Generalmente
sono restia a proporre esercizi teatrali fai-da-te, perché non vorrei che si
sottovalutasse la necessità di uno sguardo esperto che sa condurre, accogliere
e assemblare il materiale che nasce in un contesto laboratoriale. Quindi quello che qui espongo è un’idea di
gioco che ognuno può usare a suo modo, indipendentemente dalla valenza che
assume all’interno di un lavoro teatrale strutturato.
Possiamo
farlo insieme ai nostri bambini (dai 18 mesi in poi), partecipando attivamente e
re-imparando a nostra volta a sentire la natura e a sentircene parte.
Si
può far precedere l’esercizio da una passeggiata al parco - e magari giocare nel
parco stesso – o dall’osservazione di un libro con immagini di alberi o dal
disegnare insieme degli alberi.
A
questo punto la proposta è di diventare alberi noi stessi.
Possiamo
narrare la storia dell’albero invitando i bambini ad interpretarla con il loro
corpo e facendo altrettanto.
Da
cosa nasce un albero? Da un piccolo seme deposto al calduccio nella terra.
Il
seme pian piano si schiude e germoglia affondando tenere radici nel terreno e
alzando un piccolo stelo verso l’alto.
Poi
le radici si irrobustiscono e si spingono più a fondo nella terra, il fusto si
ingrossa e si erge forte e fiero verso il cielo, dalla cima del fusto si
dipartono tanti rami a cercare di cogliere la luce. Sui rami nascono tante
foglioline che il sole scalda e il vento fa muovere.
I
rami e le foglie saranno visitati e abitati da tanti animali: uccelli, insetti,
bruchi…
Questa
è una traccia: fondamentale è non sprecare, non avere fretta. Ogni stadio ha bisogno
del suo tempo per svilupparsi e per esprimersi nel nostro corpo. La calma ci
permette di staccare e assaporare il gusto del gioco.
Si
parte da sdraiati, meglio se appallottolati – il seme nella terra, ricordate? –
e pian piano si cresce.
Il
percorso è dalle radici ai rami.
Provate
a giocare con i piccoli e a lasciarvi coinvolgere, senza pensare, senza
filtrare, senza giudicare e senza aver voglia di insegnare.
L’espressività
peculiare dei bambini deriva dal fatto che loro “sentono” la forma albero, ad
esempio quando ne pronunciano il nome che convenzionalmente lo indica, e questo
sentire passa attraverso tutto il loro corpo per esprimersi nella voce.
Provate?
Mi fate sapere come è andata?
A
presto!