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venerdì 30 novembre 2012

Liberi di non picchiare



I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti, con solo certezze e niente dubbi, ma di esseri umani autentici, fatti di carne, non onniscienti ma sempre disponibili a imparare e a crescere.                      La famiglia è competente, Jesper Juul

I figli vogliono sempre collaborare e rendere contenti i loro genitori.                        La famiglia è competente, Jesper Juul

I bambini vogliono collaborare con i genitori e dare loro ciò che desiderano. Sono contenti quando possono farlo. I divieti e le critiche ottengono – come nel caso degli adulti – il risultato opposto.                       La famiglia è competente, Jesper Juul


Nel mese di novembre Non Togliermi il Sorriso e Genitori Channel hanno lanciato la rassegna Liberi di non Picchiare, alla quale mi unisco molto volentieri.
Sono un po’ in ritardo a causa delle influenze che hanno avuto la meglio su me e Binotto, ma spero che il mio contributo si riverberi anche sul mese prossimo tenendo viva l’attenzione su un argomento che mi sta veramente a cuore.
La mia opinione a proposito dell’utilizzo di comportamenti violenti nella relazione con i piccoli l’ho espressa diffusamente in questo post, con il quale, lo scorso luglio, ho aderito alla campagna A MANI FERME di Save the Children.
Nello stesso post ho fatto outing sul mio passato di figlia picchiata. Spesso si preferirebbe far finta che certe cose non fossero mai accadute ma, a mio avviso, quando non si è più capaci di farlo si può giungere a quella consapevolezza necessaria  a fare di noi delle persone e quindi dei genitori diversi. Genitori che non saranno infallibili, naturalmente, ma che riflettono sui comportamenti che mettono in atto nella relazione con i figli e che si pongono nell’ottica di imparare insieme a loro.
Amo molto le citazioni di J. Juul che ho trascritto in apertura di post e trovo molto preziosi nella mia esperienza di mamma in divenire i suoi libri, che spesso mi trovo a riprendere in mano quando ho bisogno di fare il punto e ritrovare il centro.

Purtroppo viviamo in una società che ha fretta, che non aspetta e non rispetta i tempi di nessuno, nemmeno dei piccoli. E questo secondo me è un grave errore, che avrà conseguenze future su tutti. Siamo compressi dentro tempi standard nei quali pensiamo di dover far entrare di tutto di più...e finisce che in questa fretta affollata di impegni non riusciamo più a goderci niente, né a trovare il tempo di fermarci a capire che cosa ci sta chiedendo nostro figlio con il suo rifiuto a collaborare, ad esempio. Oppure siamo talmente abituati a vivere dentro rapporti di potere che esprimere comandi, critiche e divieti ci sembra l’unica soluzione. Oppure ci siamo investiti di un ruolo al quale pensiamo di dover corrispondere e che ci porta a fare e dire cose che non si adattano al nostro vero io. Oppure le ferite subite nell’infanzia sono ancora così aperte e inconsapevoli in noi da renderci diversi da ciò che vorremmo essere. E’ in queste situazioni che, a volte, scatta il meccanismo perverso per cui imporsi e strattonare sembra più semplice di fermarsi ed ascoltare.
I motivi per cui la violenza, fisica o psicologica, sembra l’unica strada possono essere molti ma, come ricorda ancora J. Juul, nel momento in cui viene lesa la loro integrità, i bambini imparano che è consentito non rispettare i limiti delle altre persone! E questo si esprime nel mancato rispetto dei limiti dei genitori.
[¼]Gli adulti che usano questo metodo sono condannati al fallimento. Come si può infatti imparare a rispettare i limiti delle altre persone quando i propri vengono permanentemente violati?
E’ evidente che la [¼]paura è puro veleno per il rapporto profondo fra genitori e figli – cosa che naturalmente vale anche per il rapporto fra adulti. Personalmente non potrei provare alcuna soddisfazione nel capire che mio figlio accoglie una mia richiesta per paura di una mia reazione.
[¼]I bambini ci possono aiutare a ritrovare un linguaggio più personale, perché il loro modo di esprimersi è molto diretto. Basta provare a fermarsi ed ascoltare.
Se rispettiamo ciò che esprimono i nostri figli e cerchiamo insieme a loro una soluzione, anche loro imparano a rispettare i limiti delle altre persone. Se invece ne facciamo una questione di potere, anche loro più avanti gestiranno le cose in termini di lotta per il potere. (Tutte le citazioni precedenti sono tratte da Jesper Juul, La famiglia è competente, Saggi Universale Economica Feltrinelli, ottobre 2010).

Ecco che potrebbe costituire un valido aiuto provare a sperimentare un nuovo modo di comunicare, basato sull’ascolto reciproco e sull’empatia, quello che Marshall B. Rosenberg chiama Linguaggio Giraffa, perché le giraffe hanno il cuore più grande tra tutti i mammiferi terrestri, e quindi quale nome migliore per il linguaggio del cuore che Linguaggio Giraffa? contrapposto al Linguaggio Sciacallo. Mentre quest’ultimo cerca di convincere l’altro a far quel che noi vorremmo usando la punizione, la ricompensa, il senso di colpa, la vergogna, il Linguaggio Giraffa utilizza l’espressione di bisogni e desideri per attivare nella relazione l’empatia necessaria a rendere ognuno libero di dare all’altro, di rendere bella la vita o la giornata dell’altro per il gusto di dare dal cuore. (vedi Marshall B. Rosenberg, Educare con la comunicazione non violenta, Esserci Edizioni, Reggio Emilia, 2010 e Le parole sono finestre [oppure muri], Esserci Edizioni, Reggio Emilia, 2003 – volendo si può visitare anche il sito www.centroesserci.it, dedicato alla comunicazione non violenta).
Cheri Huber, con il suo Diventa la persona che vorresti incontrare, Oscar Mondadori, in modo molto diretto e semplice fornisce una serie di strumenti per aiutarvi a capire le vostre risposte alla vita che derivano dal condizionamento e a liberarvene, al fine di divenire la persona che vorremmo incontrare e divenire così capaci di impostare relazioni costruttive con gli altri. E con chi meglio che con i nostri figli?

Se è vero che l’avventura di essere genitori è molto complessa e faticosa, possiamo provare altresì a calarci nei panni dei nostri piccoli e tornare bambini noi stessi per comprendere quanto possa essere altrettanto complicato e faticoso crescere ed affermare la propria personalità.
Quando la giornata è andata proprio storta e nostro figlio sembra completamente irragionevole mentre noi sembriamo totalmente sordi, proviamo a prendere tempo: proviamo a chiudere gli occhi e a rivedere noi bambini. Proviamo a disegnare un boa che digerisce un elefante o una pecora o la cassetta per la pecora e proviamo a ricordare che non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. (Antoine De Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe, Tascabili Bompiani)
Ora riapriamo gli occhi e sorridiamo a nostro figlio.
In fondo è semplice.

E voi che cosa ne pensate?
Come impostate la relazione con i vostri figli?

Segnalo altri miei interventi su pedagogia dolce e non violenza nella relazione educativa, che considero strettamente correlati all’argomento di questo post:

“A MANI FERME”: con Save the Children dalla partedei bambini

La melodia dell’amore: la comunicazione tra madre efiglio. Divagazioni tra pedagogia dell’ascolto di Tomatis, lingua madre elinguaggio dei segni.

Dite.Una poesia di Janusz Korczak.

Il bambino è competente

Il tempo per noi

La cura della relazione madre/bambino


Vi invito, se non lo conoscete, a visitare il forum di Non Togliermi il Sorriso, dove potrete trovare le testimonianze di tanti genitori che interrogano il proprio cuore.


A presto!

lunedì 16 luglio 2012

Il bambino è competente


A integrazione del precedente post, riporto un passo dall’introduzione del libro di Jesper Juul citato nel titolo: “Il bambino è competente” appunto.

Dicendo che i nostri figli sono “competenti” intendo dire che sono in grado di insegnarci ciò di cui abbiamo bisogno. Loro ci danno la prova che ci permette di riguadagnare la competenza persa e di modificare il nostro comportamento di nonamore, autodistruttivo e inefficace. Imparare dai nostri figli richiede ben più che parlare con loro in modo democratico; significa imporsi di sviluppare un tipo di dialogo che molti adulti non sono in grado di stabilire neppure con altri adulti: un dialogo personale basato su uguale dignità.’

Voi che cosa ne pensate?

A presto!

venerdì 30 marzo 2012

KMC ovvero Kangaroo Mother Care


Il Kangaroo Mother Care, ovvero il metodo della madre canguro, è nato alla fine degli anni ’70 in un ospedale  di Bogotà, in Colombia, per sopperire alla scarsità di mezzi tecnologici nella cura dei neonati pre-termine.
Il metodo consiste “semplicemente” nel consentire il contatto pelle a pelle con la madre: può essere praticato in modo continuo oppure a periodi intermittenti.
Si è visto che tale pratica porta notevoli benefici al neonato immaturo: sincronizzazione del respiro tra madre e figlio con miglioramento della funzione respiratoria, maggiore ossigenazione del sangue e del cervello, stabilizzazione della temperatura corporea e della glicemia, minor rischio di infezioni, migliori risultati nell’instaurarsi dell’allattamento al seno e dell’attaccamento madre/bambino.
Dai paesi in via di sviluppo il metodo KMC è stato poi esportato nei paesi occidentali, quale approccio naturale e olistico al neonato prematuro.
Negli atti del seminario internazionale “Innovazione e sviluppo in sanità: l’integrazione delle medicine complementari e tradizionali nei sistemi sanitari pubblici”, tenutosi a Firenze nell’ottobre 2008, pubblicati dalla Regione Toscana, si trovano due interventi di operatori sanitari albanesi a proposito dell’utilizzo del metodo di cui sopra.
Nel primo, a firma di Edi Tushe, responsabile del servizio di Neonatologia dell’Ospedale materno-infantile di Tirana, si legge:

“ Hector Martinez Gòmez, uno dei fondatori del metodo “madre-canguro” […], sosteneva che il triangolo della vita è fatto di amore, calore e latte materno.
Nel 1992 […] per la prima volta il concetto di amore fra i fattori importanti che influenzano la salute del neonato.
Sono convinto che nei reparti di terapia intensiva neonatale occorra fare un uso appropriato della tecnologia. […]
E’ importante anche sottolineare che i risultati ottenuti con le tecnologie sofisticate hanno anche un’altra faccia della medaglia che consiste […] nei fenomeni iatrogeni […]
Non […] trascurare il fattore costi […]
Non […] trascurare l’aspetto umano e dobbiamo anche pensare all’impatto che un reparto di terapia intensiva neonatale può avere sui genitori.
[…] il metodo della madre canguro […] consente un approccio naturale al neonato prematuro. 
[…] i neonati tenuti in posizione canguro, cioè a contatto diretto con la madre, si ammalano meno di infezioni ospedaliere.
[…] Questo metodo ha effetti a lungo termine sullo sviluppo del bambino. Sono positivi anche gli effetti sulla madre.
[…] metodo a basso costo da utilizzare non solo nei paesi in via di sviluppo, ma dappertutto. Un esempio eccellente di una tecnologia a basso costo ma ad alta efficacia.”

Nel secondo intervento, a firma di Rumena Moisu, responsabile dei servizi di Ostetricia del Ministero della Salute dell’Albania, si leggono altre considerazioni piuttosto interessanti:
“Illustrerò brevemente la storia del Kangaroo Mother Care impiegato nell’ospedale di Tirana. Si tratta di un metodo di assistenza per i neonati, in particolare per quelli prematuri fuori pericolo, che prevede il contatto pelle a pelle con la madre.
Il nostro maggior problema era e rimane l’impiego di questo sistema da parte del personale medico e delle infermiere.
Per l’ospedale l’impiego di questa metodologia è positivo perché ha un costo irrisorio e permette una spesa contenuta per la cura dei bambini prematuri. Il personale medico e paramedico e le infermiere, invece, sono riluttanti e non hanno fiducia in questo metodo, al contrario delle madri, e ciò ci crea dei problemi.”
La nota positiva è che l’amore materno assurge al ruolo di mezzo tecnologico a basso costo per la cura del neonato.
E’ grandioso che si sia arrivati a capire questo e a metterlo in pratica!
Tuttavia sono sorpresa  che ciò non fosse già un’ovvietà.
Mi chiedo quanto il genere umano abbia continuamente bisogno di allontanarsi ed estraniarsi da se stesso per poi ritrovarsi e, in particolare, quanto è necessario depauperare la donna delle sue peculiarità e della sua ricchezza di genere per sminuirne il ruolo sociale.
Credo sia importante che tutte le future mamme provvedano a compilare e consegnare all’ospedale scelto un piano del parto, nel quale possono indicare le metodologie sanitarie che preferiscono non siano utilizzate per la cura propria e del nascituro.
Inoltre, se è vero che è fondamentale disporre di centri sanitari efficienti e preparati ad intervenire in caso di necessità, sembra sia meglio diffidare di luoghi dove ancora non si pratica il rooming-in e i neonati – anche se sani e nati al termine della gravidanza - vengono tenuti lontani dalle madri, in nome di igiene, sicurezza e controllo.
Il metodo KMC ci fa comprendere quanto sia importante garantire la continuità della relazione madre/bambino anche in caso di problemi alla nascita, e ci offre la possibilità di riflettere sull’opportunità di assicurare ai nostri figli un accudimento ad alto contatto per garantire loro un’accoglienza “morbida” nel mondo ed un corretto sviluppo psico-fisico.

Voi cosa ne pensate?

A presto!

mercoledì 7 marzo 2012

Latte di mamma. L’allattamento come relazione. I genitori raccontano


Ricevo e con piacere pubblico la notizia relativa alla presentazione di un nuovo libro + dvd sull’allattamento al seno prolungato e la sua conclusione, dal titolo “Latte di mamma. L’allattamento come relazione. I genitori raccontano”.

L’Associazione Le Dieci Lune“associazione culturale per la nascita naturale” con sede a Pisa, ha ideato e condotto il progetto Allattamento Materno Prolungato, finanziato dalla Provincia di Livorno.
Il progetto si è articolato nella conduzione di tre incontri, svolti nella primavera 2011, rivolti a mamme e papà che avevano vissuto o stavano vivendo le fasi conclusive dell’allattamento al seno. Dal materiale raccolto in queste e altre occasioni, l’ostetrica Polina Zlotnik, con la collaborazione del Gruppo Progetto AMP, ha prodotto un libro con dvd allegato.
Il testo sarà presentato il 24 marzo al Museo di Storia Naturale di Livorno. Nell’occasione saranno presenti esperti dell’allattamento, della relazione e dell’educazione, con i quali sarà aperto un momento di riflessione intorno alle tematiche trattate.
Al termine dell’incontro il libro sarà distribuito gratuitamente!


Per info più dettagliate su tutto il progetto rimando al sito de Le Dieci Lune.

giovedì 23 febbraio 2012

L'Amore




Io sono innamorata ... della vita e di mio figlio!
E' bellissimo essere qui!
Ci sono momenti in cui lo sento così forte che... vorrei dirlo a tutti!
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