La
notizia l’ho letta su Repubblica di oggi (sabato 19 gennaio 2013): Indagine del ministero sul boom di interventi chirurgici per le maternità La truffa dei parti cesarei “Il 40% sono ingiustificati”.
Sembra
che il 43% dei parti cesarei praticati in Italia non siano necessari. Ci sono
regioni più virtuose e altre dove si abusa maggiormente del bisturi, questione
che comporta anche un aggravio ingiustificato della spesa pubblica (ovvero
pagata da tutti!) per la sanità. Infatti se un parto naturale costa circa
1.300,00 €, un cesareo ne costa ben 2.500,00 circa.
Ma
ciò che dovrebbe far riflettere maggiormente, a mio avviso, è il fatto che
l’utilizzo della chirurgia espone madre e neonato a maggiori rischi invalidanti
e mortali rispetto al parto vaginale naturale.
La
novità è che gli inquirenti ipotizzano reati che vanno dalle lesioni personali
gravi alla truffa a carico del sistema sanitario nazionale.
A
me piacerebbe che nell’ambito di queste indagini tese a rilevare il compimento
di lesioni personali, si ponesse l’attenzione anche sulla reale necessità di
altre pratiche invasive comunemente applicate sulle partorienti, per le quali
ho sentito tante donne ringraziare il personale sanitario che, a loro dire, le
ha aiutate a far nascere i propri figli. Una tra tutte: l’episiotomia.
Spero
almeno che ragionare in termini di risparmio economico, quantificato in 85
milioni di euro per i cesarei inutili, porti a migliorare e rendere più
consapevole l’approccio alla gravidanza e al parto.
Infatti
non posso fare a meno di chiedermi se non si potrebbe evitare tutto questo
offrendo un’informazione capillare e corretta alle donne circa la fisiologia
della gravidanza e del parto, nonché supporti anche psicologici che aiutino ad
accettare, senza fobie, la naturalità della vita che nasce e la necessità del
dolore.
E
voi che cosa ne pensate?
A
presto!
