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lunedì 13 gennaio 2014

Il tempo per essere se stessi

Oggi capita abbastanza frequentemente di sentir parlare di bambini dislessici, discalculici, dis...


Pochi giorni fa ho letto questo post e non ho potuto fare a meno di riflettere sul fatto che troppo spesso famiglie e scuola dimenticano che i bambini sono individui, che ogni individuo ha caratteristiche proprie e tempi propri per apprendere.

Sono profondamente convinta che siamo tutti diversamente abili, e sono altrettanto convinta del fatto che questa sia la grande ricchezza dell'essere umano.

La mia formazione in campo teatrale e umanistico mi porta a pensare che la parola, così come la scrittura e la lettura, sono processi creativi.

Se io dico "divano", il vostro corpo possiede la memoria fisica della forma divano e delle azioni necessarie a sedersi. Quindi il suono che avrà la vostra voce nel pronunciare questa parola sarà composto dall'emozione che la stessa suscita in voi e dal movimento d'aria attraverso i vostri organi (non solo fonatori).
Per cui trovo piuttosto innaturale costringere dei bambini di sei anni a stare seduti per imparare a scrivere – a tracciare quei segni che formeranno parole che corrono lungo il loro corpo – e a leggere – a collegare il tratto con la forma nell'emissione di un suono denso di significato.

La parola è un corpo fisico, è libertà e movimento.

Chi ha detto che tutti i bambini di sei anni dovranno imparare la stessa cosa nel giro di 6 mesi?

Io sono io,
io non sarò mai tu.

Tornerò sull'argomento in futuro.

Intanto vi lascio una poesia di Emily Dickinson (si, ancora lei), che amo molto e con la quale ho costruito lo spettacolo di uno dei miei laboratori teatrali.

I'm Nobody! Who are you?
Are you – Nobody – too?
Then there's a pair of us!
Dont tell!they'd banish us – you know!

How dreary – to be – Somebody!
How public – like a Frog -
To tell your name – the livelong June -
To an admiring Bog!

                                  Emily Dickinson (1861)*

Io non sono nessuno! Tu chi sei?
Anche tu – sei – nessuno?
Bene allora saremo in due!
Ma non dirlo a nessuno!
Ci caccerebbero – e tu lo sai!

Che orrore – essere – Qualcuno!
Che volgarità – come una rana -
che ripete il suo nome – tutto il mese di giugno -
a un pantano che la sta ad ammirare!



* Emily Dickinson, “Silenzi”, Universale Economica Feltrinelli, 1998










6 commenti:

  1. Non sai quanto sono d'accordo e quante volte ho ribadito questo concetto. Siamo tutti diversamente abili e io sono io non sarò mai tu!

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    1. Grazie Giorgia, il tuo contributo è per me molto importante.
      So di aver espresso un'opinione piuttosto forte, ma è qualcosa che mi sta molto a cuore.
      Buonissima serata a te!
      Anna

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  2. D'accordissimo. E' terribile vedere come spesso nella scuola, nella società, si è trattati come uno tra i tanti, e non più un individuo con le proprie peculiarità. Ognuno ha del bello in sè, ma se non è conforme agli standard... non è bello. Ahimè. E così muoiono ancora prima di nascere tanti fiori che potrebbero sbocciare se solo venissero nutriti nel modo adeguato - soprattutto se pensiamo all'ambiente scolastico, dove, appunto, ci sono certe "tabelle di marcia" da seguire. Un po' di cose da rivedere, no?

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  3. Hai detto tutto, e tutto perfetto. Io condivido appieno eppure ho dovuto rassegnarmi e "far certificare" mio figlio.
    Non smettero' mai di chiedermi perche' la scuola non capisca....

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    1. Carissima Alessandra,
      tu però puoi capire tuo figlio. Puoi guardarlo e dirgli che va benissimo così come è. Puoi guardarlo e capire in che direzione vorrà germogliare e potrai aiutarlo a trovare sole e nutrimento per aprire le sue ali e volare.
      La scuola: io credo che ci sia un processo culturale da far partire e progredire. E, come tutti i processi, avrà bisogno di tempo prima di diventare tangibile. Credo che nella scuola ci siano tanti/e bravi/e insegnanti, ma sono tutti stritolati dal sistema... Tutti insieme, un po' per volta, possiamo fare in modo che le cose cambino.
      Abbraccione + sorriso
      :-)

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