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venerdì 30 novembre 2012

Liberi di non picchiare



I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti, con solo certezze e niente dubbi, ma di esseri umani autentici, fatti di carne, non onniscienti ma sempre disponibili a imparare e a crescere.                      La famiglia è competente, Jesper Juul

I figli vogliono sempre collaborare e rendere contenti i loro genitori.                        La famiglia è competente, Jesper Juul

I bambini vogliono collaborare con i genitori e dare loro ciò che desiderano. Sono contenti quando possono farlo. I divieti e le critiche ottengono – come nel caso degli adulti – il risultato opposto.                       La famiglia è competente, Jesper Juul


Nel mese di novembre Non Togliermi il Sorriso e Genitori Channel hanno lanciato la rassegna Liberi di non Picchiare, alla quale mi unisco molto volentieri.
Sono un po’ in ritardo a causa delle influenze che hanno avuto la meglio su me e Binotto, ma spero che il mio contributo si riverberi anche sul mese prossimo tenendo viva l’attenzione su un argomento che mi sta veramente a cuore.
La mia opinione a proposito dell’utilizzo di comportamenti violenti nella relazione con i piccoli l’ho espressa diffusamente in questo post, con il quale, lo scorso luglio, ho aderito alla campagna A MANI FERME di Save the Children.
Nello stesso post ho fatto outing sul mio passato di figlia picchiata. Spesso si preferirebbe far finta che certe cose non fossero mai accadute ma, a mio avviso, quando non si è più capaci di farlo si può giungere a quella consapevolezza necessaria  a fare di noi delle persone e quindi dei genitori diversi. Genitori che non saranno infallibili, naturalmente, ma che riflettono sui comportamenti che mettono in atto nella relazione con i figli e che si pongono nell’ottica di imparare insieme a loro.
Amo molto le citazioni di J. Juul che ho trascritto in apertura di post e trovo molto preziosi nella mia esperienza di mamma in divenire i suoi libri, che spesso mi trovo a riprendere in mano quando ho bisogno di fare il punto e ritrovare il centro.

Purtroppo viviamo in una società che ha fretta, che non aspetta e non rispetta i tempi di nessuno, nemmeno dei piccoli. E questo secondo me è un grave errore, che avrà conseguenze future su tutti. Siamo compressi dentro tempi standard nei quali pensiamo di dover far entrare di tutto di più...e finisce che in questa fretta affollata di impegni non riusciamo più a goderci niente, né a trovare il tempo di fermarci a capire che cosa ci sta chiedendo nostro figlio con il suo rifiuto a collaborare, ad esempio. Oppure siamo talmente abituati a vivere dentro rapporti di potere che esprimere comandi, critiche e divieti ci sembra l’unica soluzione. Oppure ci siamo investiti di un ruolo al quale pensiamo di dover corrispondere e che ci porta a fare e dire cose che non si adattano al nostro vero io. Oppure le ferite subite nell’infanzia sono ancora così aperte e inconsapevoli in noi da renderci diversi da ciò che vorremmo essere. E’ in queste situazioni che, a volte, scatta il meccanismo perverso per cui imporsi e strattonare sembra più semplice di fermarsi ed ascoltare.
I motivi per cui la violenza, fisica o psicologica, sembra l’unica strada possono essere molti ma, come ricorda ancora J. Juul, nel momento in cui viene lesa la loro integrità, i bambini imparano che è consentito non rispettare i limiti delle altre persone! E questo si esprime nel mancato rispetto dei limiti dei genitori.
[¼]Gli adulti che usano questo metodo sono condannati al fallimento. Come si può infatti imparare a rispettare i limiti delle altre persone quando i propri vengono permanentemente violati?
E’ evidente che la [¼]paura è puro veleno per il rapporto profondo fra genitori e figli – cosa che naturalmente vale anche per il rapporto fra adulti. Personalmente non potrei provare alcuna soddisfazione nel capire che mio figlio accoglie una mia richiesta per paura di una mia reazione.
[¼]I bambini ci possono aiutare a ritrovare un linguaggio più personale, perché il loro modo di esprimersi è molto diretto. Basta provare a fermarsi ed ascoltare.
Se rispettiamo ciò che esprimono i nostri figli e cerchiamo insieme a loro una soluzione, anche loro imparano a rispettare i limiti delle altre persone. Se invece ne facciamo una questione di potere, anche loro più avanti gestiranno le cose in termini di lotta per il potere. (Tutte le citazioni precedenti sono tratte da Jesper Juul, La famiglia è competente, Saggi Universale Economica Feltrinelli, ottobre 2010).

Ecco che potrebbe costituire un valido aiuto provare a sperimentare un nuovo modo di comunicare, basato sull’ascolto reciproco e sull’empatia, quello che Marshall B. Rosenberg chiama Linguaggio Giraffa, perché le giraffe hanno il cuore più grande tra tutti i mammiferi terrestri, e quindi quale nome migliore per il linguaggio del cuore che Linguaggio Giraffa? contrapposto al Linguaggio Sciacallo. Mentre quest’ultimo cerca di convincere l’altro a far quel che noi vorremmo usando la punizione, la ricompensa, il senso di colpa, la vergogna, il Linguaggio Giraffa utilizza l’espressione di bisogni e desideri per attivare nella relazione l’empatia necessaria a rendere ognuno libero di dare all’altro, di rendere bella la vita o la giornata dell’altro per il gusto di dare dal cuore. (vedi Marshall B. Rosenberg, Educare con la comunicazione non violenta, Esserci Edizioni, Reggio Emilia, 2010 e Le parole sono finestre [oppure muri], Esserci Edizioni, Reggio Emilia, 2003 – volendo si può visitare anche il sito www.centroesserci.it, dedicato alla comunicazione non violenta).
Cheri Huber, con il suo Diventa la persona che vorresti incontrare, Oscar Mondadori, in modo molto diretto e semplice fornisce una serie di strumenti per aiutarvi a capire le vostre risposte alla vita che derivano dal condizionamento e a liberarvene, al fine di divenire la persona che vorremmo incontrare e divenire così capaci di impostare relazioni costruttive con gli altri. E con chi meglio che con i nostri figli?

Se è vero che l’avventura di essere genitori è molto complessa e faticosa, possiamo provare altresì a calarci nei panni dei nostri piccoli e tornare bambini noi stessi per comprendere quanto possa essere altrettanto complicato e faticoso crescere ed affermare la propria personalità.
Quando la giornata è andata proprio storta e nostro figlio sembra completamente irragionevole mentre noi sembriamo totalmente sordi, proviamo a prendere tempo: proviamo a chiudere gli occhi e a rivedere noi bambini. Proviamo a disegnare un boa che digerisce un elefante o una pecora o la cassetta per la pecora e proviamo a ricordare che non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. (Antoine De Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe, Tascabili Bompiani)
Ora riapriamo gli occhi e sorridiamo a nostro figlio.
In fondo è semplice.

E voi che cosa ne pensate?
Come impostate la relazione con i vostri figli?

Segnalo altri miei interventi su pedagogia dolce e non violenza nella relazione educativa, che considero strettamente correlati all’argomento di questo post:

“A MANI FERME”: con Save the Children dalla partedei bambini

La melodia dell’amore: la comunicazione tra madre efiglio. Divagazioni tra pedagogia dell’ascolto di Tomatis, lingua madre elinguaggio dei segni.

Dite.Una poesia di Janusz Korczak.

Il bambino è competente

Il tempo per noi

La cura della relazione madre/bambino


Vi invito, se non lo conoscete, a visitare il forum di Non Togliermi il Sorriso, dove potrete trovare le testimonianze di tanti genitori che interrogano il proprio cuore.


A presto!

mercoledì 28 novembre 2012

Decorazioni Natalizie handmade: I CUORI DA APPENDERE Lavori in corso#3 – Prove di riciclo creativo#2


Io e Binotto siamo stati sigillati in casa dal secondo potente attacco di influenza o virus, che tanto fa lo stesso.
Il mio piccolo, che si è ammalato per primo, ne avrà ancora per almeno una settimana e da sabato pomeriggio mi sono aggiunta io, che ho una gola che non riesco praticamente a parlare dal dolore...
Praticamente abbiamo guardato Novembre passare fuori dalle finestre di casa... speriamo che con Dicembre vada meglio!

Dopo aver preso spunto dal post di Katia del blog mille idee in una tazza, conosciuto attraverso tante idee per un riciclo di lineecurve, ho deciso di coinvolgere Binotto nella creazione di piccoli cuori imbottiti da appendere all'albero.
Un’idea per rinnovare e aumentare le nostre decorazioni natalizie a costo zero e trascorrere un po’ di tempo creativo insieme, visto che lui è ormai un leone in gabbia...


Per l’interno abbiamo usato prima il vassoio di polistirolo dei cachi e poi del semplice cartone, riciclato da una scatola.
Per l’esterno abbiamo utilizzato una stoffa bianca e rossa comprata circa dieci anni fa e della quale non ho mai saputo che fare.
Matita, forbici, colla vinilica e uno spago sottile.


Procedimento:
Abbiamo disegnato i cuori sul polistirolo e sul cartone e li abbiamo ritagliati. Abbiamo tagliato delle strisce di stoffa rossa. Abbiamo cosparso ben bene i cuori con la colla, li abbiamo adagiati all’interno delle strisce rosse, e abbiamo fatto aderire la stoffa al materiale sottostante creando un piccolo bordo. Abbiamo messo da parte per far seccare la colla.   
Nel frattempo abbiamo disegnato e tagliato dei cuori nella stoffa bianca, avendo cura che fossero più piccoli dei precedenti. Quindi li abbiamo incollati su entrambi i lati del cuore rosso.
Con delle forbici appuntite abbiamo forato la stoffa e inserito lo spago, un nodino doppio e ...voilà!


Non sono bellissimi?

Binotto ne è molto fiero, e non vede l’ora di avere l’albero in casa!


E voi avete iniziato con i preparativi?
A presto!

lunedì 26 novembre 2012

Baciditrama


Post sponsorizzato


Baciditrama è una linea di abbigliamento tutta femminile, ideata da una donna per le donne.
Baciditrama è moda e colore.
Baciditrama è Susy Bonollo, una donna coraggiosa che lavora con amore e passione per realizzare il suo sogno di produrre abbigliamento in maniera eco-sostenibile.


Le materie prime che utilizza – cotone, canapa, lana, bambù, lino – sono esclusivamente ecologiche, coltivate con metodiche organiche, senza l’uso di pesticidi chimici di sintesi, fertilizzanti e defolianti. Durante le varie fasi di lavorazione vengono rispettati i severi parametri del Global Organic Textile Standard, che garantiscono rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.
Per quanto riguarda la lana, scegliere un prodotto con lana organica vuol dire anche che gli animali sono allevati senza l’uso di pratiche invasive e violente.
Indossare un capo con queste caratteristiche significa scegliere qualità e futuro: qualità, perché sarà non solo bello ma anche sano e sicuro a contatto con la nostra pelle e futuro, perché coltivare biologico significa rispettare la terra e garantirne la fertilità a lungo.
La produzione è completamente made in Italy, perché valorizzare l’accuratezza e la tradizione della nostra industria manifatturiera, nonché la dignità dei lavoratori, è parte integrante del progetto di Susy.
Il suo obiettivo è trasmettere una nuova filosofia di vita attraverso un prodotto innovativo, che emozionerà per la sua naturalezza, richiamandoci ad una maggiore consapevolezza di noi stessi, degli altri e della nostra Madre Terra.

Visitando il sito di Baciditrama potrete apprezzare lo stile e la fantasia dei modelli proposti nel colore e nel taglio.
E per chi volesse toccare con mano e lasciarsi incantare dalla morbidezza dei tessuti, prossimamente Baciditrama sarà presente in un paio di fiere rispettivamente il 1° e il 2 dicembre a Bolzano alla fiera Biolife e dal 14 al 16 dicembre a Milano presso le Fonderie Napoleoniche Eugenia per GreenChristmas.

Io ho una pelle allergica e problematica, che esige cure e attenzioni: ho provato un vestito di Susy e non vorrei più separarmene!

E voi avete mai indossato abiti prodotti con tessuti organici?
A presto!

Le foto sono fornite da Susy Bonollo.

giovedì 22 novembre 2012

Lavori in corso #2 Prove di riciclo creativo


Negli ultimi tre anni ho fatto due traslochi, di cui uno mentre ero in gravidanza, e in quelle occasioni mi son resa conto in maniera inequivocabile di quanti oggetti ormai inutili accumuliamo nelle nostre case. Ci sono stati momenti in cui avrei voluto buttare via tutto e sentirmi leggera.
Ho regalato praticamente tutto ciò che a me non serviva e poteva essere riutilizzato. Ho però continuato a trascinarmi dietro e riporre, in attesa di destino, oggetti che non uso più ma non possono neanche essere riutilizzati tal quali, perché ormai deteriorati: vecchi pigiami, camicie o magliette che si son bucati per l’uso o i lavaggi.
Tempo fa ho trovato l’idea giusta girovagando in rete (ma ahimè non ho salvato il link) e nella vetrina di un negozietto creativo nella cittadina dove vivo.
Si può dare nuova vita ad un pigiama vecchio, come quello che io ho usato in questo caso, facendo così:

lo tagliate a strisce della grandezza che preferite, cercando di ottenere quanto più possibile una lunga striscia continua in modo da far poche giunte, quindi lo lavorate con un grosso uncinetto – io ho usato un 10 mm-15 cm – ma si possono usare tranquillamente anche dei grossi ferri da maglia, avendo cura di sbizzarrire la vostra fantasia.
Quello che sto cercando di fare è un nuovo tappetino per il bagno:



Un altro lavoro in corso, lo so, ma la mia testa e le mie idee non hanno fermezza...
Spero di aggiornarvi presto con il risultato finale!
Provate anche voi?

Con questo post partecipo alla bella iniziativa di Lineecurve


Vi invito a visitare il suo blog, che pullula di effervescente creatività!
A presto!

domenica 18 novembre 2012

La melodia dell’amore: la comunicazione tra madre e figlio. Divagazioni tra pedagogia dell’ascolto di Tomatis, lingua madre e linguaggio dei segni.




Qualche giorno fa ho letto in rete che è stato pubblicato un libro, Mamma parla con me di Nancy Cadjan, sull’uso del linguaggio dei segni con i neonati e comunque per tutto il periodo tra la nascita e la progressiva acquisizione del linguaggio parlato.

Sono curiosa di leggere questo testo, perché l’argomento mi lascia perplessa, in quanto credo che l’uso del linguaggio dei segni, come di ogni altra forma di linguaggio codificato, presupponga delle capacità logiche che il neonato ancora non possiede. Ritengo inoltre che il neonato apprenderà il tipo di linguaggio che gli verrà trasmesso/insegnato.
Sicuramente sono una grande estimatrice della parola pronunciata e del valore dell’ascolto, ma è anche noto che il contatto vocale con la madre è fondamentale per il piccolo fin dalla vita in utero.
In ogni caso questa notizia mi ha stimolato a fare delle riflessioni che vorrei condividere. 

Innanzitutto mi ha fatto riprendere in mano un libro bellissimo e interessantissimo che ho letto all’inizio della gravidanza: La notte uterina di Alfred Tomatis.  Partendo dalla fisiologia e neurologia del sistema uditivo, l’autore - otorinolaringoiatra francese specializzatosi in ricerche pioneristiche sul rapporto tra ascolto, psicologia e comunicazione, nonché fondatore dell’audiopsicofonologia o Metodo Tomatis - ci fa letteralmente entrare nel mondo sonoro del feto che, già dal quarto mese di gestazione, sarà dotato dell’apparato acustico che gli consentirà di ascoltare i suoni che abitano il corpo materno, crescere, evolversi e comunicare con la propria madre e con l’esterno. Il testo puntualizza l’importanza fondamentale dell’ascolto quale base per la costruzione della relazione primaria e punto di partenza di una pedagogia improntata ad amore e rispetto.
E’ noto ormai che ciò di cui nutriamo i nostri figli, fin dal loro formarsi nel ventre materno, non è solo cibo, ma interazione e relazione.     Tomatis parla proprio di imprinting linguistico[1], spiegando che “La voce materna costituisce, indubbiamente, l’’impasto sonoro’ sul quale si modella il linguaggio. La madre esprime il suo passato, i suoi sentimenti e, in particolare, il suo amore attraverso un materiale acustico assai specifico percepito in modo singolare dal feto, seguendo un processo del quale non sapremo mai valutare abbastanza il valore.”[2] E aggiunge “E’ più che evidente che la trasmissione di vita, attraverso la voce materna, si realizza solo se la madre, investita della sua maternità, impregnata di questa pienezza, conscia del suo impegno, può manifestare la sua gioia di vivere, il suo benessere. Per questo, nel corso della gravidanza, deve vivere in un clima di armonia, in un ambiente caldo che la renda cosciente di quello che, dentro di sé, si evolve e si perfeziona.”[3]
E qui pone l’accento sull’opportunità di vivere la gravidanza con consapevolezza: “La preparazione della donna in gravidanza ha un’importanza considerevole perché diventi donatrice di vita e d’amore. La sua voce sarà, allora, il supporto materiale del messaggio essenziale indirizzato al bambino per tutto il tempo dell’attesa. A sua volta il bambino prepara il suo apparato uditivo a ricevere la voce che costituisce il suono della vita. Di questa voce, percepita al di là del linguaggio, decantata dal suo contenuto semantico, verbale, non resterà che il timbro cadenzato, in funzione del ritmo parlato specifico della madre. Questo è il ritmo che il bambino, alla nascita, riconoscerà fra tutti e ricercherà per tutta la sua esistenza.”[4]   La voce della madre sarà  ed è, quindi, la musica che accompagnerà tutto il nostro percorso in vita di esseri umani.
“[¼]noi chiediamo spesso alle gestanti di parlare e di cantare al bambino che portano dentro di loro. Consigliamo anche di provare ad ascoltare quello che il loro piccolo può aver voglia di esprimere. E’ importante che si instauri un dialogo, un vero dialogo d’amore, di quell’amore che illumina la voce della madre nella banda preferenziale in cui si manifesta il suono della vita.
E’ in questa banda molto speciale che si situa, nella voce della madre, un vero linguaggio, l’unico che introduce la nozione della vita che la madre porta in sé, al di là di ogni semantica, di ogni fibra affettiva.”[5]
Poiché il ricordo non è solo un fatto cerebrale, la memoria di questo dialogo sonoro, dell’armonia di questa relazione amorosa sarà conservata in tutto il corpo del neonato prima e dell’adulto poi, così come ogni esperienza che modellerà il suo approccio alla vita. Su questa, come su altre considerazioni affini, si basa anche molta pedagogia teatrale, compreso il metodo che io utilizzo nel condurre i miei laboratori.
E’ interessante tener presente che alcune discipline fisiche e mediche credono che le memorie inscritte sul corpo contribuiranno a determinare lo stato di salute e le eventuali patologie da cui la persona sarà caratterizzata, piuttosto che affetta.

In questo testo sorprendente e multiforme Tomatis esprime una meravigliosa definizione dell’universo femminile quale portatore di creatività e di vita: “Essere femmina significa portare un germoglio. Essere donna è portare un bambino. Essere madre è portare un individuo.”
E prosegue a proposito l’interazione madre/feto: “La madre deve parlargli, deve imparare a comunicare, a dialogare con lui. Le basterà lasciar vibrare in sé l’essere per poter trovare le parole della vita, i canti d’amore diretti a questa parte di sé che si fonde nel bambino che porta. [¼] E’ dal calore affettivo contenuto in una voce gradevole e dolce, amorosa e comprensiva che egli saprà cogliere ciò di cui ha bisogno. Non c’è nulla di complicato, in fondo.”[6]
Sarebbe molto utile che tanti corsi pre-parto, anche pubblici, fossero improntati a questo principio basilare, per cui l’ascolto reciproco e attento costituisce il punto di partenza per la creazione del rapporto primario e per tutti i rapporti che verranno nel corso della vita.


Sembra inoltre che l’interazione vocale tra madre e neonato stimoli il piccolo all’apprendimento della lingua – detta madre, appunto - al fine di poter comunicare in modo efficace con la mamma. Su questo tema ho acquistato Lingua madre di Dean Falk, che aspetta pazientemente di essere letto.
L’autrice, direttrice del dipartimento di Antropologia della Florida State University di Fort Lauderdale e esperta in evoluzione del cervello e neuroanatomia comparata, analizza il raggiungimento della postura eretta dei nostri progenitori, avvenuto tra i sette e i cinque milioni di anni fa. A questo evento la studiosa associa la nascita del linguaggio: in un’era in cui le madri erano costrette a poggiare in terra i piccoli per raccogliere cibo, l’unico modo per calmare la loro ansia era l’utilizzo della voce, attraverso l’emissione di vocalizzi, costituiti da rudimentali sonorità melodiche che si sarebbero successivamente evolute in una forma di proto linguaggio, e sopravvissute fino a noi attraverso il maternese, la lingua musicale e affettiva con cui in tutto il mondo le madri si rivolgono spontaneamente ai piccoli. E’ proprio per implementare questa comunicazione che il bambino sviluppa il linguaggio, infatti la Falk ritiene questa «musica parlata» fondamentale per l’apprendimento della lingua e per la maturazione emotiva e sociale, nonché nello sviluppo di abilità artistiche, quali il canto, ad esempio. (Dean Falk, Lingua madre. Cure materne e origini del linguaggio, Bollati Boringhieri Editore, Torino, 2011)

Sembra comunque che anche l’acquisizione della postura eretta sia stimolata dal bisogno di ascoltare e comunicare. Infatti anche Tomatis spiega “Il corpo assume la posizione verticale per tendere l’orecchio, ed è per diventare un totale orecchio, una sorta di antenna all’ascolto del linguaggio, che l’uomo si vede dotato di un sistema nervoso che risponde alla realizzazione di questa funzione.”[7]  

L’espressione dei bisogni del neonato passa notoriamente attraverso il pianto. La madre potrà imparare a distinguere l’origine del problema affinando l’ascolto e giungendo a riconoscere le diverse qualità e sonorità del pianto del suo bambino: quello da fame, quello da sonno, da noia, ecc.  Sarà la sua voce melodiosa e il contatto del suo corpo caldo che restituiranno serenità e forniranno appagamento al piccolo. Ed è attraverso lo sviluppo di questa relazione amorosa che il bambino crescerà forte e sicuro.


Personalmente trovo che la lingua dei segni sia uno strumento molto utile, la cui conoscenza meriterebbe una maggiore diffusione, soprattutto al fine di limitare ostacoli alla possibilità di comunicare in caso di difficoltà uditiva e linguistica. Tuttavia credo che se il neonato sapesse usare i segni allora saprebbe anche parlare! Insomma non si tratta di un problema di fonazione, ma di immaturità cognitiva fisiologica.
Ciò non toglie che tra madre e bambino si sviluppi anche una dinamica gestuale che completerà e arricchirà l’arcobaleno della loro relazione.

E voi che cosa ne pensate?
A presto!





[1] Alfred Tomatis, La notte uterina, Red Edizioni, Milano, 1996, 2009 – red!, Milano, 1996, 2009, pag. 147
[2] Op. cit., pag. 147
[3] Op. cit., pag. 147
[4] Op. cit., pag. 148
[5] Op. cit., pag. 150

[6] Op. cit., pag. 229
[7] Op. cit., pag. 128

giovedì 15 novembre 2012

Un incontro con la pedagogia Montessori: Libertà e Amore


Ricevo da Monica, una mia amica che ne ha curato l’organizzazione, la notizia di un incontro pubblico con Elena Balsamo e Paola Collina, dal titolo “Libertà e Amore”, lo stesso titolo dell’ultimo libro della Balsamo (di cui trovate qui il link con possibilità di leggerne alcune pagine).

“L'incontro, dedicato a Maria Montessori e al suo approccio al Bambino, si terrà sabato prossimo, 17 novembre, alle 10,30 a Ozzano Emilia, alle porte di Bologna. Avremo come relatrici Elena Balsamo, mamma, pediatra omeopatica e scrittrice di alcuni libri tra cui Libertà e amore, e Paola Collina, ex maestra di formazione montessoriana, che collabora con l'Opera Nazionale Montessori per diffondere il metodo nella scuola e tra i genitori (le due relatrici stanno conducendo a Bologna un corso di educazione montessoriana per genitori). Forse ci sarà la straordinaria testimonianza di una maestra novantenne formata da Maria  Montessori in persona.
L'evento avviene grazie al supporto di Amici della Terra di Ozzano, che hanno accolto con grande entusiasmo la mia proposta  di organizzare questo incontro e hanno messo a disposizione la casa dell’associazione, dove sono manifeste le tracce delle attività di soci e volontari legate al consumo consapevole, alla sensibilizzazione verso un modo di vivere ecologico e alla ricerca di convivialità e condivisione sociale che sembrano non avere collegamenti con l’argomento dell'incontro. In realtà questi sono piccoli passi in cui noi crediamo molto per una trasformazione della società e del mondo, che riteniamo debba partire proprio dal protagonista di oggi, IL BAMBINO. Non nel senso di impartirgli lezioni e nozioni, ma - facendo propria una visione montessoriana - la nostra proposta parte dall’osservazione e dall’apertura verso quello che noi possiamo apprendere da lui: infatti, se guardiamo bene, nel bambino, al suo stato naturale, è  innato il senso dell’amore, dell’armonia,  della solidarietà, del rispetto. Quindi quello che cerchiamo di proporre è una TRASFORMAZIONE DEL MONDO ATTRAVERSO LA LUCE DEL BAMBINO.
I bambini sono semi di luce che cercano negli adulti amore, ispirazione, guida e la promessa di un mondo di armonia e generosità. A noi adulti spetta la grande responsabilità di offrire loro un terreno in cui far germogliare la luce che è in ognuno di noi (…)

Per maggiori informazioni scrivetemi a artemamma (at) gmail.com e vi invio il volantino in formato pdf.
Ringrazio Monica dell’informazione e spero che qualcuna delle mie lettrici possa partecipare e raccontarci l’evento.

A presto!



giovedì 8 novembre 2012

Il sonno delle mamme


Prima di diventare mamma ero un’inguaribile dormigliona!  In teoria, molto in teoria, lo sarei ancora.
Io sono una di quelle persone alle quali per star bene occorrono almeno 7 ore filate di buon sonno...



Ma come cambia il sonno delle mamme?

A inizio gravidanza mi addormentavo ovunque, svegliandomi però molto presto la mattina per paura che qualcosa andasse storto. Poi questa fase è passata e, pancione permettendo, mi son goduta le mie belle dormite.
La modificazione permanente della mia possibilità/capacità di dormire è iniziata con il lunghissimo travaglio di 28 ore che è terminato con la nascita di Binotto...ricordo che ad un certo punto volevo che tutto finisse solo per poter dormire!

Nei primi mesi di vita il mio piccolo non ha mai avuto problemi di sonno. Ha sempre dormito con me e si è sempre svegliato un sacco di volte per poppare di notte, però si riaddormentava velocemente e io con lui, forse prima di lui a volte.
C’è da dire che ha continuato a svegliarsi di notte almeno fin quasi ai due anni...meno volte ma si svegliava e mi svegliava comunque. E nel tempo è venuta meno la mia capacità di riassopirmi rapidamente.
Tutti consigliano di recuperare di giorno, dormendo insieme al neonato: Binotto dormiva quasi esclusivamente in fascia e se io camminavo, quindi più che riposarmi mi allenavo!

Ma è la qualità del mio sonno che è cambiata.
Prima di essere mamma mentre dormivo non sentivo alcun rumore, tecnicamente avrebbero potuto portarmi via insieme al letto! Adesso percepisco anche una variazione del respiro di mio figlio, e mi sembra incredibile.
A questo potrei aggiungere che la montagna di faccende da sbrigare e l’esigenza di prendermi un pochino di tempo per me, almeno la sera, spesso mi portano ad andare a dormire ben più tardi di quel che vorrei.
E così vivo in uno stato di carenza di sonno cronico, e mi stupisco della mia capacità di resistenza, che però credo sia caratteristica peculiare del diventare madre.

E il vostro sonno come è cambiato con la maternità?

A presto! 

martedì 6 novembre 2012

Cosa studierai da grande?


Ieri sera, mentre aspettava che arrivassi per addormentarlo, Binotto sfogliava un grosso libro di fiabe.
Io, guardandolo intenerita, gli dico: “Sono così contenta che ti piacciano tanto i libri, amore! Speriamo che questa passione ti rimanga. Magari diventerai un lettore appassionato, uno scienziato, uno studioso…”
Binotto smette di sfogliare il libro e mi guarda ascoltando interessato.
“Cosa studierai da grande?”
Binotto risponde senza indugi: “Uuuhhh!” (= la bellezza dei fiori).
Il suo Uuuhhh è la sua esclamazione di stupore di fronte alla bellezza dei fiori, che ha chiamato così fino a poco tempo fa.  Sono consapevole che poche vocali digitate su uno schermo non riescono a mostrare la sua faccina gioiosa e decisa, ma spero di essere riuscita a comunicare almeno la mia tenerezza.




Grazie Binotto!

A presto!

sabato 3 novembre 2012

Cavolfiore gratinato con mandorle


Il cavolfiore mi piace tantissimo, è uno dei sapori dell’inverno e sembra, come per le altre crucifere, che le sostanze solforate che contiene abbiano proprietà antibatteriche e antitumorali.

Io amo mangiare le verdure al dente, per cui le cuocio sempre pochi minuti lasciandole croccanti e ben colorate.   Nel caso del cavolo, come di altri ortaggi, preferisco la cottura a vapore.

Credo che esistano infiniti modi di gratinare il cavolfiore.   Qualche giorno fa, io ho sperimentato questo.

Ingredienti:

(le quantità le stabilite voi)

Cavolfiore cotto
Yogurt intero
Pecorino morbido dal gusto non forte (in alternativa una caciottina dolce va bene lo stesso)
Mandorle spelate
Olio evo

Coprite il fondo di una teglia da forno di cavolo cotto, versateci sopra lo yogurt intero, tagliate a fette sottili il pecorino morbido e distribuitelo sopra il cavolo e lo yogurt a piacere, aggiungete le mandorle dividendole a metà per il senso della lunghezza.
Gratinate in forno a 180° per circa 20 minuti.
Quando lo servite nei piatti irrorate con un filo di olio evo a crudo.


Questo, a mio parere, è uno di quei piatti che in una giornata così


ti scaldano l’anima.
A presto!


PS: Binotto non si convince ad assaggiare le verdure neanche così...