche e lei rimaneva sempre là, in piedi, sana.
Quelle poche volte che si ammalava era un evento tanto memorabile quanto raro.
Ricordo distintamente che una volta le chiesi: “Ma tu come fai a stare sempre bene?”
Lei sorridendo mi rispose: “Le mamme non si ammalano”, e io, nella mia mente di fanciulla, sognavo il momento in cui, madre anche io, sarei passata indenne attraverso tutte le pestilenze di stagione.


Dunque, forse non ci sono più le mamme di una volta. Si, un po' come con le stagioni... già... sarà il global warming?
Sarà che ora ci sono in giro più virus e batteri che particelle di pulviscolo atmosferico, ma...
Lo confesso: io mi ammalo tutte le volte che si ammala Binotto. A volte anche di più.
E con sintomi tre volte peggiori dei suoi. Se lui ha la febbre a 38°, io sono nel delirio con la febbre a 40°.
Lui ha il mal di gola per cinque giorni, io almeno per due settimane (senza esagerazioni, giuro!).
Lui ha il naso chiuso per una settimana, io ho una corona di muco che mi cinge la testa da novembre a maggio...


Vi prego: ditemi che tutte le mamme si ammalano!

mercoledì 8 gennaio 2014

Frozen

Sabato scorso io e Binotto abbiamo visto Frozen Il regno di ghiaccio, ultima creazione Disney.
Si tratta di un libero adattamento de “La regina delle nevi”, la celebre fiaba di Hans Christian Andersen.

immagine tratta da qui
Nella sceneggiatura Disney tutto è più morbido e facile, meno spaventoso, e il viaggio iniziatico compiuto da Gerda nella versione originale diviene un percorso piuttosto romantico.
Comunque il film mi è piaciuto molto. Ho apprezzato gli effetti speciali che creano la magia del ghiaccio, la trasformazione di Gerda e Kay nelle due sorelle Anna e Elsa e il messaggio che segna lo svolgersi di tutto il plot: “solo un gesto di vero amore” porterà la salvezza dall'inverno eterno.

Curiosando nel web ho scoperto che il testo è già stato reinterpretato cinematograficamente nel 1957 dal regista russo Lev Atamanov, premiato ai Festival di Venezia e Cannes dello stesso anno.

Era la prima volta del mio bimbo al cinema: è rimasto estasiato e immobile per tutta la durata del film!

Voi l'avete visto?





martedì 7 gennaio 2014

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