Visualizzazione post con etichetta Venerdì del Libro di Homemademamma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Venerdì del Libro di Homemademamma. Mostra tutti i post

venerdì 4 aprile 2014

Il palazzo di gelato di Gianni Rodari

Settimana impegnativa quella che sta per finire, con Bicci e me di nuovo malati...
Spero davvero che la primavera e il sole portino via tutti i virus!

Nei giorni scorsi ho fatto un'incursione in libreria per annusare buoni odori e comprare qualche regalino per Bicci.

Lui ama il gelato (solo fior di panna, per ora!) e tra i librini che gli ho comprato c'è questo spassosissimo “Il palazzo di gelato”, da “Favole al telefono” di Gianni Rodari, Edizioni EL 2014.

Immagine presa da qui


Immagine presa da qui

Il formato del libro è piccolo (14x18 cm), e mi piace perché sta bene nelle mani di un bambino.


Il testo è impreziosito dalle illustrazioni delicate di Anna Curti, che occupano tutta la pagina e traducono fedelmente le parole generate dalla fantasia visionaria di Rodari.




Confesso che ogni volta che leggo i suoi testi mi stupisco della sua capacità di sfruttare veramente ogni pretesto per inventare nuovi mondi, proprio come se dentro di lui avesse continuato a vivere un bambino sorridente. E adoro quel suo particolarissimo candore, il sapore squisitamente infantile che hanno certe sue storie.

E' uno degli autori che mi fa capire che usare il teatro per coltivare creatività e bellezza è una buona idea. Mi fa sentire sulla strada giusta: è bello allevare utopie ed attendere che crescano sane e forti!

Vorrei chiudere questo post con una citazione dalla “Grammatica della fantasia”, Gianni Rodari, Edizioni EL 2007:

Immagine presa da qui

La presente «grammatica della fantasia» - questo mi sembra il luogo per chiarirlo definitivamente – non è né una teoria dell'immaginazione infantile (ci vorrebbe altro...) né una raccolta di ricette, un Artusi delle storia, ma, ritengo, una proposta da mettere accanto a tutte le altre che tendono ad arricchire di stimoli l'ambiente (casa o scuola, non importa) in cui il bambino cresce.
La mente è una sola. La sua creatività va coltivata in tutte le direzioni. Le fiabe (ascoltate o inventate) non sono «tutto» quel che serve al bambino. Il libero uso di tutte le possibilità della lingua non rappresenta che una delle direzioni in cui egli può espandersi. Ma «tout se tient», come dicono i francesi. L'immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà i suoi strumenti su tutti i tratti dell'esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all'utopia, all'impegno politico: insomma, all'uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché, in apparenza, non servono a niente: come la poesia e la musica, come il teatro o lo sport (se non diventano un affare).
Servono all'uomo completo. Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogni di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione.” 

Vi auguro un sereno fine settimana e vi abbraccio tutti/e!
♥♥♥


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma





venerdì 21 marzo 2014

Il gioco della luce, secondo Tullet

E' definitivo: io e Bicci ci siamo innamorati di Hervé Tullet e dei suoi libri gioco!

Immagine presa da qui

Ho cercato “Il gioco della luce”, Phaidon Press Limited, in libreria, non l'ho trovato e così siamo andati in biblioteca e ce lo siamo portato a casa.

E' un libro da leggere, o meglio da giocare, anzi da leggiocare al buio, con una torcia in mano e occhi vivi di fantasia.


Risultato: Bicci non smetterebbe mai di ascoltare, neanche quando ha già fatto millemila sbadigli e resistere al sonno diventa un'impresa: “mamma lo rifai?”
Anche se la stella cadente è già caduta e ricaduta, basta accendere la torcia per sorridere e sussurrarsi "buonanotte" ancora una volta nell'intimità del buio!
E quando io smetto di narrare, allora comincia lui...
Provare per credere!


Noi siamo stati malati tutta la settimana, ma è arrivata la primavera...

Vi auguro un luminosissimo we!!!


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma



venerdì 7 marzo 2014

Svezzamento secondo natura, con intervista a Michela Trevisan

Svezzamento secondo natura” della Dr.ssa Michela Trevisan, biologa nutrizionista, madre di due figli, Terra Nuova Edizioni, è un libro che merita ben più di una lettura.
Il testo è un vero e proprio trattato di ecologia della nutrizione, nel quale si trovano informazioni preziose circa la composizione e la salubrità dei cibi destinati ai bambini, a cominciare dal latte materno, offre schede dettagliate su proprietà nutrizionali ed età di introduzione degli alimenti, suggerisce quali utensili usare e come preparare la tavola per i piccoli, oltre a come gestire il momento del pasto. Inoltre illustra le tecniche di cottura basilari e propone ricette specifiche per i bambini in svezzamento e per tutta la famiglia. Interessante una breve appendice finale dedicata all’utilizzo del cibo come medicina.

Immagine presa da qui

Michela Trevisan spiega che lo svezzamento e il nutrimento, oltre a rispondere ad un bisogno fisiologico, sono atti culturali, attraverso i quali si trasmette la cultura familiare dell’alimentazione, e sono atti emotivi, attraverso i quali si comunicano emozioni e sentimenti circa il cibo e l’atmosfera domestica.
E rimette la famiglia al centro, l’unica che è in contatto diretto con quell’individuo unico che è il proprio figlio.

Il momento dello svezzamento [...] è un importantissimo passaggio educativo, la situazione in cui noi genitori aiutiamo i figli a formare il proprio gusto che gli servirà per scegliere alimenti salutari, per loro e per il pianeta. I bambini infatti ci osservano con grande attenzione quando prepariamo il cibo, mentre apriamo una busta di verdure o pasta surgelata, oppure quando li portiamo con noi al mercato a fare la spesa o, ancor meglio, se raccogliamo le verdure direttamente dall’orto.
Tutto questo fa parte dell’importantissimo atto di svezzare i nostri bambini.
Per questo è importante recuperare il gesto, recuperare la sostanza, recuperare anche la capacità di osservare il bambino e non tanto di fissare l’attenzione solo sul cibo.
Le tabelle spesso sono rigide e fredde, descrivono come preparare la pappa e quanta ne deve mangiare il bambino, ma non descrivono i suoi gusti, non danno indicazioni sul tramandare i sapori e quindi la tradizione, il pensiero di quella famiglia. Il bambino è un essere unico, diverso da tutti gli altri, manifesta fin da piccolo i suoi gusti e le sue esigenze attraverso delle richieste. Uno dei compiti dell’esser genitori è proprio quello di imparare a conoscere i bisogni del proprio figlio e come assolverli”.

L’autrice pone l’accento sulla necessità di utilizzare materie prime biologiche e alimenti in linea con il naturale avvicendarsi delle stagioni, che saranno quindi in grado di trasmettere all’organismo l’energia giusta ad affrontare il momento dell’anno corrispondente e lo preserveranno da contaminazioni chimiche dannose per la salute.

Di seguito propongo un’intervista che la Dr.ssa Trevisan mi ha gentilmente rilasciato un po’ di tempo fa e per la quale la ringrazio moltissimo, visto che, presa dalla mia curiosità di mamma, le avevo rivolto veramente tante domande.

Immagine presa da qui

Nel suo libro “Svezzamento secondo natura” lei spiega che il bambino nasce sterile. Qual è il legame tra questa affermazione e l’alimentazione del neonato prima e del bambino poi?

M.T. L'alimentazione è il veicolo attraverso il quale il bambino introduce nell’organismo i batteri che andranno a colonizzare l'intestino. I batteri della flora batterica svolgono un ruolo fondamentale nella maturazione del sistema immunitario attraverso la produzione di sostanze diverse a seconda del tipo di batteri presenti. Nei bambini allattati al seno si avrà una prevalenza di Bifidobatteri, che producono sostanze in grado di stimolare correttamente la maturazione del sistema immunitario, mentre nei bambini allattati artificialmente troviamo una prevalenza di Clostridi, che orientano il sistema immunitario verso una risposta di tipo allergico.

Secondo le raccomandazioni dell’OMS “tutti i bambini dovrebbero essere esclusivamente allattati al seno per i primi sei mesi di vita (26 settimane). Secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, dell’Unicef e dell’Unione Europea, recepite anche dal nostro Ministero della Salute, l’allattamento al seno dovrebbe poi continuare per due anni e oltre, secondo il desiderio della mamma e del bambino.Concorda con queste indicazioni? 

M.T. Sicuramente, e questo è sempre possibile. Sembra un'affermazione infondata, ma solo perché abbiamo perso l'abitudine di compiere un gesto molto semplice: la condivisione di latte materno. Molte mamme possono produrre un po' di latte in più che può essere donato ai figli di amiche e parenti, fresco o congelato con i necessari accorgimenti. Invece, nonostante tutta la comunità scientifica non abbia dubbi sulla superiorità del latte di donna o, per meglio dire, della sua non riproducibilità in laboratorio, il primo consiglio spesso dato alle mamme, ancor prima che diminuisca la produzione di latte, è quello di aggiungere latte artificiale, un latte che cerca di mimare il latte materno composto dalle sostanze fin qui scoperte nell’originale latte materno e limitatamente alla lavorazione industriale possibile... E’ come pensare di ricreare un seme in laboratorio partendo dai componenti di base: minerali, vitamine, amminoacidi... si può pensare che possa germogliare come quelli prodotti naturalmente dalle piante? E il latte artificiale potrà far crescere in modo equilibrato i bambini? Lo scopriremo con il tempo raccogliendo dati su bambini allattati artificialmente.

Perché dopo i sei mesi di età del bambino il latte di mamma sembra non bastare più?

M.T. Perché il bambino, iniziando a muoversi, consuma più energia e gli occorre un'adeguato supplemento di calorie. Questo è il motivo per cui si inizia con pappe di cereali, ricche di carboidrati. Inoltre si parla di carenza di ferro, ma questo elemento è carente nei bambini a cui è stato praticato il taglio precoce del cordone ombelicale (ovvero il cordone è stato tagliato prima che fosse terminata la pulsazione – ndr). Le riserve di ferro in natura durano almeno fino all'anno, spesso anche oltre.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza: cosa significa esattamente svezzare?

M.T. Il termine svezzamento è molto criticato e si sta cercando di sostituirlo con “alimentazione complementare”. Potremmo dire che è un percorso attraverso il quale il bambino impara a conoscere il colore e la consistenza degli alimenti  che già ha assaporato nel liquido amniotico prima e attraverso il latte materno dopo. Gli alimenti che gli verranno presentati durante questo percorso saranno memorizzati come alimenti sani, da preferire nell’alimentazione, perché selezionati dalla famiglia per sopravvivere meglio e riprodursi con maggiore probabilità. Quindi se ai bambini, in questa fase delicata, proponiamo biscotti industriali o verdure fuori stagione o cereali con aromi nella composizione, questo è ciò di cui impareranno a nutrirsi.

Esiste un’età standard per lo svezzamento?

M.T. I pareri non sono concordi, in linea di massima si consiglia di svezzare tra i 6 e gli 8 mesi... Il bambino però deve essere d'accordo! Comunque questa è un'età media, a volte i bambini hanno tempi personali di sviluppo, alcuni bimbi hanno una dentizione molto ritardata, manifestando conseguentemente uno sviluppo ritardato (sempre rispetto alla media...) dell'apparato digerente.

In cosa consiste e come viene praticato invece l’autosvezzamento?

M.T. Al bambino, invece che pappe, vengono proposti alimenti direttamente dal piatto dei genitori. Se i genitori mangiano cibo adeguato ovvero non trattato con sostanze chimiche - pesticidi, conservanti, ecc -, fresco, non raffinato industrialmente, evitando alimenti come salumi, cozze, fritti e soffritti, e il bambino ha già i denti, in fin dei conti è quello che probabilmente facevano i nostri nonni. Ma per poterlo mettere in pratica nella maggior parte dei casi bisognerebbe prima svezzare i genitori dall'alimentazione industriale del supermercato.

Con cosa e come cominciare allora l’introduzione di nuovi alimenti?

M.T. Si può iniziare da creme di cereali e brodo vegetale o da centrifughe di verdura o frutta diluite in acqua. Ogni svezzamento deve essere personalizzato, contestualizzato nell'ambiente familiare, come lo sono gli altri percorsi di crescita del bambino.

Che cosa rende il latte vaccino allergizzante?   E’ necessario introdurlo nell’alimentazione del bambino? In una domanda sul mio blog una mamma, preoccupata della presenza di pus nel latte vaccino, chiede a cosa serve e con cosa si può sostituire.

M.T. Il latte vaccino è l'alimento più adeguato alla crescita del vitello neonato. Equivale al latte materno per i bambini.
Il vitello assume il latte vaccino ben oltre l'indipendenza motoria e così dovrebbero fare anche i nostri cuccioli. Il latte vaccino dato ai bambini può scatenare allergie, favorire la comparsa di diabete e altre patologie. Contiene 4 volte le proteine del latte materno e l'eccessivo consumo di proteine nei primi due anni di vita è stato messo in correlazione con l'obesità infantile dei 4-5 anni. Per questi motivi il latte è sconsigliato al di sotto del primo anno di vita, con forti dubbi sulla sua adeguatezza nei primi tre anni.
Dovrebbe essere sostituito dal latte materno, in sua mancanza da un'alternanza di yogurt (non alla frutta!) e latti vegetali fortificati con calcio.

Che differenza c’è tra latte vaccino e latte di capra? Spesso di sente dire che il secondo è più digeribile.

M.T. Nel latte di capra i grassi sono presenti in globuli più piccoli e più digeribili e anche la caseina fiocca nello stomaco in fiocchi più piccoli rispetto a quella del latte vaccino, ma è comunque un latte adatto alle caprette per uso quotidiano!

Tante madri sembrano convinte che liofilizzati e omogeneizzati – che lei definisce giustamente “scatolette per bambini” - siano più sicuri dei corrispondenti alimenti comprati freschi e lavorati in casa. Questa idea unita al consiglio di molti, troppi pediatri, fa si che molti bambini facciano la prima conoscenza di carne, pesce e latticini attraverso questa forma standardizzata. Lei cosa ne pensa?

M.T. Ha senso dare a un bambino un alimento che non può essere preparato in modo casalingo? Gli stiamo dando un alimento o un farmaco? Se è un farmaco vuol dire che pensiamo che il bambino sia malato e quindi è giusto ricorrere a preparazioni speciali. Se il bambino è sano è corretto che venga nutrito con alimenti preparati in casa.

Sul sito Guida consumatore – la rivista online che rende il cittadino consapevole e informato, in una sezione dedicata allo svezzamento si legge “Sicuramente, i primi alimenti che verranno aggiunti nella dieta del piccolo, come abbiamo già visto, saranno gli omogeneizzati. Vi sono gli omogeneizzati di frutta, di carne, di pesce, di formaggini, di legumi, di verdure oltre alle pappe pronte. Sono prodotti studiati per i più piccoli e sono sicuri in quanto il processo di produzione è seguito con la massima attenzione. Sono già omogeneizzati, sono veloci da preparare (basta infatti scaldarli a bagnomaria e aggiungerli alla minestrina).   Gli omogeneizzati quindi sono sicuri e hanno una conservazione più lunga. E’ chiaro che a partire dall’anno di età, occorre eliminare dalla dieta del bimbo, l’uso degli omogeneizzati per sostituirli agli alimenti freschi, anche se c’è chi lo fa già durante i primi mesi dello svezzamento.”    Io considero questa cattiva informazione o informazione distorta. Lei cosa ne pensa? 

M.T. Dipende dall'obiettivo che ci poniamo: il gusto si forma sui primi alimenti introdotti, svezzare con scatolette formerà il palato dei bambini su sapori industriali e non casalinghi con il risultato, riscontrabile nella maggior parte delle famiglie, che i bambini continuano una dieta differenziata da quella dei genitori, consumando biscotti e merendine invece che pane burro e marmellata, patate fritte o purè al posto della verdura, cordon bleu precotti o pasta all'olio invece che risotti e torte salate preparate in famiglia. Inoltre, se è vero che senza omogeneizzati i bambini non possono avere una dieta adeguata, forse dobbiamo porci qualche domanda su qual'è la dieta adeguata per un bambino.



E voi che tipo di alimentazione offrite ai vostri piccoli?

Vi auguro un we speciale!
A presto!



Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma



venerdì 28 febbraio 2014

Senza glutine: pane, torte e biscotti

Da quando ho scoperto che Binotto è celiaco e allergico al grano, oltre che all'uovo, ho cominciato ad organizzarmi per consentirgli di continuare a mangiare con gusto (su questo potrei scrivere un libro, ma sorvoliamo...).
Oltre a consultare siti e blog, ho cercato libri e pubblicazioni che fornissero ricette per preparare cibi buoni con ingredienti naturali.

Uno di quelli che più mi ha colpito è Senza glutine: pane, torte e biscotti, Antonio Zucco, Terra Nuova Edizioni, soprattutto perché si concentra sui cibi che maggiormente mancano ad una persona che si trova a rinunciare al glutine.

Immagine presa da qui

Antonio Zucco è uno chef di Cuneo che, scopertosi intollerante al glutine e al lattosio, ha ideato ricette prive di questi ingredienti e le propone anche nel ristorante torinese nel quale lavora.

Il libro è composto di una parte introduttiva, nella quale l'autore parla di intolleranza a glutine e lattosio, oltre a presentare ingredienti e tecniche per preparare pani e dolci gustosi anche senza grano.
Segue un nutrito numero di ricette di pane (anche con pasta madre gluten free), dolci, focacce, pizze e piadine varie.


Ho rivolto ad Antonio Zucco alcune domande.

Nel libro dici di aver scoperto di essere sensibile al glutine e intollerante al lattosio. Come hai fatto? Qual'è stato il tuo percorso?

A.Z. La scoperta a questo tipo di intolleranze è avvenuta per caso. Erano oramai diversi anni che accusavo disturbi come depressione e sbalzi di umore: pur essendo in cura la situazione non migliorava molto. Casualmente venni a conoscenza, su un opuscolo informativo dell’AIC, che il glutine poteva dare problemi di depressione, provai così a sospenderne il consumo per 15 giorni. Notai qualche miglioramento. Intanto, approfondendo il tema relativo alla relazione tra alimentazione e salute, appresi che anche il latte e i suoi derivati potevano creare questo tipo di problemi, così sospesi anche l’assunzione di latte. Dopo poco meno di un anno ero come rinato.

Come si può convivere con queste problematiche, specialmente la celiachia che dura tutta la vita, senza rinunciare al gusto?

A.Z. Non è un problema, anzi. Se partiamo dal presupposto che la cucina senza glutine sia meno saporita dell’altra partiamo con il piede sbagliato e con un pregiudizio che condizionerà le nostre scelte in campo alimentare. Sicuramente la preparazione di piatti gluten free in casa e con prodotti freschi è la base per avere un'alimentazione appetitosa e sana, nonché lo stimolo per la riscoperta e il corretto utilizzo di quei cereali e pseudocereali poco conosciuti o dimenticati quali miglio, grano saraceno, quinoa, i vari tipi di riso tra cui l’integrale, il rosso e il Venere.

E' possibile produrre un buon pane senza glutine? Come?

A.Z. Si può produrre un buon pane senza glutine utilizzando farine macinate al momento. Questa è una delle prerogative per ottenere un buon pane. In questo caso è essenziale munirsi di una mulino domestico che consenta di macinare i cereali senza glutine al momento del bisogno. E' chiaro che l'apparecchio dovrà molire solo chicchi gluten free per evitare contaminazioni. Il costo di questo macchinario è sicuramente un piccolo investimento per una famiglia ma si guadagna in salute, gusto e risparmio (le farine di cereali senza glutine già pronte hanno un prezzo nettamente superiore al prezzo del chicco intero).

E per gli amanti della pasta madre? Io ho provato ripetutamente ad allevare una pasta madre gluten free con il tuo metodo, ma non sono riuscita. Qualche dritta? C'è chi consiglia di lasciar riposare l'impasto iniziale senza nutrirlo ogni giorno, ma il mio si è ammuffito...

A.Z. La preparazione del lievito madre è un’operazione complessa che necessità di una certa abilità. Sicuramente le prime volte sarà difficile gestirla. Il periodo più semplice per farla nascere è quello estivo, quando le temperature sono più alte e stabili. Utile ricordare che la pasta madre non ama gli sbalzi di temperatura. L’unico modo è provare e provare finché non si acquisisce dimestichezza.

Dove si possono gustare i tuoi piatti?

A.Z. Attualmente sto lavorando in un ristorante di Torino, Cascina Falchera. Ci stiamo attivando per ottenere l’autorizzazione dalla AIC per servire menù senza glutine ma è comunque già possibile, su prenotazione, avere dei piatti senza glutine e senza lattosio.

Foto gentilmente fornita dall'autore

Dal libro di Zucco io ho già provato alcune ricette.

Facile e buono questo Pane di riso e ceci

Ingredienti:
400 gr farina di riso
200 gr farina ceci
350 ml acqua
20 g lievito di birra
1 cucchiaio di sale fino

Mescolate in un contenitore le farine con l'acqua tiepida in cui avrete fatto sciogliere il lievito e lavorate il tutto per 4-5 minuti. Fate lievitare l'impasto in una ciotola di vetro, incidetene la superficie a croce in modo da facilitare l'operazione e copritelo con un telo di cotone umido.
Lasciatelo riposare per 2-3 ore, quindi lavoratelo nuovamente aggiungendo il sale e sistematelo in uno stampo da plum-cake foderato con carta da forno. Lasciatelo lievitare ancora per 1 ora incidendo la superficie per la lunghezza, coperto con un telo umido.
Cuocete in forno preriscaldato a 190-200° per 50 minuti, quindi sfornate il pane, avvolgetelo in un telo e fatelo raffreddare prima di consumarlo.

Io sono toscana, quindi ho ridotto il sale!

E poi abbiamo provato questi semplici Dolcetti di ceci e riso

Ingredienti (per 12 dolcetti):
200 g farina di ceci
100 g farina di riso
100g zucchero di canna
4 C olio di girasole
150 ml acqua
1 p di sale

Radunate in una ciotola le due farine, lo zucchero, l'olio, l'acqua e il pizzico di sale. Lavorate bene il composto e racchiudendolo fra due cucchiai sovrapposti formateci una dozzina di quenelle che disporrete su di una teglia foderata con carta da forno.
Cuoceteli in forno preriscaldato a 180° per 20-25 minuti, fateli raffreddare e conservateli in un contenitore a chiusura ermetica.

Provate anche voi?

Buon we!
♥♥♥


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma

venerdì 14 febbraio 2014

Senza titolo

Immagine presa da qui

Aprire la copertina di “Senza titolo”, Hervé Tullet (chi, se non lui?), Franco Cosimi Panini, 2013, è come sbirciare dentro un teatro chiuso al pubblico, quando gli attori si scaldano in attesa che le prove o lo spettacolo abbiano inizio.
E' come avventurarsi in un luogo intimo, in questo caso nel bel mezzo del procedimento creativo che darà vita a un libro.

Appunto perché qui di libro ancora non si parla, Tullet stesso lo definisce un non-libro, un'opera in divenire insomma.

Poiché la cosa bella dei libri è che basta disegnare degli oggetti perché questi esistano, i personaggi, appena tratteggiati e non completati, stanno giocando tra loro quando si accorgono che qualcuno li sta osservando.
Gioia e preoccupazione agitano i loro animi di carta, provano ad intrattenerci, a spiegarci che la storia non è ancora pronta, il libro non ancora terminato ma, siccome noi ci ostiniamo ad osservarli, si risolvono a chiamare in scena – è proprio il caso di dirlo – l'autore in persona. Che pensi lui ad approntare una storia!




Tullet rende il suo personaggio con una foto tessera applicata sul suo corpo tratteggiato a matita come quello delle altre creature: trovata a mio avviso geniale, perché lui è finito si, insomma creato a tutto tondo, ma ahimè in preda ad una tensione creativa che non ha ancora trovato la sua manifestazione compiuta.
Il resto lo scoprirete da voi.


Le illustrazioni del libro ricordano i disegni in divenire del quaderno di un bambino, tanto che viene voglia di colorare e aggiungere dettagli, completare a piacere alcuni particolari.
Un libro gioco insomma perché, spiega Tullet, “Ciò che rende un albo illustrato un buon libro è il fatto che vi si possa prendere parte”.

Qui il trailer del libro:



qui uno spettacolo tratto dal libro.

Consigliato dai 4 anni.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma

Buon we!

venerdì 7 febbraio 2014

Che tempo fa?

Ecco il libro giusto per rompere la monotonia di questa stagione delle piogge: “Che tempo fa?” di Elve Fortis De Hieronymis, le rane interlinea, 2013!

Immagine presa da qui

Si tratta di un albo dalle illustrazioni bellissime, che accompagnano con coerenza la narrazione e nelle quali le figure sembrano collages multicolori composti da forme ben comprensibili dalla sensibilità dei piccoli.

Immagine presa da qui 

Il testo, in rima, è un profluvio di onomatopee, quasi una lunga canzone che attraversa stagioni ed eventi atmosferici insieme ad animali grandi e piccoli.

Una festa per gli occhi e per le orecchie!

Bianca bianca, lieve lieve,
fiocca lenta giù la neve.

Nel silenzio più profondo,
mentre bianco si fa il mondo.
DIN DIN DIN - i campanelli.
TUM TUM TUM – i tamburelli.
Ballan gli orsi mattacchioni,
scende neve e salgon suoni.”

Selezionato e consigliato da Nati per Leggere.

Elve Fortis - immagine presa da qui

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma


e vi auguro un gioioso we!

venerdì 24 gennaio 2014

Un amico da trovare

Durante lo scorso autunno ho letto una bella recensione di questo albo illustrato per bambini e l'ho donato a Binotto.

Immagine presa da qui

Un amico da trovare”, titolo originale (che adoro) “It takes Two to T'wit T'woo”, scritto da Paula Knight e illustrato da Giuliano Ferri, racconta la storia della dolcissima gufetta Olivia intenta a emettere richiami per trovare il compagno con cui armonizzare il suo canto.
Nel corso della ricerca sarà soccorsa da tanti amici animali, che si daranno da fare per aiutarla, e alla fine arriverà Berto, il tenero gufo che sperava di incontrare la compagna con cui armonizzare il suo canto.
Il testo si presta a divertenti giochi sonori e vocali con i versi degli animali. Le illustrazioni sono notturne ed oniriche, ottime per una storia della buonanotte.

Immagine presa da qui

Il libro, edito da DeAgostini, fa parte della collana Storie Preziose, che comprende altri cinque libri al modico costo di € 4,90 l'uno (copertina morbida). A dimostrazione che si possono proporre e comprare libri di qualità anche ad un costo contenuto.
Noi ne abbiamo già due!

Devi sapere che quando senti il verso 'twit, twoo', 
a cantare sono due gufi: la femmina dice 'twit', 
e il maschio risponde 'twoo'. 
(…)
Una volta formata la coppia, rimangono insieme per 
tutta la vita.


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma


venerdì 17 gennaio 2014

Il libro che aveva un buco

Il libro che aveva un buco”, raccontato e illustrato da Domitille e Jean-Olivier Héron, MOTTAjunior, è un rifugio segreto, un piccolo posto magico che voi e i vostri piccoli amerete.

Le illustrazioni sono molto accurate e ricordano la delicatezza e la freschezza dei personaggi di Beatrix Potter.


Il libro narra la storia di una gioiosa famiglia di topolini che lo abitano e scoprono che il misterioso buco è uno dei “famosi buchi dell'altrove, passaggi segreti che portano in altri mondi...”. I più giovani, spinti dalla curiosità di esplorare il “nuovo mondo”, dove “le cose non sono piatte come nei libri, ma in rilievo;... un mondo in cui le rose profumano davvero di rosa”, saranno presto seguiti dai genitori con l'intenzione di trasferirsi a vivere in una attrezzatissima casa di bambola.
Tuttavia, appena arrivata, la famigliola sprovveduta scopre che il pericolo è in agguato: un bel gattone che dormiva beato si sveglia e si scatenano l'inseguimento e la fuga degli avventurosi topini.
Sebbene siano riusciti a rientrare nel loro libro-casa, non sono ancora in salvo perché la bestiaccia è riuscita a infilare una zampa nel buco...
Seguirà un assedio, una battaglia e la vittoria finale dei topolini!

Noi, nel frattempo, impariamo che “la cosa bella dei libri è che basta disegnare degli oggetti perché questi esistano!”.
E per difendersi da un pericolo, lunghe lance con punte fatte di gomme da cancellare saranno le armi migliori!
Anche le paure sono costruzioni della nostra fantasia...

Ma, mi raccomando, quando finirete di leggere il libro, dovrete chiuderlo con un bel nastro “in modo che i gatti del mondo reale non riescano mai a catturare i topolini del libro! Lo farete? Per loro sarebbe bellissimo poter vivere in pace... Non ve ne dimenticate!”

Noi ne abbiamo scelto uno rosso!


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma


venerdì 10 gennaio 2014

Amico Ragnolo

Tra i libri donati dalla Befana Binotto ha trovato Amico Ragnolo, di Gloria Francella, 2013 Fatatrac.


Ci siamo innamorati delle illustrazioni, delicate ma non leziose, e della storia, tanto semplice quanto profonda.
Un papero bianco spaventato da un ragno nero, si lascia affascinare dal suo sorriso e nasce una grande amicizia.

Questo testo parla della diversità e della capacità del corpo di abbattere le barriere e lasciare la strada aperta al libero fluire delle emozioni. E così anche quelli che potevano sembrare aspetti indesiderabili dell'altro diventano punti di forza per giochi speciali da inventare insieme.

Immagine presa da qui




Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma

venerdì 1 febbraio 2013

VdL #2: Dove sono i miei PUNTINI?


Per il mio secondo appuntamento con il Venerdì del Libro di Homemademamma vorrei condurvi alla scoperta di un piccolo ma piacevolissimo libro per bambini, che ho regalato a Binotto per il secondo compleanno.
Il titolo è “Dove sono i miei PUNTINI?” (GIUNTIKids, 2008) e narra la storia delicatissima di una coccinella che perde i suoi sette puntini, strappati via da un vento dispettoso.


Accompagnando il piccolo insetto alla ricerca dei puntini persi, ci immergeremo in un mondo colorato e dolcissimo, sapientemente illustrato da Nicoletta Bertelle. Delle illustrazioni mi sono piaciuti molto sia i colori che la tecnica, spesso simile ad una specie di collage.
L’autrice del testo è Maria Loretta Giraldo.
La casa editrice lo consiglia dai 4 anni in su, ma Binotto se ne innamorato subito!
              
Buon VdL!
A presto!

venerdì 25 gennaio 2013

VdL #1: Fuori a rubar cavalli!


A Natale ho ricevuto in regalo “Fuori a rubar cavalli”, di Per Petterson, (Guanda, Le Fenici, 2010). L’autore è un acclamato scrittore norvegese che con questo libro, tradotto in ben 45 lingue, ha vinto numerosi premi letterari, norvegesi e internazionali.
Mi è piaciuto così tanto che, oltre ad averlo inserito tra i miei libri preferiti in assoluto, ho deciso di inaugurare la mia partecipazione al Venerdì del Libro di Homemademamma, senza peraltro alcuna pretesa di regolarità.


Il libro parla di amore – non di amore romantico, o non solo almeno – e di perdita, parla di bambini che diventano ragazzi e di ragazzi che diventano adulti e dell’universo emozionale che accompagna un uomo – inteso come essere umano – nel suo viaggio attraverso la vita che gli è dato – o che ha scelto – di vivere.
La vicenda è ambientata nel 1948, al termine del periodo di occupazione nazista per la Norvegia, ma forse non è così importante.
Ciò che mi ha letteralmente incollato alle pagine di questo romanzo è stato il trovarmi davanti una scrittura fisica che si dipana nell’universo dei ricordi, muovendo dalla memoria del corpo e dalle delicate reminiscenze che questa affaccia alla mente, e ci conduce, attraverso un uso molto sapiente del flashback, a zigzagare tra l’adolescenza e la maturità di Trond. Quest’uomo, che ha deciso di attendere la morte in un posto solitario, immerso nella maestosità della natura norvegese – protagonista quanto lui del bellissimo testo - in compagnia della fedele Lyra, la meticcia che non lo abbandona mai.
La ferita emotiva profonda patita dal Trond ragazzo apre un sentiero nell’anima del protagonista, attraverso cui siamo condotti nella scansione delle giornate e dei movimenti che hanno segnato un passaggio epocale nella sua storia umana.

La prosa è tanto asciutta e penetrante da assumere un valore altamente poetico.
Quando si arriva alla fine si vorrebbe avere almeno altrettante pagine da leggere di quelle appena trascorse e la chiusa apre un universo di riflessioni in ogni lettore:
[¼]e poi in fondo siamo noi a decidere quand’è che fa male.

E voi conoscete la letteratura scandinava?

Buona lettura e buon fine settimana!
A presto!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...